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Le migliori poesie di Salvatore Riggio

Studente, nato mercoledì 1 febbraio 1989 a Grevenbroich (Germania)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Umorismo, in Racconti e in Frasi per ogni occasione.

Scritta da: Salvatore Riggio

Addio...

Era previsto tra qualche mese
ma ora l'opportunità di fronte mi sta,
una scelta difficile ma solo per evitare di soffrire
più di quanto non faccia oggi,
anche se male a qualcuno di sicuro lo farà.
Non capirete questo lo so già da ora
ma è la miglior cosa dirsi adesso addio,
prima che mi affezioni troppo a voi
e ritardare l'addio incrementerebbe solo la mia paura.

Meglio essere soli fin da subito
e non sentir la vostra mancanza!
Piuttosto che esserlo lo stesso più in là
ma sentirla, so che mi considererete stupido!
Ma è meglio così, forza dopo non ne avrei abbastanza...

Io ho scelto e vi prego di rispettare tale scelta,
non venitemi a cercare, se la nostra
amicizia per voi importanza ha avuto.
Purtroppo io la porta... l'ho chiusa, non è più aperta!
E credetemi, sono io il primo ad esserne, col cuore, dispiaciuto...
Composta lunedì 26 ottobre 2009
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    Scritta da: Salvatore Riggio

    Lucia

    Lucia, oh Lù!
    Sei come una stella cadente che affascina tutti quanti
    con la sua scia che si riesce ad vedere in fondo all'orizzonte la, la giù.
    Ogni tuo gesto, tuo sguardo sensuale,
    porta l'uomo a chiedersi da dove sia giunto
    tale soave creatura, da dove possa arrivare.

    Lucia, oh Lù!
    Col tuo passaggio il silenzio sovrano divenne,
    talmente tanto che ci hai sorpreso, meravigliato,
    a tal punto che il tutto che ci circondò il fiato trattenne.
    Come se tutto quel che accadde di un miracolo si fosse trattato.

    Lucia oh Lù!
    Bastò quell'attimo di abbaglio, quel fascio di luce,
    per far si che negli occhi di chi vide te incantato rimase.
    Regalando al cuore una profonda emozione,
    distruggendo quella tempesta che l'anima fin ad allora stravolse.
    Ponendo una fine a questa tortura e donandole la pace.
    Composta sabato 24 ottobre 2009
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      Scritta da: Salvatore Riggio

      La Solitudine

      Solo come tanto tempo fa,
      solo come allora.
      Tenendo a bada le lacrime
      mi si stringe la gola.
      Il cuore che impazzisce
      mentre la testa mi inizia a girare,
      riuscii a malapena a stare in piedi
      quando udì la mia anima gridare.

      Ora la solitudine accanto a sé
      nuovamente mi vuole
      e io che credevo di esserla sfuggita
      mentre non è cosi e ammetterlo ora mi duole.

      Se solo non fossi caduto nella trappola,
      che la speranza mi ha teso,
      la mia anima a quest'ora non sentirebbe
      tutto questo dolore e questo peso.

      Ormai il pianto è inevitabile
      e la vergogna mi assale.
      Le guance che si bagnano
      e sulle mia labbra assaporo il sale.

      Ora il suo grido si confonde col mio
      ma nessuno a parte lei ci potrà sentire.
      No grazie, non riesco a credere in lui, credere in Dio,
      quando lui riesce solo a farmi soffrire.
      Dove in realtà ci dovrebbe amare.
      Si lo so potrebbe essere una prova
      che lui spera che io possa superare,
      ma non è giusto che mi faccia questo
      no non lo è! Lui così si fa solo odiare.
      Allora rimarrò con lei, la mia anima e l'odio
      forse in fondo non sarò così solo.

      No grazie non riesco credere in lui, credere in Dio.
      Composta venerdì 9 ottobre 2009
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        Scritta da: Salvatore Riggio

        Il mio ricordo di te

        Come limone
        sul marmo è la tua
        mano sul petto.

        Come il sale
        sulla ferita è la
        tua carezza.

        Tu come vento
        tra fiamme in un bosco
        a ciel sereno.

        Tu come ghiaccio
        esposta alla luce
        crepuscolare.

        Sei l'orizzonte
        d'un arido deserto
        con alcun fine.

        Io? Disperso!
        Con l'acqua che scarseggia,
        sogno la morte...
        Composta sabato 3 aprile 2010
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          Scritta da: Salvatore Riggio

          Un nuovo inizio...

          Stamattina svegliandomi presto all'alba
          mi affacciai dal balcone,
          mi feci riscaldare l'anima e il cuore
          da quel giovane sole.
          Il canto degli uccellini
          mi diede il benvenuto
          del nuovo giorno iniziato.
          Loro riuscirono a farmi dimenticare,
          quell'ieri ormai passato
          che io in quel momento non avrei dovuto ricordare.
          Una leggera brezza si alzò quel mattino
          essa mi accarezzò il viso
          portando con sé l'odore dei fiori
          e regalandomi un sorriso.
          Solo oggi son riuscito a capire
          che non sempre io e te dobbiam soffrire,
          perché ormai ieri è passato
          e un nuovo giorno è appena iniziato...
          Composta venerdì 9 ottobre 2009
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