Scritta da: Nello Maruca

Saggio corona di sonetti

In questa classe siamo sedici alunni,
nove siam maschi, sette sono donne.
Quattro son compagni dei passati anni;
un solo maschio e tre hanno le gonne.

Elsa, Lucia e Caterina Lo Munni
nomata, per sue rime, poetessa "Erinne" *
il maschio, compagno, Cucco Giovanni.
Quest'è la prima B d'Istituto Aronne.

Uom'elegante da fattezze basse,
si sofferma tra i banchi e sorridente
dice: sono il docente Carlo Alasse

proffessor di lettere in questa classe,
al vostro fianco sarò costantemente,
io sarò ruota e voi sarete l'asse.
Nello Maruca
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    Scritta da: Nello Maruca

    Eredità

    Di un padre moribondo
    scriveva Passeroni
    che al letto chiamò al bordo
    per mai aver tenzoni
    i dieci figlioletti
    che tutti tiene in petto.
    Dà un mazzo di bacchette
    legate strette strette.

    Chi rompe, dice, il fascio
    e mi mostra possanza
    ogni ricchezza lascio
    e gli altri restan senza.
    Dall'uno all'altro
    così, il fascio passa
    ma niun pur forte e scaltro
    lo sfascia di sua possa.

    Ad ogni figlio, allora,
    solo una verga dona,
    spezzatela, qui, ora
    e avrete il vostro dono.
    E tutte in un istante,
    l'ha scritto Passeroni
    le verghe furo infrante.
    Ecco or qui il dono:

    Se lontan da voi le risse,
    cagion di debolezza
    le avrete regola fissa
    vi avrete una corazza.
    Se lontano le contese
    invece vi terranno
    per niun nemico è impresa
    donarvi pena e affanno.

    Pure i debolissimi
    che pensavanvi pria forti
    saran per voi fortissimi
    se voi sarete smorti.
    L'ha scritto Passeroni,
    pur'altri prima ancora,
    io ne confermo il vero
    che ne son prigioniero

    Non sono, pertanto, alcuno
    perché mi persi ognuno.
    Perciò tenete cura,
    Per evitare sciagura,
    Di rimanere tutt'uno.
    Nello Maruca
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      Scritta da: Nello Maruca

      Qualità del cornuto

      La bontà, è risaputo, qualità
      è del cornuto che quand'anco la sua donna
      trova a letto con l'amico a sfregarsi
      l'ombelico, li osserva desolato
      e per mera umanità, avvilito,
      se ne va..
      Poi credendo che l'amico dipartito
      si sia già, come d'uso d'ogni dì,
      torna a casa al mezzodì; da sull'uscio
      fragoroso ode il riso degl'amanti
      e allora cosa fà? Scoraggiato
      se ne va.
      Attraversa il ponte grande, scende giù,
      verso la valle, si sofferma sulla sponda,
      guarda l'acqua gorgogliante: si lo fò.
      Indi pensa alla sua donna, indietreggia
      di un bel po': Poverina! Non lo fò.
      Ed allora cosa fa? Mogio, mogio
      se ne va.
      La campana dondolante dona l'ora
      della sera, il profumo delle viole
      sta a nunziare la primavera;
      Lui è solo nei suoi pensieri: a quest'ora
      ancor lo trovo? Certo no!, è ora di cena.
      Farfugliando in questo dire verso casa
      s'incammina.
      Mentre il sole cala a ponente
      avanzando lentamente, con il cuore
      palpitante guarda in alto, ahimè
      chi vede? È l'amico alla veranda
      che ridendo sta cenando. Si domanda:
      Mo che fò? Più lontano me ne vo.
      Poi, intanto, la campana dalla vetta
      al campanile lenta batte mezzanotte;
      con in cuore speranze vane fa ritroso
      il suo cammino, alla luce della luna
      della casa ai gradini stancamente
      s'incammina e la chiave nella toppa
      ruota lento, pian pianino e con fare
      quasi furtivo alla camera da letto
      tristemente s'avvicina. La sua donna
      con la guancia è distesa sulla pancia
      dell'amante ch'è d'accanto. Indietreggia,
      va in cucina, un trinciante stringe
      in pugno e s'avventa alla consorte
      e dell'uomo fa stessa sorte. Poi s'accascia
      lentamente e riposa, finalmente.
      Pure questo è risaputo qualità
      è del cornuto. N. Maruca.
      Nello Maruca
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        Scritta da: Nello Maruca

        La mendace

        Emendati, pusillanime pel male
        che vai facendo e possa nel prosieguo
        della vita altera frenare la spirale
        e la coscienza volta del male sia al diniego.

        Non hai forse mai udito la voce
        della nutrice che da dentro il sepolcro
        t'incita e t'invita a non essere mordace
        ma dell'amore estimatrice e fulcro?

        Da dentro il nero avello t'invoca,
        ti scongiura d'essere meno dura
        con chi ti fu assai tenero e t'evoca
        il focolare e t'evoca le mura

        dove entrambi furo, dove si nutriro.
        Il focolare ardente che tutti riscaldava,
        le mura affumicate dentro cui crebbero
        quando il pensier di lei all'Africa vagava.

        Se la muta voce ancora non odi
        la soglia non varcare della Casa di Dio
        che i pensieri tutti sono presenti
        a Lui che legge persino dentro l'io.
        Nello Maruca
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          Scritta da: Nello Maruca

          L'affetto

          Bisogno quanto l'aria per la vita,
          quanto d'acqua bisognevole n'è corpo,
          non meno del sangue circolante in vena,
          non meno di vena trasportare sangue,
          non meno di lingua a proferir parola,
          non meno d'anca per deambulare,
          non meno d'intelletto per capire
          e quanto occhi necessitano al vedere,
          non meno di narici per l'olfatto,
          non meno di palato per sapore
          e non meno della bocca per respiro.
          Quanto di queste cose vogl'affetto.
          Nello Maruca
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