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Terzo ricordo

Ancora i valzer del cielo non avevano sposato il gelsomino e la neve,
né i venti riflettuto la possibile musica dei tuoi capelli,
né decretato il re che la violetta fosse sepolta in un libro.

No.

Era l'età nella quale viaggiava la rondine
senza le nostre iniziali nel becco.
Quando convolvoli e campanule
morivano senza balconi da scalare né stelle.

L'età
nella quale sull'omero di un uccello non c'era fiore che posasse il capo.

Allora, dietro al tuo ventaglio, la nostra prima luna.
Rafael Alberti
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    Secondo ricordo

    Anche prima,
    molto prima della rivolta delle ombre,
    e che nel mondo cadessero piume incendiate
    e un uccello potesse essere ucciso da un giglio.

    Prima,
    prima che tu mi domandassi
    il numero e il sito del mio corpo.

    Assai prima del corpo.

    Nell'epoca dell'anima.

    Quando tu apristi nella fronte non coronata, del cielo,
    la prima dinastia del sogno.

    Allorché,
    contemplandomi nel nulla,
    inventasti la prima parola.

    Allora,
    il nostro incontro.
    Rafael Alberti
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      Prologo (Tre ricordi dal cielo)

      Non aveva la rosa compleanni o l'arcangelo.
      Tutto, anteriore al pianto e al belato.
      Quando ancora la luce non sapeva
      se il mare nascerebbe maschio o femmina.
      Quando il vento sognava chiome da pettinare
      e garofani il fuoco e gote da infiammare
      e l'acqua, delle labbra ferme a cui abbeverarsi.
      Tutto, anteriore al corpo, al nome e al tempo.

      Allora io ricordo che una volta nel cielo...
      Rafael Alberti
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        Primo ricordo

        "Passeggiava con l'abbandono di giglio che mediti,
        o quasi d'uccello che sappia di dover nascere.
        Senza vedersi si guardava in una luna a cui il sogno faceva da specchio,
        in un silenzio di neve che innalzava i passi.
        Affacciata a un silenzio.
        Era anteriore all'arpa, alle parole, alla pioggia.
        Non sapeva.
        Bianca alunna dell'aria,
        tremava con le stelle, con il fiore e con gli alberi.
        Il suo stelo, la verde sua cintura.
        Con le mie stelle
        che, di tutto ignoranti,
        per scavar nei suoi occhi due lagune
        lei in due mari annegarono.

        E ricordo...

        niente più: morta, sparire. "
        Rafael Alberti
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          Amaranta

          Biondi, lucidi seni di Amaranta,
          limati da una lingua di levriero.
          Portico di limoni, dal sentiero
          disviati che alla tua gola monta.

          Rosso, un ponte di riccioli sormonta
          il volto e incendia i tuoi ondulati avorii.
          Morde e ferisce dei denti il biancore,
          curvo, per aria, ti innalza nel vento.

          Solitudine dorme in ombratura,
          calza il suo piede di zeffiro e scende
          dall'alto olmo al mar della pianura.

          E il corpo in ombra, oscuro, le si accende,
          e gladiatrice, come brace impura,
          tra Amaranta e il suo amante si distende.
          Rafael Alberti
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