Scritta da: Nello Maruca

L'abbandono

Nelle tristi passeggiate estive
solo mi trovo presso quel ruscello
laddove era tutto lustro e bello
mentr'ora appare sterile e brullo
per la tua assenza, mia soave stella,
e pure le foglie che son verdi e vive

paiono mosce, penzolanti, smorte.
Ti dipartisti e più non ritornasti,
provocato in cuore m'hai enormi guasti.
Sono certo, non a male lo facesti
se dentro tieni quei sentimenti onesti
d'allora che amore giurasti fino a morte.

Certo è la sorte che ti tien discosta,
non scema, però, la pena dell'abbandono
giacché sognato sempre avea in quel dono
ch'avere la donna amata spera ognuno;
sentirsi gratificato, essere qualcuno
d'aver seco l'amata di carezze desta.
Nello Maruca
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    Scritta da: Nello Maruca

    L'abisso

    In vetta mi restavo all'alto monte
    dalle pareti lisce, strapiombate
    e tutt'intorno v'era un fosso nero
    per quanto che potea vista mirare.
    Solo mi stavo lì, senza speranza
    tremante per lo freddo e di paura;
    le membra anchilosate, solo tormento,
    il corpo mal reggevano le gambe
    e la vista si spegneva lentamente.
    Il cuore, di vita, in petto dava
    segnale per forte, velocissimo pulsare.
    Tremante, stordito, impaurito per tempo
    mi restai quando, qual fulmine, aprironsi
    le porte del cervello e dolce, soave
    di luce luminosa a braccia aperte
    avvolte dal Divino, azzurro Manto
    la Celeste Maria m'appar di fronte.
    In un abbraccio mi stringe dolce e caldo
    e mi riporta per lo sereno cielo,
    a braccia aperte a mò di rondinella
    oltre l'abisso periglioso e nero
    in pianeggiante, odoroso, erboso prato.
    Mi giro, non è più,. Nel nulla s'è dissolta.
    ed io all'alto Cielo volto lo guardo
    per lo scampato periglio e la serenità
    che dentro m'ero, così, pregai: Veneranda
    Madre! O Divina!. Un respiro vicino:
    Era mia moglie: Tutto fu un sogno.
    Nello Maruca
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      Scritta da: Nello Maruca

      Il denaro

      Mai grand'amore per il denaro ebbi
      tanto che poco e male lo conobbi;
      m'accorgo, ora, però, che mancando esso
      nemmanco il necessario t'è concesso.
      Vero che la felicità non la precetta
      ma di piaceri, sì, fa grand'incetta.
      Indifferente gli resta la morte
      ma dona garanzia di buona sorte.
      Non assicura, no, la vita eterna
      ma dona ricchezza ed agio sulla terra.
      Certo, beato non è chi lo possiede
      ma il misero ginocchioni, lui in piedi.
      Nello Maruca
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        Scritta da: Nello Maruca

        Stranezza

        Costantemente in terra l'uomo è vilipeso
        perciò, ahimè, chi vive su questo Pianeta
        tosto, spesso, tiene voglia di giungere alla meta
        giacché più il tempo scorre più la vita è peso.

        Vuole il buon Dio, però, che in alto è altro Loco
        laddove si vive eternamente in piena pace
        dov'è quiete perenne; è luce, e tutto tace.;
        contrario di quanto si ha in questo fuoco. *
        Nello Maruca
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          Scritta da: Nello Maruca

          Il ricordo

          Mai prima m'eri apparsa sì diversa
          Giacché la mente mia di ricord'arsa
          Ti avea inglobata ancora giovinetta
          E mai avanti osò: restò dormiente
          Ai bei ricordi della fanciullezza
          Allorquando ridondavi di gaiezza.
          Immutata, nel tempo, nella mente
          Restava la tua imago adolescente,
          il dolcissimo guardo avviluppante
          e i lunghi, biondi, bellissimi capelli
          e il viso dai tratti snelli e molto belli.
          L'andatura sensuale e fluttuante,
          la voce carezzevole e suadente,
          le rosee, carnose labbra sorridenti,
          le affusolate mani e i candidi denti.
          I fiorellini della chioma adorni
          E il serpeggiante ruscello schiumeggiante,
          che all'ombra della grande pietra,
          accanto al faggio gigante e verdeggiante
          i piedi ci baciava la limpid'acqua tra
          un innocente bacio e una carezza.
          Snello lo corpo d'elegante gazzella
          L'insieme tutto di mattutina stella.

          Tutto rimasto è là, com'era allora
          Quando serenità elargiva ed allegrezza
          Mentr'io mi resto nella speme, ancora.
          Né quella pietra d'immensa grandezza
          Alcunché mutato ha del suo aspetto;
          sol'io ho perso la dolce giovinezza:
          Lo dice il viso dal mutato aspetto.
          Quest'oggi t'ho incontrato in via Verdisca
          ove passammo la nostra etate fresca;
          gli occhi celesti ancora ma alquanto
          tristi, lo guardo dolce sì, ma simil spento,
          non più la soffice chioma dal colore biondo
          ma crine che di biondo ha solo un fondo.
          Il passo incerto, ahimè, e assai lento,
          la voce dolce ancora ma tremolante
          il labbro assottigliato e penzolante.
          Poco di quanto in mente è somigliante
          Giacché in essa rimasta er'aitante
          Ed ora m'appari, invece, assai cadente.
          Sol'ora mi sveglio dal lungo torpore
          E nella realtà m'immergo di quest'ore
          Che tutta m'appare nell'interezza
          E mi dice che l'allegra giovinezza
          Volutamente rimasta era presente
          A dar sollievo alla mia stanca mente.
          Nello Maruca
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