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Scritta da: Rosa Coddura

Echi di vita, echi di cuori

Mani che si stringono,
che stringono
sensazioni,
come pezzi di ferro freddi
ma che s'ascoltano tiepidi suoni.

Sentono le pulsazioni,
s'agitano,
si incastrano
in un pugno che stringe emozioni,
due cuori attraverso
lo spazio angusto di arterie,
il cuore che urla,
come un'alpinista in cima al monte,
per dire "Ci sono arrivato e lo voglio urlare forte!",
echi di battiti
che si espandono rapidi,
rapiti da fugaci attimi.

E sento stretta la vita,
che mi avverte della sua esistenza,
attraverso le pulsazioni,
un metronomo di sensazioni,
lei si manifesta.

Stringo le mani
per rabbia,
quando nel petto s'agita un tormento,
le stringo per sentire
il formicolio che mi crea la sabbia.

Incastro di mani
quando concedi i tuoi battiti
alla persona che ami,
echi di vita,
echi di cuori,
all'unisono
si esauriscono.
Composta martedì 30 luglio 2013
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    Scritta da: Rosa Coddura

    Dialogo con la notte

    Che hai da dirmi adesso notte?
    Ti ho aspettata,
    tu puntuale sei arrivata.
    Dimmi in quale parte del mondo
    tu sei stata?
    Dove la luna ti ha accompagnata?
    Mi perdo a contare le stelle
    tue luminose sorelle,
    eppure lontane anni luci da me,
    loro già si saranno spente,
    quando ancora sotto il tuo cielo ero inesistente
    ora un flash, un ricordo,
    sta nella scia di chi li ha ancora intorno
    Pazienza! risplenderanno
    i desideri anche quelli non espressi,
    per affermarsi anche ai buchi neri,
    con la speranza che anche di fronte alle difficoltà
    possano diventare veri

    Sono qui adesso,
    ad ammirare del sole il riflesso
    sul lembo della luna,
    ora hai un giorno nuovo
    nel tuo grembo,
    aspetta di rinascere all'alba,
    ma sarà un sole nuovo,
    un giorno diverso
    un giorno che avrà
    la gestazione di poche ore,
    ma che la terra aspetta con amore.

    Poche volte avrò l'occasione
    di assistere al tuo parto,
    ma so già che per chi lo guarderà
    avrà una vista mozzafiato.
    Composta giovedì 13 giugno 2013
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      Scritta da: Rosa Coddura

      Poker contro la malinconia

      Quel giorno il mio risveglio
      era cominciato
      con uno "Sto meglio",
      alzandomi sulle note
      del sole ho anche danzato,
      successivamente un caffè
      e un bicchiere di latte,
      hanno lenito la mia fame.
      Getto d'acqua
      sulla faccia,
      un po' di fourd sulla guancia,
      ombretto sulle palbebre,
      e un leggero rosetto
      sulle mie labbra,
      ma leggeri,
      per non far sembrare
      il mio volto
      come maschere.

      Scesa, sentivo
      che miei passi
      si muovevano in modo instintivo,
      si sentivano grandi,
      invicibili,
      credevano di poter dominare,
      ma percorsi pochi chilometri
      la loro velocità
      cominciò a scemare.

      Non so cosa mi sia preso,
      improvvisamente
      il vigore di quella mattina
      al pomeriggio si è arreso,
      si è perso,
      poi ramificazioni
      malinconiche mi invadevano
      si estendevano
      lentamente dentro,
      eppure avevo tutte le carte
      in regola per sentirmi felice,
      ma al banco avevo azzardato
      avevo perso tanto,
      eppure avevo puntato
      tutto sulle novità
      ma perché
      ho perso la mia felicità?

      Una partita a poker
      avevo scommesso
      ma ci ho rimesso,
      la malinconia
      è stata pagata
      mentre io mi son indebita,
      avevo puntato molte fiches,
      ma che azzardo,
      ora pover di sorriso mi riguardo.

      Tornata sconfitta
      dal casinò della vita
      ho ricercato nelle mie mosse l'errore,
      il furore, l'umore.
      Poi in dissolvenza il sole,
      segnava la fine
      di una giornata
      che mi vedeva perdere
      e perderla.

      Arrivata la sera,
      si accese nel buio un sorriso.
      Avevo di nuovo vinto!
      Era il tuo.
      Composta lunedì 10 giugno 2013
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        Scritta da: Rosa Coddura

        Gli affranti di me stessa

        Oscurità che conosco,
        accoglimi tra le tue braccia
        ho bisogno del tuo silenzio
        della pace
        perché il dolore
        che mi porto addosso non tace.
        Come sacchi di zolfo in miniera
        lo trasporto dalla mattina alla sera,
        un peso parassita,
        di cui mi voglio liberare,
        Cacciagallina che mi impone di restare,
        sono stanca, ma non mi posso ribellare.
        Ecco, il compagno Zi Scarda,
        non gli importa se l'ora tarda
        ed io Ciàula mi sento, impaurita
        dalla notte sconosciuta,
        non mi sono mai in te riconosciuta,
        ho sempre preferito evitarti,
        rifuggiandomi negli anfratti,
        di me stessa
        che solo io conosco,
        sola, mi son forse persa,
        ma ho scoperto una luce diversa.
        Fuori vi è la luna.
        Tu come una madre,
        cullami,
        troppe volte
        mi perdo nell'ade,
        assolvi l'anima,
        ora che finalmente evade,
        fuori scorge
        un sorriso materno,
        sul suo volto splendente
        un rifugio,
        come una bambina piango,
        ma son lacrime di stupore,
        affascinate dinanzi
        a tanta bellezza protagonista
        del cielo buio,
        dopo tutto non spaventa,
        non violenta,
        non si muore.
        Nella sua luce,
        da essa colpita.
        eppur ora non ha più paura,
        ora al sicuro
        tra le sue braccia
        s'è assopita.
        Composta martedì 4 giugno 2013
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          Scritta da: Rosa Coddura

          Poesie che non so scrivere

          Vero, ci sono poesie che nego
          anche a me stessa,
          non riesco a scriverle,
          anche se le parole
          sono già nella mia mente.

          Sono state fecondate dall'ispirazione.

          Somigliano un po' a me
          quando stentavo a venire al mondo,
          l'unico rimedio possibile
          erano le flebo che dovevano stimolare
          le doglie.
          Chissà forse non ero pronta,
          come non lo sono per scrivere.

          Quando sarà la loro nascita?
          Quando si sentiranno pronte per il mio foglio?

          Forse ci vuole un forte stimolo
          esercitato anche dal coraggio
          affinché possano uscire.

          Giacciono ancora nell'utero delle parole inespresse,
          protette dal liquido delle azzardate promesse.

          Aspettano la luce attraverso le labbra,
          o attraverso la penna,
          per depositarsi nelle amorevoli braccia,
          a cui sono state indirizzate
          e per chi le aspetta sono già desiderate.
          Composta venerdì 14 giugno 2013
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