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Scritta da: Nello Maruca

Discernimento

Quando l'anima mia dal nero avello
trasla entro il dantesco nono cerchio
dell'inferno e consuma nell'attizzato
fuoco rovente, entro lo tuo cervello
luce tramuta qual'immagine l'occhio
e solo allora discernimento avrai
del peccator che t'ha curato e tanto
supportato. Soltanto allora sprezzo
terrai del velo che le pupille t'ha
per tempo chiuso, scosta tenendoti
e lontana da chi entro t'avea in cor
dolente e nella sua anima piangente.
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    Scritta da: Nello Maruca

    La Leggiadria

    Dolce immago leggiadra donzelletta
    Da tondeggiante capo da lunghi
    coperto capei castano scuro
    appena cadenti su serena fronte,
    palpebre ondeggianti, cerulei occhi,
    greco nasuccio conferente stile
    a visino liscio, modellato
    da mento ovaleggiante,
    ben formato con su boccuccia
    da carnose labbra sorridenti,
    da prosperoso curvo seno
    a snella vita
    il tutto coronato vedo.
    È natural bellezza in esso
    affissa, al cui cospetto
    umanità resta perplessa
    e nell'opposto sesso
    in vena il sangue trilla.

    In luogo dei capei castano scuro
    teschio deforme è;
    laddove occhio ceruleo
    era favilla trapela buco nero,
    fondo, orrendo al par di sito
    cui pria era di spicco
    bocca da carnose rosseggianti
    labbra.
    Lungo quei ch'erano fianchi
    di crisma infusi penzolano,
    a lato, due ossei arti
    ch'orripilazione hanno
    su corpo tutto.
    Ov'erano due lunghe,
    tondeggianti gambe or sono
    due stinchi, disdegno
    dell'uman vivente.

    Questo d'ossume gli occhi
    della mente vedono allato.
    Ah! Dove finita è leggiadra immago!?
    Come divina natura oprare
    puote mutazione sì tanta?

    Alito è leggiadria che passa e va,
    non spirito che in corpo sta
    per proseguire, poscia,
    l'andar su le celesti vie.
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      Scritta da: Nello Maruca

      Fuggiasco

      Col nodo in gola,
      spezzato il cuore,
      tremante di sconforto
      e di paura
      su incerto legno
      con acque minacciose,
      turbolenti
      sferzanti i fianchi
      esule desolato
      strascicante va.

      Trepidante alfin
      su sconosciuto suolo
      approda
      e pausa che generoso
      cuore ad esso va.

      Or se l'umanità
      Fosse men cruda
      E se un poco d'amor
      Tenesse in cuore
      Né tu, né io e nessuno
      Terremmo corpo
      E anima a digiuno.
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        Scritta da: Nello Maruca

        Prisma

        Certo cosa non è gratificante
        disfare tutto quel che pria è fatto,
        imporre altro pensiero alla tua mente
        quando concluso avea il primo atto.
        Quarta è questa fatica che su foglio
        appresto e che la precedente rende straccio
        e della cosa assai molto mi doglio
        ch'era lavoro caldo, non di ghiaccio.
        Quella che prima era è cestinata
        e la fatica tutta andò sprecata;
        loco ha trovato nell'immondezzaio
        perché scontrata s'è col ferro e acciaio.
        Quando fu scritta curvo era il soggetto
        ch'era stordito, stracco ed avvilito;
        d'egli si parlava come d'oggetto
        e ognuno lo credea spento e sfinito.

        Perciò la mente mia che non è lesta
        confusa fu a seguir quell'altre teste;
        però l'ha fatto con la penna mesta
        sapendo quelle d'innanzi poco vaste.
        Ora sta qui a dettar quest'altro scritto
        pensando onesto dire del rovesciato
        perciò rinnega quel che pria avea detto
        e della medaglia volta l'altro lato.
        Di perspicacia ognuno esiti porta,
        furbizia, capacità, ingegno e dote.
        Pochi, però, quelli con mente accorta
        trascinatori di carro senza ruote.
        ardua appare di già detta condotta
        che impossibile par tirare all'erto.
        nemmeno il cane rimorchiator di slitta
        e quanto lui trascinatore esperto.

        Quando parea nei fondi abissi neri
        avvolto in una nuvola volante
        portassi innanzi a degli accesi ceri
        e a muto appello sibilò: Presente.
        Confusi furono tutti quegli astanti
        all'apparir di sì tale fantasma
        che con felino sbalzo passò avanti
        sviando le lor menti, come luce prisma.
        Posto occupa, ambito, alla Provincia
        e della cosa è fatta risonanza.
        Guai se qualcun s'accosta, se lo lincia
        a scapito di pazienza e d'eleganza.
        contestatori in loco ne son tanti;
        inermi sono i più, imberbi e mosci.
        Pensansi grandi e scarsi sono talenti,
        se sol li guardi tal li riconosci.
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          Scritta da: Nello Maruca

          L'arranco

          Al fine d'onorare il suo carisma
          che gl'animi seduce da fantasma
          a Cacciatore dedico quest'inno
          per dire dell'arranco, forse indarno.

          A traghettare anime dall'altrui sponde
          trovossi, per tant'anni, con Caronte.
          La barca vecchia, non regge alla fort'onda
          perciò s'adagia a spiaggia ch'è di fronte.

          Nella palude incaglia e, lì affonda
          ma il nocchiero tenta la fort'onda;
          a nuove leve rivolge idee ardite
          mentre le vecchie tenta tenere unite.

          S'appresta, indi, a far la nuova conta
          onde saper la schiera a quant'ammonta;
          se al recupero tornar di vecchia barca
          o di veliero issarsi d'altra marca.

          La schiera di pria spera l'abbia ancora
          e suffragio crescendo risulti ognora.
          La ciurma che avea prima l'ha tuttora
          e arricchita è ora più d'allora.

          L'idee son chiare, non è dubbio alcuno:
          La rotta invertire deve del naviglio
          e indietro riportare tutti ed ognuno
          e, non lasciare alcuno in quel groviglio.

          Col fare suo suasivo e diligente
          ad una ad una accosta la sua gente,
          cerca persuadere chi digrigna il dente
          e, qui, dimostra quanto ch'è valente.

          Con le bandiere rosse ammainate
          sono al ritorno stanche, amareggiate
          quell'anime che pria avea deposto
          in quello che diceva il giusto posto.

          Era l'orgoglio del Partito rosso,
          era la speme della gente mesta
          or si è posato nel partito grosso
          ed ha lasciato quella gente onesta.

          Ah! Se in vita tornasse l'Alma eletta
          resistere non saprebbe a tanto sfascio,
          non capirebbe mai perché dalla riscossa
          si sia adagiato sul disprezzato Fascio.
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