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Io non posso
Io non posso darti di più
Non sono più di quello che sono.
Ah come vorrei essere
sabbia, sole in estate!
Che ti sdraiassi
rilassata a rilassarti.
Che mi lasciassi
il tuo corpo quando te ne vai, orma,
tenera, tiepida, indimenticabile.
E che con te se ne andasse
su di te, il mio bacio lento:
colore,
dalla testa ai piedi
bruno.
Ah come vorrei essere
vetro, o stoffa o legno
che conserva il suo colore
qui, il suo profumo qui,
e nacque a tremila chilometri!
Essere
la materia che ti piace,
che tocchi tutti i giorni
e che vedi già senza guardare
vicino a te, le cose
collana, boccetta, seta antica
di cui, quando senti la mancanza
chiedi: "Ah! Dov'è?"
A come vorrei essere
un'allegria fra tutte,
una sola, l'allegria
di cui ti rallegri tu!
Un amore, un amore solo:
l'amore di cui tu ti innamoreresti.

Però non sono più di quello che sono.
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    Scritta da: Marilù Rossi

    Sì, al di là della gente

    Sì, al di là della gente
    ti cerco.
    Non nel tuo nome, se lo dicono,
    non nella tua immagine, se la dipingono.
    Al di là, più in là, più oltre.

    Al di là di te ti cerco
    Non nel tuo specchio e nella tua scrittura,
    nella tua anima nemmeno.
    Di là, più oltre.

    Al di là, ancora, più oltre
    di me ti cerco. Non sei
    ciò che io sento di te.
    Non sei
    ciò che mi sta palpitando
    con sangue mio nelle vene,
    e non è me.
    Al di là, più oltre ti cerco.

    E per trovarti, cessare
    di vivere in te, e in me,
    e negli altri.
    Vivere ormai di là da tutto,
    sull'altra sponda di tutto
    - per trovarti -
    come fosse morire..
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      Scritta da: Marilù Rossi

      La voce a te dovuta

      Se mi chiamassi, sì,
      se mi chiamassi.
      Io lascerei tutto,
      tutto io getterei:
      i prezzi, i cataloghi,
      l'azzurro dell'oceano sulle carte,
      i giorni e le loro notti,
      i telegrammi vecchi
      ed un amore.
      Tu, che non sei il mio amore,
      se mi chiamassi!
      E ancora attendo la tua voce:
      giù per i telescopi,
      dalla stella,
      attraverso specchi e gallerie
      ed anni bisestili
      può venire. Non so da dove.
      Dal prodigio, sempre.
      Perché se tu mi chiami
      - se mi chiamassi, sì, se mi chiamassi -
      sarà da un miracolo,
      ignoto, senza vederlo.

      Mai dalle labbra che ti bacio,
      mai
      dalla voce che dice: non te ne andare.
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        La voce a te dovuta

        Il modo tuo d'amare è lasciare che io ti ami.
        Il sì con cui ti abbandoni è il silenzio.
        I tuoi baci sono offrirmi le labbra perché io le baci.
        Mai parole o abbracci mi diranno che esistevi e mi hai amato: mai.
        Me lo dicono fogli bianchi, mappe, telefoni, presagi; tu, no.
        E sto abbracciato a te senza chiederti nulla,
        per timore che non sia vero che tu vivi e mi ami.
        E sto abbracciato a te senza guardare e senza toccarti.
        Non debba mai scoprire con domande, con carezze,
        quella solitudine immensa d'amarti solo io.
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          Scritta da: Valeria S

          Sì, al di là della gente

          Sì, al di là della gente
          ti cerco.
          Non nel tuo nome, se lo dicono,
          non nella tua immagine, se la dipingono.
          Al di là, più in là, più oltre.

          Al di là di te ti cerco
          Non nel tuo specchio e nella tua scrittura,
          nella tua anima nemmeno.
          Di là, più oltre.

          Al di là, ancora, più oltre
          di me ti cerco. Non sei
          ciò che io sento di te.
          Non sei
          ciò che mi sta palpitando
          con sangue mio nelle vene,
          e non è me.
          Al di là, più oltre ti cerco.

          E per trovarti, cessare
          di vivere in te, e in me,
          e negli altri.
          Vivere ormai di là da tutto,
          sull'altra sponda di tutto
          - per trovarti -
          come fosse morire.
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