Secondo amore

Come una fenice suicida
che si smorza e non risorge,
così io mi ero accasciata.
Il sentimento maltrattato
aveva fatto propria in me
la fragilità di un albero di cenere.
Poi tu, acino di zucchero incendiato,
insabbiato tra i grani non ancora caduti
di quella mia clessidra sbeccata.
Se ora il costato mi trabocca
di argento e caramello
è solo ad opera della tua incandescenza.
Ramona Bacchi
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    Macerie di cacao

    Coglimi come una frustata sulle labbra,
    a tradimento e ruggendo d'ingordigia.
    Imboccami di cioccolato acerbo, amaro,
    ma poi assolvimi con arancia candita e cannella.
    Sul cuscino gianduia e fondente spezzati
    in un ribelle mosaico di cubi scomposti,
    anarchia guerrafondaia del proibito.
    Intingi le dita nella polvere dolce e brunita
    per dipingermi le labbra di mogano,
    in questa caccia insonne la preda ambita
    è una brace elettrica di voluttà.
    L'alba forza le imposte ed inciampa
    nei nostri peccaminosi ruderi di delizia:
    riccioli di cacao e profumo di rossetto.
    Ramona Bacchi
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      Pioggia celtica

      Il sole si scioglie
      sul selciato del monastero
      in umidi rivoli di luce.

      Laggiù la mia essenza.

      Nient'altro che un fuoco fatuo
      avvinto dal disarmante suono
      di nenia ancestrale.

      Evento di sacralità inviolabile.

      Insite nel tuono le rune divine,
      e la terra espira nebbie
      appartenute a leggende irlandesi.

      Anche le rose sembrano anticate.
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