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Poesie di Rita Stanzione

Nato (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Racconti.

Scritta da: Rita S.

Viaggio

Cavalco la sera
verso il richiamo
di parole già scritte
e di melodie
che s'alzeranno per me.

L'aria m'assorbe
ed io l'assaporo...
brezza in un giorno stagnante
la carezza sul collo.

Rincorro un arcobaleno notturno
d'indaco
abbaglia i miei occhi:
mi lascio rapire.

Sorvolo le acque che pulsano
onde e correnti
mi spingono i sogni
oltre i respiri.
È un'isola solitaria
che calpesto.
Dalla sabbia
raccolgo conchiglie
con l'eco di suoni
incantatori di sensi.
Le mani creano velluti
dove riporre emozioni.
Si librano tra le mie fantasie
e una poesia
nasce e vive.

Nei versi mi perdo...
Mi ritrovo
oltre ogni stagione
ogni giorno qualunque
sulle orme leggere
lasciate dalla libera fiera
ch'è in me.
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    Scritta da: Rita S.

    Fuga dal nulla

    Raffiche... raffiche
    controvento.
    Corro... il fiatone!
    Non devo inciampare
    su sassi e gradini
    non posso cadere.
    La corsa si ferma...
    mi giro, braccata
    riprendo, sfiancata.
    Una fitta... una fitta.
    La luce mi acceca,
    il vento che taglia
    la gente... la folla...
    pugnali affilati,
    è troppo, è troppo...
    e cerco vittoria
    sul tempo e lo spazio,
    e mastico... mastico
    rabbia spezzata
    frammista a volere.
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      Scritta da: Rita S.

      Ad occhi chiusi

      Fuori da mura strette,
      fuori da grave materia,
      viaggio nella mia dimensione,
      quella più pura, più viva,
      così vagamente profusa.

      Il fascino di abbandonarmi
      svincolata da sì piatte forme,
      sgombra da ogni mio greve,
      parto per luoghi ardenti...
      ... quei paesaggi densi,
      vividi nei colori
      e caldi nell'alitare,
      lontani, al di là del mare.

      A piedi nudi volteggio
      su immensi tappeti di sabbia,
      soffici e vellutati,
      come impalpabili fiori.
      Leggiadra nuoto nell'aria
      coperta da un complice velo,
      che, appena ondeggiante,
      carezza le forme sinuose.

      Mentre, sirena, io danzo
      tracciando anelli di brama,
      magiche sagome d'aria e colore
      da me si dipartono, lente,
      e poi si dissolvono, ai venti.

      I sospiri sollevano sabbia,
      più che nebbia un vortice nasce.
      Del vortice mi vesto
      se voglio celarmi al tuo sguardo.
      Invece, col vortice stesso
      una trappola io forgerei
      per farti gustare, beato,
      avvolti in sublime tepore,
      riccioli di dolce ardimento.
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        Scritta da: Rita S.

        Laggiù...

        Le deserte spiagge della comprensione,
        i fumi densi che scruta il mio sguardo immenso,
        gli orizzonti conquistati e superati
        che ritornano senza fine.

        Viaggi intrapresi e lasciati nel limbo,
        passaggi segreti per altri lidi
        e sempre il mio sguardo incompreso
        a scrutare l'alieno futuro,
        il più vago passato,
        o il lontano presente.

        E tu, come un'oasi m'inviti,
        mi mostri le ombre e le luci.
        Mi chiami e un sussulto mi scuote...
        potresti celare un miraggio.

        Lascia ch'io venga, in un soffio,
        tra le palme lascive e i ruscelli vivaci,
        tra la sabbia soave e l'ombra beata.

        Trasportami, con il tuo vento, là,
        dove si baciano anime e malìe,
        dove si scoprono nudi disegni,
        dove su pietre roventi
        vanno a cadere gocce di vita
        catturate tra il certo e l'ignoto,
        ancora sospese tra veglia e sonno,
        incerte tra il vissuto e il sognato.
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          Scritta da: Rita S.

          Un fagotto

          Ho fatto un fagotto
          di fiabe e fandonie,
          di luoghi comuni,
          di frasi già fatte.

          Ci ho messo i racconti
          di mamme e di nonni,
          le mode e i cliché
          le fedi e gli inganni,
          e ogni illusione
          inventata per l'uomo.

          Ho aggiunto entusiasta
          le facili lodi
          di chi non ascolta,
          lusinghe sfacciate,
          mielose preghiere,
          i versi cantati
          con le belle rime,
          proverbi, rimedi,
          scongiuri, bugie.

          Il peso degli occhi
          coi loro giudizi,
          le dita puntate,
          i ridicoli gesti
          di chi non ha voce
          per farsi ascoltare,
          gli intrighi e le trame
          per farci inciampare.

          Gli stili pomposi,
          la forma perfetta,
          le pillolette
          che danno saggezza,
          la voce impostata
          per fare più effetto,
          i sorrisi stampati,
          i falsi e cortesi,
          i modi affettati
          e il sottile bon ton.

          E nella mia foga,
          ancor più decisa,
          ho tolto i cimeli
          dal vecchio baule,
          i futili segni
          dei tempi passati,
          carcasse ormai erose,
          inutili pesi.

          Che leggerezza
          improvvisa, inattesa,
          se avessi saputo
          lo stato beato
          ci avrei già pensato
          prima ancor di capire.
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