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Scritta da: Nello Maruca

IV (quarto)

T'affacci, al mattino, e splendi bella
Aurora ma al sole, tosto, il posto
cedi e come la mattutina Stella
Ti ritrai e aita porti a chi ha posto

speranza, amore in Te, dolce Beata.
Niuno, giammai, alla prece lasci deluso,
a ognuno mostri d'essere fidata
e il Paradiso doni a chi confuso. * Stordito

Di casa in casa vai portando pace
non stanca mai di benedire il Padre,
Tu sei la Madre e Lui è Figlio e Padre,
entro il Tuo grembo il Figlio tenne pace.

Tu Colei ch'à generato il Padre:
sei di Tuo Figlio figlia e di Tuo Padre.
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    Scritta da: Nello Maruca

    Il tradimento

    È detto nel Vangelo che l'apostolo
    fidato per solo trenta monete
    fece la carognata. E, nello sconsolo
    ebbe di morte ardentemente sete.

    Legò la fune in cima all'albero
    vicino; Un cappio intorno al collo
    e penzolò a valle. Il volto paonazzo
    del tracollo disse dello spergiuro pazzo.

    Tu hai fatto di più di chi tradì Gesù:
    dato m'hai alle ortiche e non sei pentita.
    Niente per me affetto, per gli atri sempre più.
    Lavato t'hai le mani e crediti pulita.

    Così come Pilato lo fece per Gesù
    così, senza ritegno, per me l'hai fatto tu.
    Pilato nelle arterie sangue diverso tiene
    lo stesso, invece, scorre nelle nostre vene.
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      Scritta da: Nello Maruca

      Gli usurpatori

      Un tempo al litorale viaggiavan tutti
      fossero sani, storpi, malandati o zoppi
      pur quando i più piangean per fame e lutti
      e i montanari a valle scendeano a gruppi.

      Era il tempo cui s'avea rispetto
      della donna, dell'anziano e del maestro
      e, certo le croci non stavano sul petto
      dell'assassino, del ladro oppur del mostro.

      I ricchi vantavano palazzi e fondi,
      i poveri stavano quieti al loro canto.
      Erano è vero, sì, due separati mondi
      ma d'audacia pochi facean vanto.

      Era il periodo in cui ognuno teneva
      il culto della legalità e onestà
      e d'amore e d'umiltà viveva
      nella passione di sua moralità.

      Gli abbienti non sono piùnè conti,
      nèduchi nè marchesi, ma violenti
      personaggi da triviali atteggiamenti
      da crudeltà d'infuriati bisonti.

      Legati sono forte ad uomini di corte
      non d'alto rango per nascita e casato
      ma dirigenti d'associazioni incerte
      capaci di donare distruzione e morte.

      I più violatori d'usanze e leggi
      che or questo arruffando or derubando
      quello, divenuti sono cupi personaggi
      che delle nefandezze cantano vanto.

      Hanno usurpato spiagge, hanno usurpato
      fondi, hanno innalzato alberghi, palazzi
      han costruito, ovunque han cementato
      realizzando ville con piscine e spiazzi.

      Con la minaccia dell'armi e lo potere
      dei soldi imposto hanno, asservendo
      ribaldi, di leggi fare loro volere
      e piegare ognuno al lor comando.

      Non più leggi di Stato ma voler di cosche.
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        Scritta da: Nello Maruca

        All'adespoto

        Tu che all'ombra te ne stai, fango a dare
        In ogni dove, non t'accorgi che il tuo fare
        è spregevole e villano nel donare
        Di spergiuro, di bastardo e stupratore
        a chi intendi assai vilmente screditare
        Perché speri di salire quella china
        Irta e lontana che così tanto t'appare?
        Se divieni più civile la cima s'avvicina.

        Quanto al rito mafioso parmi essere
        Lontano. Tu l'affermi e io ti credo:
        alcun scambio non è stato. Sono vere
        le asserzioni. Malaffare non ci vedo.
        Quanto poi, ai lanzichenecchi, mercenari
        Di professione eran tutti per sbafare?
        E il regalo assai costoso magari
        Ti fa gola? Ti consiglio: Sappi aspettare

        Alla prossima annunciata sii leale
        e coraggioso. Alla fine del tuo scritto,
        Con caratteri ben chiari, scrivi il nome
        e il cognome così come qui facc'io.
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