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Poesie di Nicola Antonicelli

Formaggiaio, nato sabato 10 ottobre 1959 a San Donato di Lecce (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Racconti e in Diario.

Scritta da: Nicola Antonicelli

E, Saigon ride

Si smarrisce il tempo, il cielo infinito, turbolento
Il filo, il filo che lega foglie e sentimento.

Saigon è musica, nulla tace il silenzio
S'ode nell'aria, pacifici imbrogli.
Tra due ruote, tre ruote, quattro ruote e tanti piedi,
scalzi piedi, mani nude, paglie e palme, freschi frutti.
Saigon mare, Saigon amore, Saigon terra.
S'eleva tra vetro e cemento, tra verde e sgomento.
Questa gente ama i colori,
questa gente prega in silenzio,
la loro voce è un canto.
Il filo lega foglie e vento.
L'odio muore,
Saigon sorride.
Composta martedì 13 ottobre 2015
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    Scritta da: Nicola Antonicelli

    Al mio amico Giò

    Mani in tasca, sigaretta in bocca,
    capello sciolto, barba incolta,
    sguardo truce, voce di marmo,
    spacca la strada, gesto tiranno.
    Passa Giò, l'americano

    Chi c è sotto la corteccia d'un ceffo da galera?
    Sguaina una fiamma, ch'è può esser gemma.
    Cartaccia e collant della sua bella.
    Risa di melagrana, urlo di falco,
    Giò l'americano. Saette e lampo.

    Strada di luna, pescatore dei ghiacci, nascondi e scappi, non lasci una traccia.
    Hai volato pe mondi, la tua valigia è dura.
    Giò lascia il segno, amiconemico
    senza remore senza inganni.
    Composta martedì 13 ottobre 2015
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      Scritta da: Nicola Antonicelli

      Intrecciatore di lune

      Conosco un tipo, che intreccia lune,
      che va di notte, seguendo stelle.
      Sul ponte all'aurora d'oggi chiese un dono:

      "Regalatemi parole.
      Vezzose, acute, scintillanti o rugose. Siano esse marce, già
      usate o nuove, fiordalisi o spade, pulite, coincise o inestricabili grovigli.
      Parole: scialbe o piccanti, nane o giganti, muti sussurri o urlate in coro.
      Regalatemi parole.
      Siano esse slegate, folli, senza senso, né morale, né decoro.
      Sortite dall'anima, d'un sol respiro
      come squilla la vita al primo vagito."

      Il tipo, caglia, tra sassi, sale, sabbia e sole.
      Ha mani dure, sottil maniere, odia il rumore
      passeggia, a piedi scalzi, anche se il cuore duole.

      "Al bordo del lago, spezzo rametti.
      Le cime orlate di mutanti nubi.
      Foglie tremanti al vento d'ottobre.
      Il pensiero, viene. S'appoggia, regna, sovrasta. Sconquassa.
      Il guizzo d'un pesce, gracchia un corvo, abbaglia d'oro l'ultimo sole.

      Il pensiero passa. Al bordo del lago spezzo rametti."

      L'aurora è andata anche quest'oggi.
      Resterà il dono.
      Che siano esse, parole
      lago, cime, sole o pioggia e un bel tramonto.
      Il tipo va, seguendo stelle.
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        Scritta da: Nicola Antonicelli

        Scrivo di notte

        Scrivo mentre sveglio alla notte
        Tutto tace, silenzio, una goccia sul tetto
        Due cuori battono piano nel letto
        Sara un tuono nell'anima, o un violino eterno
        Sara la fame la sete la voglia di no so che altro.
        Allora scuoto la mano, e apro un solco.
        Qualcosa bussa a sto pagliaccio loco
        Scorre sto fiume senza catene
        Pazzo d'amore di vita e di vento
        Una grande voglia di cantare e gridare
        Quattro amici e i fili d'amore
        Mentre sorge il sole e fuori piove

        Gocce sottili, senza pretese
        Che restino dentro in fondo al cuore
        Fermare il tempo e abbracciare il momento.
        Calpestiamo fiori mangiamo parole
        Respiriamo piombo ciechi e muti
        Pazzo pazzo pazzo d'amore
        Quattordici amici una rosa e un fiore
        Dall'alba alle stelle bisogno d'amore
        Per giorni schifosi per notti sospese
        Mai domo di guerra, di sfide e di abbracci
        No proprio no riesco a chiuder gli occhi
        Ho tanto da fare
        Quattrocento amici un fuoco e il mare
        Qualcosa che bussa, ci voglio stare
        La penna vola il pensiero intrecciato
        Profumo d'asado inebriato di vino
        Un mazzo di viole tanti sguardi d'amore
        No vedo il semaforo
        Ma disegno il tuo cuore
        No sento il grido del mio nome e cognome
        Ma percepisco il tuo soffio d'amore

        Quattromila amici una rosa e un fiore
        Come un immenso universo stringiamoci dentro
        Le più belle cose, poi gettiamole al vento
        Gridando e cantando
        Fermeremo il tempo
        Di sole ardente
        Di stella che brilla
        Un diamante di brina, erba vita sole
        Mentre fuori piove, la vita continua.
        Composta lunedì 30 marzo 2015
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          Scritta da: Nicola Antonicelli

          Da Locos


          Sto cercando tra il fuoco ed il ghiaccio.
          Sto cercando nel silenzio diverso.
          Camminando sui piedi degli altri, scoprendo quei punti nascosti.

          Ho acceso i sensi di note, una musica che non viene da te.
          Sto cercando di dare un respiro, al fiato che mi esce di gola, a quello che poi si fa parola.
          Diviene gesto, ilare e muto, in un questo contesto.

          Pazzo, di che? Mi chiede qualcuno. Pazzo di me, senza nulla nel fondo.
          Sto cercando in mezzo, ai lati, di sotto.
          Sto cercando come un matto, o forse come uno stronzo.
          Come uno qualsiasi, che non gliene frega niente.
          Spazzatura usata, film già visto, attor che recita senza patente.

          Eppure ci sono, o almeno, credo di credere.
          Eppur quando suono attraggo la gente. Suono canto e poi lascio il luogo.
          Come zingaro falso, ho un carro senza il cavallo.

          Seguo ramingo essendo del posto. Mi chiedi il nome?
          Sono solo un riflesso, un abbaglio, il numero di un posto.
          Creato dal nulla, caduto in culla, tra mare e terra, son diventato nessuno.

          Interpreto un canto, dettatomi dal di dentro.
          Potrà sembrar fuoco, ghiaccio, fango, un verso stanco. Senza senso.
          Sperso senza rotta, in un oceano di bianco.

          Eppure ci provo. Busso a sta porta. Non risponde nessuno.
          O forse ho sognato d’esser sveglio.
          Composta giovedì 5 marzo 2015
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