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Scritta da: Nello Maruca

La partenza

Quel che raggiante pria ora uggioso
è viso ché corpo al veleggiante
legno è presso, pensiero altro loco
posato già sua passione vede
indi i begl'occhi a lacrimare cede
mentre a lento andar scompar naviglio.
Per dir dolor ch'opprime all'altrui è pari
dappresso al boccaporto invia segnale
chi straziato al molo posato ha cuore.
Strazio restato è su molo freddo,
strazio galleggia su schiumos'onda.
Composta sabato 30 novembre 1974
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    Scritta da: Nello Maruca

    Il quadro

    Forgiata da Mastro che dei maestri è Mastro
    di nobili metalli in uno fusi cornice pende,
    di fiori ricamata. Non di minore pregio nastro
    la regge che, ad avorio appeso, più regal la rende.

    Da sfondo, luminoso come sole, appare un cuore
    che a caratteri di fuoco ha inciso: Amore.
    Dal dio Vulcano indelebile la stampa è apposta
    che alle cure affidata l'ha della dea Vasta

    che al focolar dei buoni è attenta e lesta.
    Nel mezzo, la cornice, un quadro la sovrasta
    ch'a le immagini di tre racchiuse in una
    da divinità bendata, detta Fortuna.

    Una, grande e possente è la figura
    che alle altre due profonde dolce cura.
    Dal petto emette solo dolci suoni;
    dolce lo sguardo, occhi belli e buoni.

    Gentile nel suo far, cortese in tutto
    grand'albero v'appar cui pende buon frutto,
    Il frutto coprodotto è dolce e fresco
    ch'anco il pianto per l'anima è rinfresco.

    Altra dolce e buona figura l'accompagna
    ch'è degnamente degna sua compagna;
    reso felice ha lui col pregiato frutto,
    ella è felice mamma e moglie in tutto.

    Assai più bello è il quadro quì descritto
    ma riportar su carta non m'è concesso
    ché ai soli Grandi ascritto è tal diritto:
    Sol loro, a cose belle, han riservato accesso.
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      Scritta da: Nello Maruca

      La serenità

      La serenità non è roba palpabile
      tanto che cosa non è manco visibile,
      nemmanco è qualcosa d'acquistabile
      possederla, però, è anche possibile.

      Di quel che si ha bast'essere contento;
      ti basti il dieci, non cercare il cento,
      non t'irritar se forte soffia il vento
      mentre la pioggia speravi qual'evento.

      Non pensar quel che potea ma che non fu
      pensa, invece, piuttosto a quel ch'hai tu,
      non desiare di scala andar sempre più su
      fermati! Guarda quant'altri a te son giù.

      Indi, restando immoto di serenità
      l'animo t'è pervaso ché sazietà
      ha per quel che il Ciel gli ha dato
      e l'essere n'è tutto inebriato.
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        Scritta da: Nello Maruca

        Il medico – uomo –

        In tempo sì volgare e traffichino
        Ove d'imperio regna corruzione
        pare non vero trovare uomo sì buono
        che qui m'appresto a dare descrizione:
        Età apparente sulla quarantina,
        altezza un metro e una settantina;
        di peso pare poco più di norma,
        tronco ben fatto, d'elegante forma.

        Animo incline, lesto alla bisogna
        La costumanza sua nessuno lagna.
        Ben educato, colmo di franchezza
        Nessuno lamenta sua castigatezza.
        D'Ippocrate difficil via ha intrapreso
        E ad ogni male dà il giusto peso,
        con grande lena a mo d'uccel rapace
        esegue il suo lavoro, ascolta e tace.

        Spiccata perspicacia in mente alberga
        Onde in certezza sua ricetta verga;
        il suo intelletto non resta mistero
        ché nel diagnosticare è sempre vero.
        Di sì gran dote l'ha fornito Iddio
        Alfin che poco badi al proprio io
        Ma dell'altrui sventura
        Ne fia propria premura.
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          Scritta da: Nello Maruca

          Uguaglianza

          Sento da sempre dir con insistenza
          di somiglianza con altrui presenza;
          da tempo studio, io, ciascuna usanza
          e, incontrato mai ho l'uguaglianza.
          Quel che qui dico può sembrar non vero
          E senza scambiare il bianco per il nero
          Vagliamo bene assai la circostanza
          Ed alla cosa diamo giusta importanza.

          Consideriamo il dotto e lo sciancato:
          Il primo se la fa con l'avvocato
          l'altro con le persone abominate
          seguono, perciò, vie divaricate.
          Or l'umile guardiamo e l'orgoglioso:
          Il primo in un cantuccio resta pensoso
          l'altro, a testa alta, baldanzoso
          passeggia col suo fare spocchioso.

          Prendiamo ad esempio la marchesa,
          con chi, secondo voi, ha la sua intesa?
          Certo non con l'onest'uomo di paese
          ma col suo pari rango, nobile marchese.
          la nobildonna dai guantoni bianchi
          malaticcia, occhi cerchiati e stanchi
          porta il suo velo sia per eleganza
          quanto mostrare agli umili importanza.

          Di sul calesse dal mantice nero
          trainato da nobile destriero
          non un sorriso spento, non uno sguardo
          manco all'inchino di stanco vegliardo.
          Luminoso diviene il cereo viso
          e la sua bocca è tutta gran sorriso
          se solo scorge da lontano il ricco
          anche se nell'andare è smorto e fiacco.

          Il capufficio, poi, lo ben sapete
          mostrare preminenza ha grande sete.
          I dipendenti inchioda a scrivania
          a spregio e dell'amore e d'armonia.
          Ancor quando innocenza in aria affiora
          niuno accostamento vedo, poi, ancora,
          tra il magistrato e il malcapitato
          ché poco o tanto resta bacchettato.

          La pari dignità tanto cantata
          da quest'umanità già traviata,
          misconosciuta in ogni umano gesto
          solo giustifica è d'enorme guasto
          al fine che al finir di vita terrena
          sminuita possa essere la pena
          al cospetto del Giudice Divino
          come se a giudicar fosse un padrino.
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