Scritta da: Nello Maruca

Tristezza

Quanta tristezza, o Dio, che sofferenza
avere tanti fratelli e esserne senza.
Forse perché l'umanità non tiene essenza
diniego, perciò, d'affetto e indulgenza.
Se nell'amor non è la temperanza
tosto scompare da mente la pazienza,
si spezza il sottil fil della speranza,
subentra, indi, rabbia e arroganza.
Finché della sincerità c'è la presenza
appare tutto favola e romanza;
allorquando qualcuno vive d'importanza
l'altro fa calare nell'impotenza
perciò a mano che quell'altro avanza
colui che pria tenea pari uguaglianza
cade e finisce presto nell'indigenza.
Quell'altro, lo spergiuro, nell'indecenza.
Se spiegare si dovesse la causanza
di tal caparbia e stupida perseveranza
ciascuno direbbe: In me è tolleranza.
Altri son privi di buona coscienza
ignari di cos'è la fratellanza.
Nello Maruca
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    Scritta da: Nello Maruca

    Il medico – uomo –

    In tempo sì volgare e traffichino
    Ove d'imperio regna corruzione
    pare non vero trovare uomo sì buono
    che qui m'appresto a dare descrizione:
    Età apparente sulla quarantina,
    altezza un metro e una settantina;
    di peso pare poco più di norma,
    tronco ben fatto, d'elegante forma.

    Animo incline, lesto alla bisogna
    La costumanza sua nessuno lagna.
    Ben educato, colmo di franchezza
    Nessuno lamenta sua castigatezza.
    D'Ippocrate difficil via ha intrapreso
    E ad ogni male dà il giusto peso,
    con grande lena a mo d'uccel rapace
    esegue il suo lavoro, ascolta e tace.

    Spiccata perspicacia in mente alberga
    Onde in certezza sua ricetta verga;
    il suo intelletto non resta mistero
    ché nel diagnosticare è sempre vero.
    Di sì gran dote l'ha fornito Iddio
    Alfin che poco badi al proprio io
    Ma dell'altrui sventura
    Ne fia propria premura.
    Nello Maruca
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      Scritta da: Nello Maruca

      La noncuranza

      Da quando il sole levasi a levante,
      finché ogni sera, poi, cala a ponente
      resta incarnato nelle distorte menti
      l'atteggiamento a nome noncuranza.

      Pur senza nulla dire e nulla fare
      rivelasi, però ben brutt'affare
      che sfondando ago d'umana bilancia
      trapassa i cuori qual'aguzza lancia.

      Di mali, in fondo, l'umanità è invasa
      e li lotta e controlla in ogni fase,
      mal combatte ignobile perseveranza
      di perversa, stolida noncuranza.

      Infidi son coloro che l'hanno in uso,
      esseri stolti, amanti del sopruso
      feriscon ché d'affetto hanno carenza
      calandosi nell'obbrobriosa indifferenza.
      Nello Maruca
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        La sfortuna

        Se di palazzi, case e appartamenti,
        se di ville e terreni ubertosi
        e di estesi, proliferi prati erbosi,
        di greggi e mugghianti armenti
        avessi di tal possidenza poca contezza
        e se di seno fossi d'altra razza
        or non potrei qui dire di mia stanchezza
        ché alcuno dire mai avrebbe osato
        cosa che male avrei poi sopportato
        e avrebbe al mio cospetto ebbrezza
        non certamente per sua contentezza
        ma per lo stato della mia altezza.
        Di ciò la dea bendata non mi fè dono
        indi sul dorso m'ho fulmine e tuono.
        Nello Maruca
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