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Scritta da: Sandro Boni
Ad occhi chiusi, un respiro
lungo e affaticato come la noia
paura stupore livore delirio
e t'allontano, io, scoria
vagante tra fibre intessute
che tramandosi fanno storia (baldoria).
Indifferente che siano gelate
le mani, il cuore o il naso:
soltanto ombre proiettate
su un teatro troppo vasto
con spettatori non paganti
seduti su poltrone di raso
(intenti a consumare il loro pasto).
Ti chiamo. Non mi senti
o non vuoi farlo. Ti capisco.
Rimangono sempre affranti
i desideri. Non abbiamo un fischio
per ritrovarci tra la folla
indifferente verso il rischio
di smarrirsi: e a te mi incolla
inoppugnabile nostalgica vitale
energia selvatica (cromatica) che in un'ampolla
m'accingo a conservare come sale
prezioso per farmi rimarginare, riemarginare.
Composta nel novembre 2008
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    Scritta da: Sandro Boni
    Inutili come spiegazioni
    mai chieste e mai dovute
    rimangono diluite le azioni
    nelle vite ancora incompiute
    prese nel vortice perplesso
    di emozioni forti, nude:
    non è facile né complesso
    assaltare il cielo, per la vetta
    inarrivabile basta un passo
    dopo un altro, cauto o di fretta
    quella fretta che è sempre
    motivo di ritardo nella stretta
    del devi fare, cinge le tempie
    e attorciglia lo stomaco;
    eppure che meraviglia ti riempie.
    Sfarina dalle labbra color indaco
    qualche parola inerme e avara
    -infingardaggine di capocomico-
    che ti schiude, indecifrabile perla rara,
    nella perfezione di un numero primo
    disperatamente autarchico nella sua tara.
    Tu, favoletta della buonanotte
    raccontata ad un bambino
    con un bacetto sulla fronte.
    Composta nel ottobre 2008
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      Scritta da: Sandro Boni

      Risposta in forma di trittico

      Qualche parolina gettata
      non muta il reale, scrivesti.
      Ruvida malinconia inconsolata
      e inconsolabile: siamo onesti
      eppure bluffiamo impuniti
      e dorati facendoci testi
      di noi stessi, chiusi e triti
      d'indefessa paura ostinata
      nel bello nel brutto nelle liti.
      Come matita solo se temperata
      confessa l'integrità dell'interno
      intimo, tu sei. Ed è mutata
      già un poco quella realtà d'inferno
      che scruti combatti risparmi
      come la formica fa lesta d'inverno
      con le provviste. Parole come armi
      quelle usate a fare da maschera
      di cera di carta di foglie di rami
      parole che tu, intelligenza prospera
      di stupita e affacendata gioia,
      regali a me come dalla costola
      d'un uomo un tale creò la storia.
      Composta nel settembre 2008
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