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Scritta da: Nello Maruca

Aurora

Aurora che in mezzo siedi rosseggiante
poi della bianca alba e pria del luccicante
sole che di luce cielo e mondo inonda
ma tua luminosità supera e abbonda.

Pria ch'esso compare e cielo di luce
sua colori già tuo splendore riluce,
ché qual alba a ritroso lo cammino
fai e, di splendore prima sei del trino.

Chi già candido origina tra splendore
di due e forma di luce e di colore
trino, percorso di sua vita è rilucente
ché di macchia nell'andar rimane assente.

Posta con l'Alba e il Sole nell'Olimpo
al mondo doni luce a tutto campo,
d'essa ne resti tutta quant'avvolta
e la spandi ogni dì dall'alta Volta.
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    Scritta da: Nello Maruca

    Il mare

    Distesa immensa d'azzurr'acque
    che l'uman'occhio non discerne fine
    ché al ciel che sovrasta non trova confine
    mai duoma d'uomo, ch'anzi sempre soggiacque
    a tua possanza, mano divin ti mena
    ch'innalza l'onde e infrange sulla rena,
    con fragor le riporta nel tuo seno
    e, come se grembo fosse troppo pieno

    le confonde, le avvolge, le sparpaglia,
    le compatta, le invola come vento paglia,
    con vigor le rigetta sulla spiaggia
    e tutt'intorno è nugolo di pioggia.
    Di superficie pianeggiante e liscia
    come prat'erboso dove capra pasce
    ricca nel fondo di mollusco e pesce
    custode, pure, di crostaceo e bisce.

    Abitatori, nel ventre, mostri marini
    culli come in seno mamma bambini.
    Li trasporti dall'uno all'altro lido
    pari rondine verme al proprio nido.
    Prodiga nel dare gioia e contento
    rallegri umanità piccola e grande;
    l'onde sen vanno al ritmo del vento
    ponendo a spiaggia altalenanti fronde

    divelte d'intemperia alle madri piante.
    Al pari delle gioie che son tante
    di dispiaceri l'umanitade inondi
    e quelle ch'eran pria carezzevol'onde
    brute divengono in un sol'istante,
    né suppliche odon, mai, né lamenti,
    né grida le scuotono e nemmeno pianti,
    seminano lutti senz'alcun compianto.

    Nessuno su di esse ebbe mai vanto.
    Mare! Del Globo in ogni terra vivi,
    i fiumi tutti raccogli e in grembo
    porti e sempre stesse emozion rivivi
    sia che balena carezzi o pesce rombo.
    Mare possente! Che le fort'onde, sulla
    spiaggia, schiumeggianti abbatti;
    mai cosa al mondo, niuno e nulla

    osato pensare han mai che ti combatti.
    Spengi perfino gl'incendiari razzi
    che repentinamente annienti e abissi.
    Mai tema avesti d'uomini e di mezzi
    contro ogni cosa e ognuno segni successi.
    Or burrascoso sei ed ora quieto,
    ora nervoso appari ed or disteso
    e i pesci pasci senz'alcun divieto,

    natanti porti di gran mole e peso.
    L'orca gestisci dal vorace istinto
    com'anco l'alice a cattiveria non usa.
    Alla Sirena dal divino canto
    tua porta, da sempre, lasci schiusa.
    Bellezza tant'è in te, mare divino!
    Somiglia il tuo splendore a bel giardino.
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      Scritta da: Nello Maruca

      Intemperanza politica

      Mi trovavo, di mattino, al Municipio
      giacché sbrigar dovevo un'incombenza;
      di botto fui d'ergumeni in corto spazio
      che perso aveano il senso della decenza.
      L'un volgarmente all'altro si scagliava
      mentre quell'altro, in urla, bestemmiava;
      l'uno del ladro dava al suo collega
      l'altro parea avere gusto a brutta bega.

      L'uno la Benemerita invocava
      l'altro, la strozza, d'un balzo afferrava;
      quello di stazza grossa ed imponente
      rendea quell'altro nullo ed impotente.
      Fortuna l'ali stese, in quel frangente,
      giacché trovavansi vigorosa gente
      che, il piccolo sollevava con veemenza
      e al bisonte entrava in colluttanza.

