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Le migliori poesie di Nelson Padoan

Artista, nato lunedì 9 febbraio 1987 a Mestre (VE) (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Racconti e in Frasi per ogni occasione.

Scritta da: Nelson

Una lenta morte

Penetro nel suono
come una cuspide affilata,
come un angelo dimenticato
dalle grazie del firmamento.
Lento, mi lascio scolpire,
stendere, rilassare.

Mi lascio andare, in questo bagno
di gioia luminosa, chiudendo gli occhi
per vedere nel sonno quello che accadrà.

Le mie membra si fanno leggere,
s'abbandonano lievi nel vento,
come foglie variopinte, colpite
dalla rugiada durante il mite autunno.

Ascolto la mia pelle vibrare
come tante farfalle migranti.
Leggo, dolci suoni vaporosi
mentre macchine infernali
costruiscono gabbie d'acciaio
per i miei sogni, per la mia notte.

Odo vascelli imperiali
solcare le tiepide acque
di questo madido pensiero.

Muoio in un deserto di ghiaccio,
in una culla di profondi respiri,
mentre cavalli meccanici, forgiati
in ferro e avorio, cavalcano con furia
le mie vertebre doloranti, corrose
dall'acido del battito ancestrale.

Una folla mi acclama,
sorride eterea
durante la mia passione.

S' apre una porta tra le nubi,
un cancello di luce
al di sopra dei volti
e delle foreste innevate.

Sciolgo qui le mie vene,
in un canto di cigni lontani,
guardando il cielo incupirsi
e le madri morire, davanti
i propri figli, i loro avi
e questa marcia di cadaveri ansiosi.
Composta venerdì 16 novembre 2012
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    Scritta da: Nelson

    Due ore

    Due ore
    per parlare del mondo,
    per discutere sul niente.
    Due ore
    per chiudere una porta,
    per aprire un varco
    tra due identità.
    Due ore
    per disegnare un volto,
    per imparare a baciare,
    per morire steso
    in un campo di grano
    tra foglie mature
    e sentieri di plastica.
    Due ore
    per tornare a casa
    da quel mondo lontano,
    da quel colle sperduto
    da cui si vede tutto,
    da cui posso volare.
    Due ore,
    due ore ancora
    e potrò dire
    di aver vissuto in eterno.
    Due ore
    e potrò sentire ancora
    quel vento contro,
    quel calore innato,
    quel suono cupo
    di cui ormai
    sono perdutamente
    innamorato.
    Composta martedì 5 marzo 2013
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      Scritta da: Nelson

      Un cosmonauta dimenticato

      Braccia conserte
      davanti una luce digitale,
      chiuso dentro questo guscio;
      chiuso in una cabina spaziale
      dimenticata sulla terra.
      Sottolineo qualche riga,
      di questo decalogo,
      di questa vita che mi aspetta.
      Là fuori l'atmosfera non è respirabile,
      qui dentro vivo dei miei sospiri,
      delle mie parole.
      Un altro giorno da segnare,
      un diario di bordo che conosco a memoria.
      Leggo per non dimenticare,
      scrivo per rimanere sveglio.
      Non so quanto si possa andare avanti,
      non so per quanto tempo ancora,
      non so più nulla.
      Perché sono qui?
      Dove sono tutti quanti?
      Non c'è più nemmeno il sole.
      Rimangono soltanto le mie parole,
      le mie pagine, i miei sogni.

      6 Settembre, anno 2014 – Continuo a ricordare.
      Composta domenica 6 settembre 2009
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        Scritta da: Nelson

        Risveglio mentale

        Illuminanti pensieri sorgono
        carezzando il mio ego,
        spolverando le mie tensioni,
        inspiegabili gesta.
        Immacolate concezioni
        di beata follia, candide storie
        di putrida luminescenza.
        Vago nel mio manto cerebrale
        assaporando i teneri frutti,
        cogliendo le bacche acerbe
        e le dolci note dei ricordi.
        Nuoto in un mare nero,
        liquoroso e sottile.
        Affogo nelle mie ceneri,
        risvegliandomi nudo
        in un letto nuovo.
        Composta sabato 13 ottobre 2012
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          Scritta da: Nelson

          Il desiderio di un prigioniero

          Un cielo plumbeo
          mi sporge, sapiente,
          quel senso di decadimento
          interiore che m'ammalia,
          mi storce. Mi rende libero
          in un vaso di fango,
          fiero, in una discarica di
          discordia e malumore.
          Giudico, senza potere,
          dalla finestra aperta
          sul cortile accanto,
          nutrendo la mia bile
          con altro acido
          e frutta secca.
          Deglutisco amaro,
          mordendo sabbia
          e polsi di mummie
          ricoperti al cioccolato.
          Quale merenda migliore
          di quella fatta
          con il risentimento
          e le parole.
          Quale angoscia
          mi porterà via
          il bicchiere vuoto
          e quale colore
          abiterà le periferie
          della mia prossima tela.
          Non ho potere
          sotto questo convoglio
          di nubi e grigie abitudini.
          Non posso nulla
          oltre queste sbarre
          che m'ingabbiano
          e appiattiscono
          il desiderio creativo
          di seminare zizzania
          e orrore tra la razza umana.
          Composta mercoledì 27 marzo 2013
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