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Poesie di Rhasya Choriz

Alla ricerca di altri Esseri umani, nato a Da qualche parte vicino S. Domingo

Ritorno

A volte, ma solo a volte, quando il silenzio diviene solitudine,
brucia una fitta.
Una spirale nera, incandescente come fiamma presente,
inghiotte quegli angosciosi scricchiolii di rami esili,
i pensieri nella rugiada di occhi al sonno dell'imbrunire.

Guardo la luna di candida malinconia,
che sola in potenza di mari,
rievoca la "solitudo" dell'universo.
Come luna, in me, dentro,
c'è profonda vita, profonda solitudine.
E l'angoscia sbatte le sue ali al calare del buio,
nel silenzio dell'ombra della pelle.
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    Spiriti morti

    La strada è lì, cornice del cielo.
    Si cammina sospesi,
    cosa siamo noi, qui giù? Siamo.
    La strada è lì, arrivati alla fine, è ancora inizio.
    I piedi lasciano impronte? Apri gli occhi.
    (...)
    La strada è là. Si è più lontani, ma sempre in un qui.
    Si è avvolti in sagome false, non sempre si potranno toccare.
    Noi? Mai. Si appartiene a polvere. Spiriti morti.
    Si è mai vissuti?
    Silenziosamente.
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      Fior di pesco

      Che cade all'improvviso
      Si unisce alla terra
      Candida non si tocca. si soglie
      Ne rimane l'anima,
      ma ce l'ha un'anima?
      Trasparente scivola
      forse sono le sue lacrime
      a lasciare le tracce.
      Come l'incandescente fiamma
      colora le cose, le immortala,
      così il tuo essere.
      no non lo rapisco io... no,
      ma l'occhio si abbassa
      per sfuggire alla tua bellezza,
      non balla con te.
      Puro il blu impaurito
      non doni sorrisi, ma ne strappi per formarne nascosti
      lo si vede lontano, il blu si chiude:
      ecco ti invade la tristezza.
      Cammini nei nostri perché
      scivoli, sì, nelle malinconie
      e accarezzi l'immutabile giro dei petali grigi, poi rosa,
      poi si spengono finendo le gocce che cadono nei cuori.
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