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Scritta da: Nello Maruca

CLXXVIII

In mezzo a due filari d'alti tigli
diparte ampia strada pianeggiante
coverta di pietra calcarea biancheggiante
che dritta mena ad ampi gradin vermigli.

Partonsi a lato due folti cespugli
dal fusto e dal fogliame verdeggiante
che a loco danno tono esilarante;
intorno sprigiona odor di labili gigli.

Io son tremore tutto quanto intero
giacché mi trovo in quel posto austero
che dire non saprei per qual mistero.

Stretto per tremore al battistero
m'accorgo sol'allor e parmi non vero
d'essere in chiesa ai piè d'un monastero.
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    Scritta da: Nello Maruca

    CLXXVI

    A riandar pel suo cammino presto
    comincia e tregua più non abbonda
    che per mesi ci ha lasciato a l'onda * Liberi
    e or rivuole quanto dato a impresto. ** prestito

    Mai scomputa Scuola; tutto vuole e lesto
    così, com'essa di sapienza abbonda
    e mente tutta quanta ne inonda
    semplicemente, così, rivuole e tosto.

    Spinger mi devo in contrada tosca
    e sfruttare lo poco tempo che mi resta
    e sia serenità per cuore e testa.

    Voglia il buon Dio che non sia sol esca
    e speme possa ire a lieto fine
    diversamente, ahimè, qual è mia fine?
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      Scritta da: Nello Maruca

      CLXXVII

      In cima a piccolo promontorio
      a lato Piombino, là dove l'Isola
      del ferro par tocchi con mano sola,
      imponente s'erge di bianco avorio

      torre magnifica opera scultorio
      cui arte somiglia Donatello scuola
      e di uomo che vita solo arte immola
      spicca, cui maestosità in circondario

      e nemmanco per miglia nessun altro
      perequa palazzo cui suo biancore
      di brillanza magnifica spessore.

      Piuttosto, che tacer celera* cuore;
      come, altrimenti, potrebbe, peraltro
      se appresso sto a dolce, desiato amore?
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        Scritta da: Nello Maruca

        CLXXV

        Io non capisco, Signore, se veglio
        o dormo poiché la mente caduta
        è in garbuglio e solamente imbevuta
        è di scompiglio e non confà al meglio

        e manco al peggio, tal è lo tafferuglio
        che pria ch'idea nasca è già sperduta
        e qualsivoglia veduta è decaduta
        ché in cervello impastato è intruglio.

        Perché si esca da cotanto imbroglio
        convien che ci fermiamo a dar di piglio
        a snocciolar * gl'affari uno per uno.

        Dapprima è mente a liberar d'incaglio,
        cui core la costringe ad attanaglio,
        non dando d'apertura più segn'alcuno.
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          Scritta da: Nello Maruca

          CLXXIV

          Gli eventi non danno requie, si susseguono
          e per quanto cerchi di restarmi quieto
          mente e cuore impongono divieto
          ché molte cose l'una all'altra seguono.

          Queste vicende molto mi conturbano
          e in luogo di tenermi l'animo lieto
          mi resto notte e dì tremante e inquieto
          e dentro il teschio ruota gran frastuono.

          Se sol risolvere potessi mio dilemma
          l'alma riavrebbe la perduta flemma *
          e il cuore scaccerebbe lo tremendo duolo.,

          il vivere sarebbe gran consolo,
          slegato dall'ingarbugliata massa
          le redini terremmo di matassa.
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