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Le migliori poesie di Oscar Wilde

Poeta, aforista, scrittore, drammaturgo, giornalista, nato lunedì 16 ottobre 1854 a Dublino (Irlanda), morto venerdì 30 novembre 1900 a Parigi (Francia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Umorismo, in Racconti e in Frasi per ogni occasione.

Scritta da: Marzia Ornofoli

Vita nuova da rosa mistica

Stavo dinanzi al mare arido e le onde
Con gli spruzzi sul viso nei capelli
Mi colpivano. Lunghi fuochi rossi
Ardevano nel cielo, urlava il vento.
Verso terra stridevano i gabbiani.
"Perché" gridai "la mia vita è di dolore,
e come il mare i miei campi turbinosi
Non producono alcun frutto?"
Erano lacere, squartate le mie reti.
Tuttavia, come un ultimo dado le gettai
Nel mare, e attesi.
Non la fine apparve, lo splendore
Dalle acque nere del passato
Emerse in membra candide!
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    Scritta da: Elisabetta

    Pasqua

    Le trombe argentee squillarono nella Cupola:
    La gente cadde in ginocchio a terra, emozionata:
    E recato sul collo degli uomini io vidi,
    Come un gran Dio, il Santo Signore di Roma.
    Sacerdotale, egli portava una veste più bianca della spuma,
    E, regale, si paludava in rosso maestoso,
    Tre corone d'oro gli si levavano alte sul capo:
    In splendore e in luce il Papa passò.
    Furtivamente il mio cuore ripercorse ampi deserti d'anni
    Fino a Uno che vagò presso un mare solitario,
    Ed invano cercò un luogo di riposo:
    "Le volpi han tane, e ogni uccello ha il nido.
    Io, solo, io debbo vagare stanco,
    Piagarmi i piedi, e bere vino e sale di lacrime".
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      Scritta da: Marzia Ornofoli

      Chi non ha mai visto

      Chi non ha mai visto in una stanza buia
      Filtrare la luce del giorno
      -Levandosi da un corpo adorato
      Per accostare le tende
      Con gli occhi sfiniti e pesti-
      Non può capire quel che cerco di dire,
      Quanto lungo fosse l'ultimo bacio, quanto lento
      Quanto caldo il suo indugio.
      Composta venerdì 7 agosto 2009
      dal libro "Poesie" di Oscar Wilde
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        Scritta da: Marzia Ornofoli

        È pieno inverno

        È pieno inverno, sono nudi gli alberi
        Tranne là dove si rifugia il gregge
        Stringendosi sotto il pino.
        Belano le pecore nella neve fangosa
        Addossate al recinto. La stalla è chiusa
        Ma strisciando i cani tremanti escono fuori,
        Scendono al ruscello gelato. Per ritornare
        Sconsolati indietro. Avvolti in un sospiro
        Sembrano i rumori dei carri, le grida dei pastori.
        Le cornacchie stridono in cerchi indifferenti
        Intorno al pagliaio gelato. O si acquattano
        Sui rami sgocciolanti. Si rompe il ghiaccio
        Tra le canne dello stagno dove sbatte le ali il tarabuso
        e allungando il collo schiamazza alla luna.
        Saltella sui prati una povera lepre,
        Piccola macchia scura impaurita
        e un gabbiano sperso, come una folata improvvisa
        Di neve, si mette a gridare contro il cielo.
        Composta martedì 11 agosto 2009
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