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Scritta da: Paolo

Chachacha

Dolce naufragar che mi par così lento.
All'avventura,
con un pensiero che non desidero sia trafugato e fiacco;
il pensiero forte e figlio di una vita
come fosse un tormento.
E qua la terra è forte, altresì giunta a qualcosa di ancor più coriaceo...
non passano i soffi, ma sostiene a braccia conserte i passi.
La gente ci balla sopra...
... dalla donna con ombrello e scarpe col tacco
- dall'alto, nel basso -
... all'uomo ignudo con la barba lunga e gli occhi cisposi.
Alla danza nemmeno il mare si scuote.
Fermo, presente, ha nome d'uomo,
ma si muove sempre con nome di donna.
Ricordo che con questa gente c'ero.
Forse ancora ci sono.
Una volta sapevo salire solo le scale,
dormire, ma non ballare.
Oggi, se può passare attorno a me una donna - tra le fila -
vuol dire che domani posso provare.
Chiudere la bocca, e non più sbraitare col corno,
tornare a casa, anche tra pianure,
giocando ad inseguire le crepe della nostra terra.
Composta mercoledì 5 dicembre 2007
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    Scritta da: Paolo

    Da Natale in poi

    Le luci s'arrampicano sui muri, ed accendono le strade,
    - è il Santo Natale -
    e quella donna continua a percorrerle, senza bisogno di regali, né tantomeno di vanitosi pensieri.
    Un tempo quella donna fu ragazza coccolata.
    Natale dopo Natale, regalo dopo regalo,
    se ne scelse uno.
    Pensò ad una vita congeniale, ad un trascorrere senza dolo.
    Una soluzione esiste, ma ad uno scuro nero stare rimane colei...
    seppur donna sia diventata.
    Donna ora, che passa sotto le mie finestre,
    nel portamento - solo che con inganno or la consola -
    come un'elegante espressione abituale;
    l'esclusione dal tribolato ingigantire di luci lungo le pareti,
    dimenticando coloro che tanto vicini pensarono di accompagnarla,
    ma, col Natale, ne furono diseredati.
    Ma chi piange il pianto di piante prematuramente morte,
    non ascolta la donna che continua a crescere.
    E lei dopo quelle piante.
    Lei passa d'un fiato le giunture verdi, sante e dal folto auspicio,
    che vorrebbero arrivare fin alla strada,
    sicura di poter evitare con scelta.
    All'abbaglio, che spacca le mie consuete finestre,
    io defletto un vetro che fa per Lei come un canale,
    un'aria di aria apparentemente respirata male.
    Io ne chiudo i battenti, con fervore,
    con tanto di gomito,
    nell'attesa che
    quella donna possa prevaricare quell'aiuto
    ed arrivare
    con speranza, a ciò che io giudico con sapore.
    Composta domenica 16 dicembre 2007
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      Scritta da: Paolo

      La mia Prima Donna

      Fulgido sguardo distaccato,
      affascinante latenza di sorriso,
      voluttuosa svogliatezza.
      Ed io con te,
      nostalgico,
      accarezzo movenze figlie di quotidianità.
      La mia contemplazione estatica
      che brama le tue disincantate gesta.
      Il mio desiderio indesiderabile.
      Sei tu il mio sfogo di membra,
      annego tra le tue braccia.
      E con te,
      lieto,
      accolgo l'incontro del mio destino.
      Composta lunedì 30 giugno 2003
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