      Ed or, ciò detto, pure il mio pensiero,
      mi si consenta esponga: Degrado
      peggiore esser non potrebbe se al guado
      d'aspettar il collega l'altro n'è altero:
      Miserabili, di cordata, furon compagni
      per conquistare un umile sgabello
      e non disdegnaro neppur loschi convegni
      amando coda di leone a capo d'agnello.

      Di bega e lascivia la gente non ha usanza,
      nel rispetto di legge vuole governanza;
      necessita, d'amministratori, vera presenza
      che alla comunità dia rispondenza.
      Uomini, quindi, di governo degni
      di rispetto intrisi, non di sdegni,
      ch'abbiano per sol fine bene comune
      e interessenze mai, giammai niune.

      Chi della cosa pubblica ha la reggenza
      non stia un letargo e misera temperanza;
      s'adoperi a togliere crosta e indecenza,
      dimostri ancor fermezza e sua prestanza
      pur senza dare sfogo all'impazienza.
      Ridoni al popolo suo persa speranza,
      fà che ripudio non tocchi comunanza
      e designi il consigliere per competenza.
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        Scritta da: Nello Maruca

        Strazio

        Dolce per l'aria un suono va vagando
        l'orecchio armoniosamente deliziando,
        come del mare l'onda fluttuante
        ora anelante, or più pacatamente.

        Carezzevole un canto l'accompagna
        dal villaggio, pei boschi, alla campagna
        da zeffiro, piacevolmente, sostenuto
        come bianco Angelo in ali convenuto.

        Vecchio canuto dagli occhi penetranti,
        barba a peli bianchi, mani tremanti,
        faccia triste e stanca, espressione mesta,
        la testa tra le mani, pensoso, resta.

        Ripensa al tempo andato, per l'anima
        sprecato, ritorna agli anni d'oro, rivive
        le ballate, le serenate ch'ora non sublima,
        i dolci canti, i suoni, le passioni estive.

        Suo comportar calato l'ha nel fondo,
        i dolci suoni che in aria mena i venti
        gli anni addolcendo, orecchi carezzando,
        per gl'anni ch'ora compie, sono strazianti.

        Chi l'animo ha deterso d'ogni ruina
        e dell'altrui bene ha fatto sua dottrina
        sol egli letificare può del festeggiare
        giacché in petto è amore a spazieggiare.

        Altri non può, l'animo ne ha rigetto;
        percorso non ha la via dal passo stretto
        che dritto mena al benevolo cospetto
        di Chi, per noi, trafitto ha il Santo Petto.
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          Scritta da: Nello Maruca

          Il quadro

          Forgiata da Mastro che dei maestri è Mastro
          di nobili metalli in uno fusi cornice pende,
          di fiori ricamata. Non di minore pregio nastro
          la regge che, ad avorio appeso, più regal la rende.

          Da sfondo, luminoso come sole, appare un cuore
          che a caratteri di fuoco ha inciso: Amore.
          Dal dio Vulcano indelebile la stampa è apposta
          che alle cure affidata l'ha della dea Vasta

          che al focolar dei buoni è attenta e lesta.
          Nel mezzo, la cornice, un quadro la sovrasta
          ch'a le immagini di tre racchiuse in una
          da divinità bendata, detta Fortuna.

          Una, grande e possente è la figura
          che alle altre due profonde dolce cura.
          Dal petto emette solo dolci suoni;
          dolce lo sguardo, occhi belli e buoni.

          Gentile nel suo far, cortese in tutto
          grand'albero v'appar cui pende buon frutto,
          Il frutto coprodotto è dolce e fresco
          ch'anco il pianto per l'anima è rinfresco.

          Altra dolce e buona figura l'accompagna
          ch'è degnamente degna sua compagna;
          reso felice ha lui col pregiato frutto,
          ella è felice mamma e moglie in tutto.

          Assai più bello è il quadro quì descritto
          ma riportar su carta non m'è concesso
          ché ai soli Grandi ascritto è tal diritto:
          Sol loro, a cose belle, han riservato accesso.
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