Questo sito contribuisce alla audience di

Scritta da: Roberto Di Nardo

Aprite il cuore alla fantasia

Aprite il cuore alla fantasia.
Si davvero, lasciatela fluire in voi, dentro,
lasciate che vi tocchi, modellatela al vostro corpo,
nominatela col nome che vorreste per la vostra identità,
datele significato, respiratene l'essenza, immergetevene,
fatele descrivere le strade, gli incroci del conoscere, del vivere,
fatevi nutrire dai disegni che cattura per voi,
a nascere mille volte ancora, resterete ad osservarvi,
ogni attimo è, per essere se stesso,
e scopritevi a conoscervi, davvero.
Liberatela,
credetemi, niente sarà mai lo stesso.
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Roberto Di Nardo

    Squarcio di lacrima

    Si ricorderanno di ogni mia vita passata,
    quando osserverò tutte le mie vite future,
    e se avrò perduto il cuore fino in fondo
    resterò ai confini del peccato.

    Tutto il mondo al mio cospetto,
    quante bestie, seicentosessantasei,
    ti ricorderanno del tuo odio
    e se avrai capito, non potrai fuggire,
    il ritorno della nullità mi attrae,
    costringendo il sangue a recitare.

    Squarcio di lacrima, improvvisamente appare,
    modello di ogni vita riproposto sulla strada,
    timore di concludere l'ultima frase detta,
    viaggio di prospettiva,
    rinascimento eterno.

    Si ricorderanno di ogni mia rivoluzione,
    forse capirò la redenzione,
    resterò col cuore in mano, sanguinante,
    per tutto il male dentro.

    Uomini e giganti pronti a ripartire,
    ogni bestia scoprirà chi sei,
    guariranno il senso dell'eccitamento,
    quello che hai amato è l'inganno eterno,
    specchio della profondità dell'anima,
    giuramento dell'infedeltà,
    sopravvento di desiderare un attimo,
    il silenzio ascolterà le grida.

    Squarcio di lacrima, sutura le ferite,
    immobilizzazione, nasce un alito di morte,
    ultima esecuzione, questa è la mia vita,
    ricerca eterna,
    è meglio respirare.

    È meglio respirare.

    È meglio respirare.
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Roberto Di Nardo

      Guarderò per sempre là, dove il cuore si accende

      E guarderò per sempre la, dove il cuore si accende
      di musica che, ruberò ad ogni istante,
      ogni istante che, vive dentro,
      respira all'interno.

      Cercherò dovunque possa incontrare i miei sogni,
      lo chiederò a un Dio, dove volano gli angeli,
      e ti incontrerei, e ti ruberei,
      mi trasformerai...
      di luce, questa notte, parlerà di te,
      che al nero dai colore, vivo, più vivo che c'è,
      e resta di te, anche se non ci sei,
      chissà dove...

      Costruirò un nido tra le stelle, dedicato a te,
      un battito di voce, forte, più forte.
      Accenderò mille soli ancora, brucerò di te,
      eterne sensazioni nascoste dentro,
      che si nutrono di te, essenza dei sogni,
      dove te ne vai, dove te ne vai...

      dove te ne vai...

      Aspetterò il momento, attimo di controtempo,
      di danza che descrive disegni di Dio,
      e ti canterò,
      ora...

      ti vivrò.
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: Roberto Di Nardo

        Sono al mio posto, come sempre

        C'è nebbia,
        di colore bianco nascosto, come polvere all'aria,
        e io sono qui,
        al mio posto, come sempre,
        dall'alba dei giorni, alle porte della città d'oro.

        Ho il presentimento che appartiene al guardiano,
        quello di dover suonare il gjallarhorn,
        per l'ultima volta, annunciando la fine,
        per primo,
        primo attore di pagine scritte,
        sono al mio posto.

        È una nebbia che non ha faccia dei soliti giorni,
        cresce, per nascondere l'inganno,
        ogni attimo rubato alla mia pur penetrante vista,
        è un momento in meno,
        sottratto agli ultimi sospiri.
        Come al gatto, cui han rubato il rumore dei passi,
        o il respiro assente nei pesci, questa nebbia avanza,
        verso la città splendente.

        È questa la battaglia!
        Quella per cui, guerrieri come me, come i miei fratelli,
        hanno conosciuto i nove mondi,
        attraverso i propri occhi, al contatto della pelle.
        Il cuore mi si spacca, ho nel fiato il primo suono della guerra,
        comincerà da quel momento,
        comincerà da adesso.

        Gjallarhorn suona.
        Il suo alito d'allarme, disperde ogni dubbio,
        nella nebbia si trasformano mostri e giganti,
        una distesa immensa, orda di distruzione.
        L'unico intento è travolgere la vita.

        Ho ascoltato il nascere del primo suono,
        flebile, come niente possa assomigliare,
        sento crescere perfino l'erba, che al confronto,
        è come l'esplodere di un vulcano ardente,
        mi accorgo dell'ammantarsi di ogni gregge, della propria lana,
        ed il paragone fa sembrare come mille cascate infuriate.
        Ma con tutta la sua sottigliezza, quel primo suono,
        ha avuto lo stesso fragore della luce che disperde il buio,
        improvvisa.

        Fin da quell'istante conosco il momento dell'ultimo gjallarhorn.
        Ed è adesso.

        Venite avanti, demoni d'inganno!
        Ho la mia spada in pugno, e questo è quanto basta!
        Vota la poesia: Commenta
          Scritta da: Roberto Di Nardo

          Maschere

          Maschere sulle facce della gente, maschere sulle facce della gente,
          maschere sulle facce della gente, maschere sulle facce della gente,

          che continua a recitare male, male,
          e la pressione sale, comincia a fare male, male,
          è tempo di indossare, cambiare

          maschere su volti colorati d'occasione, confusa ipocrisia,
          armi nelle mani cammuffate d'emozioni, cruda promiscuità,
          vite sconosciute dentro liquidi inebrianti,
          malata fantasia intrisa di follia,
          verità smarrite dietro plastiche eccitanti, perversa insanità.

          Vivono nella mia mente, facce della stessa gente, niente d'importante.

          Maschere, maschere, maschere, maschere,
          maschere, maschere, maschere, maschere,
          riconosciti...

          maschere sulle facce della gente, maschere sulle facce della gente,
          maschere sulle facce della gente, maschere sulle facce della gente,

          che continua a recitare sempre male,
          credendo d'inventare nuove sensazioni umane,
          è tempo di cambiare, sognare.

          Maschere, maschere, maschere, maschere,
          maschere, maschere, maschere, maschere,
          adeguati,

          vivono nella mia mente, facce della stessa gente, niente d'importante.

          Luce nei discorsi di oscure verità,
          regole e pretesti di false libertà,
          quante condizioni spacciate per progresso, sordida egemonia,
          sogni e convinzioni vendute per successo, candida malattia,
          sogni e convinzioni vendute per successo, perdute per successo
          rimescolati.

          Maschere sulle facce della gente, maschere sulle facce della gente,
          maschere sulle facce della gente, maschere sulle facce della gente,
          vivono nella mia mente diverse facce della stessa gente,
          diverse facce della stessa gente
          che continua a recitare.
          Vota la poesia: Commenta