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Tra diecimila anni

Tra diecimila anni
sotto gli alberi passerà
una fanciulla snella e bionda
con fiori tra i capelli,
e sarà ancora primavera.

È un'ora mattinale
qui nel bosco della mia giovinezza,
dove tutto è fresco di rugiada,
ogni sentiero, ogni albero è cespuglio,
tutto ciò che non perisce.

Luminoso, il ramo della betulla sfiora
la sua fronte pura,
ed è ancora lei
che un giorno ho amato,
tutto ciò che è stato esiste ancora.
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    Cadrà il bastone dalla nostra mano

    Cadrà il bastone dalla nostra mano,
    il vagare avrà un termine,
    deserta rimarrà la terra degli uomini,
    nulla più vi accadrà.
    Nemmeno un uomo mirerà lontano,
    nemmeno un giovane veglierà.
    Nemmeno un pellegrino sul duro giaciglio
    assaporerà la beatitudine della sua anima.

    Se ne saranno andati, quelli che qui vissero.
    In silenzio si allontanarono da quanto esiste.
    - Nessuno che si voltò indietro...

    Le stelle ancora fiammeggiano nell'eternità.
    Ancora per tempi infiniti,
    Lo scintillio della via lattea, la nebulosa,
    ancora attraversa gli spazi.
    E tutto è come prima. Soltanto noi non siamo più.
    I fuochi dei nostri bivacchi si sono spenti.
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      Tu che esistevi prima dei monti

      Tu che esistevi prima dei monti e delle nubi,
      prima del mare e dei venti.
      Tu il cui inizio è prima dell'inizio di ogni cosa
      e la cui gioia e dolore sono più antichi delle stelle.
      Tu che eternamente giovane vagasti sopra le vie lattee
      e attraverso le grandi tenebre fra di esse.
      Tu che eri solo prima della solitudine
      e il cui cuore era colmo di angoscia molto prima del cuore degli uomini -
      non mi dimenticare.

      Ma come potresti tu ricordarmi.
      Come potrebbe il mare ricordare la conchiglia
      nella quale una volta mormorava.
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