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Scritta da: Marilù Rossi

Sì, al di là della gente

Sì, al di là della gente
ti cerco.
Non nel tuo nome, se lo dicono,
non nella tua immagine, se la dipingono.
Al di là, più in là, più oltre.

Al di là di te ti cerco
Non nel tuo specchio e nella tua scrittura,
nella tua anima nemmeno.
Di là, più oltre.

Al di là, ancora, più oltre
di me ti cerco. Non sei
ciò che io sento di te.
Non sei
ciò che mi sta palpitando
con sangue mio nelle vene,
e non è me.
Al di là, più oltre ti cerco.

E per trovarti, cessare
di vivere in te, e in me,
e negli altri.
Vivere ormai di là da tutto,
sull'altra sponda di tutto
- per trovarti -
come fosse morire..
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    Scritta da: Marilù Rossi

    La voce a te dovuta

    Se mi chiamassi, sì,
    se mi chiamassi.
    Io lascerei tutto,
    tutto io getterei:
    i prezzi, i cataloghi,
    l'azzurro dell'oceano sulle carte,
    i giorni e le loro notti,
    i telegrammi vecchi
    ed un amore.
    Tu, che non sei il mio amore,
    se mi chiamassi!
    E ancora attendo la tua voce:
    giù per i telescopi,
    dalla stella,
    attraverso specchi e gallerie
    ed anni bisestili
    può venire. Non so da dove.
    Dal prodigio, sempre.
    Perché se tu mi chiami
    - se mi chiamassi, sì, se mi chiamassi -
    sarà da un miracolo,
    ignoto, senza vederlo.

    Mai dalle labbra che ti bacio,
    mai
    dalla voce che dice: non te ne andare.
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      Scritta da: mor-joy

      Eterna presenza

      Non importa che non ti abbia,
      non importa che non ti veda.
      Prima ti abbracciavo,
      prima ti guardavo,
      ti cercavo tutta,
      ti desideravo intera.
      Oggi non chiedo più
      né alle mani, né agli occhi,
      le ultime prove.
      Di starmi accanto
      ti chiedevo prima,
      sì, vicino a me, sì,
      sì, però lì fuori.
      E mi accontentavo
      di sentire che le tue mani
      mi davano le tue mani,
      che ai miei occhi
      assicuravano presenza.
      Quello che ti chiedo adesso
      è di più, molto di più,
      che bacio o sguardo:
      è che tu stia più vicina
      a me, dentro.
      Come il vento è invisibile, pur dando
      la sua vita alla candela.
      Come la luce è
      quieta, fissa, immobile,
      fungendo da centro
      che non vacilla mai
      al tremulo corpo
      di fiamma che trema.
      Come è la stella,
      presente e sicura,
      senza voce e senza tatto,
      nel cuore aperto,
      sereno, del lago.
      Quello che ti chiedo
      è solo che tu sia
      anima della mia anima,
      sangue del mio sangue
      dentro le vene.
      Che tu stia in me
      come il cuore
      mio che mai
      vedrò, toccherò
      e i cui battiti
      non si stancano mai
      di darmi la mia vita
      fino a quando morirò.
      Come lo scheletro,
      il segreto profondo
      del mio essere, che solo
      mi vedrà la terra,
      però che in vita
      è quello che si incarica
      di sostenere il mio peso,
      di carne e di sogno,
      di gioia e di dolore
      misteriosamente
      senza che ci siano occhi
      che mai lo vedano.
      Quello che ti chiedo
      è che la corporea
      passeggera assenza,
      non sia per noi dimenticanza,
      né fuga, né mancanza:
      ma che sia per me
      possessione totale
      dell'anima lontana,
      eterna presenza.
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        Io non posso
        Io non posso darti di più
        Non sono più di quello che sono.
        Ah come vorrei essere
        sabbia, sole in estate!
        Che ti sdraiassi
        rilassata a rilassarti.
        Che mi lasciassi
        il tuo corpo quando te ne vai, orma,
        tenera, tiepida, indimenticabile.
        E che con te se ne andasse
        su di te, il mio bacio lento:
        colore,
        dalla testa ai piedi
        bruno.
        Ah come vorrei essere
        vetro, o stoffa o legno
        che conserva il suo colore
        qui, il suo profumo qui,
        e nacque a tremila chilometri!
        Essere
        la materia che ti piace,
        che tocchi tutti i giorni
        e che vedi già senza guardare
        vicino a te, le cose
        collana, boccetta, seta antica
        di cui, quando senti la mancanza
        chiedi: "Ah! Dov'è?"
        A come vorrei essere
        un'allegria fra tutte,
        una sola, l'allegria
        di cui ti rallegri tu!
        Un amore, un amore solo:
        l'amore di cui tu ti innamoreresti.

        Però non sono più di quello che sono.
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          La voce a te dovuta

          Il modo tuo d'amare è lasciare che io ti ami.
          Il sì con cui ti abbandoni è il silenzio.
          I tuoi baci sono offrirmi le labbra perché io le baci.
          Mai parole o abbracci mi diranno che esistevi e mi hai amato: mai.
          Me lo dicono fogli bianchi, mappe, telefoni, presagi; tu, no.
          E sto abbracciato a te senza chiederti nulla,
          per timore che non sia vero che tu vivi e mi ami.
          E sto abbracciato a te senza guardare e senza toccarti.
          Non debba mai scoprire con domande, con carezze,
          quella solitudine immensa d'amarti solo io.
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