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Le migliori poesie di Rosarita De Martino

Pensionata (da poco tempo), nato giovedì 1 gennaio 1942 (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Racconti.

Scritta da: Rosarita De Martino

I diritti degli alberi

E cammino pensosa
nell'anonimato cittadino,
ma ecco m'investe
dolente fila di alberi
scheletriti,
deturpati da insane scritte.
Ora mi raggiunge
acre scia di fumo
che mi soffoca,
mi opprime,
mi avvolge in spirale di paura.
Il bosco brucia,
agonizza,
muore!
E si spegne, in fiume di dolore,
il diritto degli alberi
al rispetto,
alla vita,
alla verde speranza.
Risponde solo l'umana indifferenza.
Laggiù, in oscuro, appartato luogo
mani infami mercanteggiano
il prezzo di doloso incendio.
Ieri, in nostri quartieri
periferici
giaceva morta
enorme catasta di giovani pini
sradicati crudelmente
da "Madre" terra
e usati, per breve tempo,
per adornare
in scintillio di luce
proprio il Natale,
la festa dell'Amore.
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    Scritta da: Rosarita De Martino

    La dracma perduta

    Cerco, ricerco,
    tra carabattole
    di mia casa,
    la mia dracma perduta.
    Il mio rabbioso cuore
    fa avvizzire
    fiore di speranza.
    Mi fermo,
    riguardo
    i miei illusori possessi.
    Improvviso,
    impensabile pensiero
    mi afferra,
    mi vince.
    Decisa riaccendo
    lampada di perdono.
    Si frantuma
    l'amara catena
    di rancore.
    Risplende il mio cielo
    di pacificata luce
    e ritrovo,
    inattesa,
    la mia dracma smarrita.
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      Scritta da: Rosarita De Martino

      E ancora attendi ... (Natale 2008)

      Frastornati da spot pubblicitari,
      abbagliati da ammiccanti
      insegne luminose,
      noi, aborti di speranza,
      ci aggiriamo
      nell'anonimato cittadino.
      Ingoiamo acerbi
      Frutti di solitudini,
      beviamo a fonti inquinate
      di egoismo
      e delusi trasciniamo
      valigie vuote
      di fraternità.
      Ci scuote improvviso
      Un fischio acuto:
      ripassa il treno
      del primo Natale
      della storia.
      Anche ora,
      sei Tu,
      o Signore,
      che trepido,
      speranzoso
      attendi ancora
      la nostra travagliata
      nascita all'amore.
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