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Le migliori poesie di Pablo Neruda

Poeta, diplomatico e politico, nato martedì 12 luglio 1904 a Parral (Cile), morto domenica 23 settembre 1973 a Santiago del Cile (Cile)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Frasi per ogni occasione.

Scritta da: Marco Giannetti
Qui ti amo.
Negli oscuri pini si districa il vento.
Brilla la luna sulle acque erranti.
Trascorrono giorni uguali che s'inseguono.

La nebbia si scioglie in figure danzanti.
Un gabbiano d'argento si stacca dal tramonto.
A volte una vela. Alte, alte stelle.

O la croce nera di una nave.
Solo.
A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima.
Suona, risuona il mare lontano.
Questo è un porto.
Qui ti amo.

Qui ti amo e invano l'orizzonte ti nasconde.
Ti sto amando anche tra queste fredde cose.
A volte i miei baci vanno su quelle navi gravi,
che corrono per il mare verso dove non giungono.
Mi vedo già dimenticato come queste vecchie àncore.
I moli sono più tristi quando attracca la sera.

La mia vita s'affatica invano affamata.
Amo ciò che non ho. Tu sei cosi distante.
La mia noia combatte con i lenti crepuscoli.
Ma la notte giunge e incomincia a cantarmi.
La luna fa girare la sua pellicola di sogno.

Le stelle più grandi mi guardano con i tuoi occhi.
E poiché io ti amo, i pini nel vento
vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie di filo metallico.
Composta giovedì 13 dicembre 2012
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    Ricordo com'eri l'autunno scorso.
    Eri il basco grigio e il cuore quieto.
    Nei tuoi occhi lottavano i bagliori del crepuscolo.
    E le foglie cadevano sull'acqua della tua anima.

    Aggrappata alle mie braccia come un rampicante,
    le foglie raccoglievano la tua voce lenta e calma.
    Falò di stupore in cui la mia sete bruciava.
    Dolce giacinto azzurro curvato sulla mia anima.

    Sento vagare il tuo sguardo e l'autunno è lontano:
    basco grigio, voce d'uccello e cuore famigliare
    dove migravano i miei desideri profondi
    e cadevano i miei baci allegri come braci.

    Cielo dalla nave. Campo dai colli.
    Il tuo ricordo è di luce, di fumo e di stagno quieto!
    Oltre i tuoi occhi ardevano i tramonti.
    Foglie secche d'autunno giravano nella tua anima.
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      Scritta da: Jean-Paul Malfatti

      El pájaro yo

      El pájaro yo

      ME llamo pájaro Pablo,
      ave de una sola pluma,
      volador de sombra clara
      y de claridad confusa,
      las alas no se me ven,
      los oídos me retumban
      cuando paso entre los árboles
      o debajo de las tumbas
      cual un funesto paraguas
      o como una espada desnuda,
      estirado como un arco
      o redondo como una uva,
      vuelo y vuelo sin saber,
      herido en la noche oscura,
      quiénes me van a esperar,
      quiénes no quieren mi canto,
      quiénes me quieren morir,
      quiénes no saben que llego
      y no vendran a vencerme,
      a sangrarme, a retorcerme
      o a besar mi traje roto
      por el silbido del viento.
      Por eso vuelvo y me voy,
      vuelo y no vuelo pero canto:
      soy el pájaro furioso
      de la tempestad tranquila.

      L'io uccello

      Mi chiamo Pablo, l'uccello,
      l'uccello di una sola piuma,
      il volatore d'ombra chiara
      e di chiarezza confusa,
      le ali non mi vedono,
      le mie orecchie risuonano
      quando passo tra gli alberi
      o sotto le tombe
      così come uno sfortunato ombrello
      o come una spada sguainata,
      teso come un arco
      o rotondo come un'uva,
      volo e volo senza saperlo,
      girato nella notte buia,
      chi viene ad aspettarmi,
      chi non vuole il mio cantare,
      chi mi vuole morto,
      chi non sa che sono arrivato
      e non verrà a battere,
      a sanguinare, torcere
      o baciare il mio vestito rotto
      dal fischio del vento.
      Così vengo e me ne vado,
      volo e non volo, ma canto:
      sono l'uccello furioso
      della tempesta tranquilla.
      Composta lunedì 8 aprile 2013
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        Scritta da: Luciella Karenina

        TIMIDEZZA

        Appena seppi, solamente, che esistevo
        e che avrei potuto essere, continuare,
        ebbi paura di ciò, della vita,
        desiderai che non mi vedessero,
        che non si conoscesse la mia esistenza.
        Divenni magro, pallido, assente,
        non volli parlare perché non potessero
        riconoscere la mia voce, non volli vedere
        perché non mi vedessero,
        camminando, mi strinsi contro il muro
        come un'ombra che scivoli via.
        Mi sarei vestito
        di tegole rosse, di fumo,
        per restare lì, ma invisibile,
        essere presente in tutto, ma lungi,
        conservare la mia identità oscura,
        legata al ritmo della primavera.
        Composta mercoledì 12 settembre 2012
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          Scritta da: Elisa Iacobellis

          La mattina è gonfia di tempesta

          La mattina è gonfia di tempesta
          nel cuore dell'estate.

          Come bianchi fazzoletti d'addio viaggiano le nubi,
          il vento le scuote con le sue mani peregrine.

          Cuore infinito del vento
          che palpita sul nostro silenzio innamorato.

          E ronza tra gli alberi, orchestrale e divino,
          come una lingua piena di guerre e di canti.

          Vento che rapina fulmineo le foglie secche
          e devia le frecce palpitanti degli uccelli.

          Vento che le travolge in onda senza spuma
          e sostanza senza peso, e fuochi inclinati.

          Si rompe e sommerge il suo volume di baci
          combattuto sulla porta del vento dell'estate.
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