Scritta da: Nello Maruca

L'abbondanza

Quando in casa poco c'era
Si giocava e si rideva,
ora che zeppo è ogni loco
né si ride né si gioca.
Tutto quanto appare poco
e sia il riso sia il giuoco
tramutati sono in fuoco.
Le bevande e vettovaglie
Fan salire altre voglie
e niuno è più contento
Di benessere cotanto.
C'è, perciò, solo lagnanza
Per la scelta e l'abbondanza.
Sol li nonni e li bisnonni
Con gli zii già ottantenni
Dirimpetto sono al fuoco
Ben contenti di quel poco
Chè rammentano che c'era
Gran miseria da mane a sera.
Ricordano il passato,
sanno quanto ch'è costato,
sanno quanti patimenti
san le pene e i tormenti.
E, perciò, quel caldo fuoco
Per quanto appar poco
Dona loro giovamento
e al corpo e alla mente.
Ogni tanto un guardo sbieco
Come dir: dico e non dico.
State attenti, o voi scontenti,
Che potreste ai vostri denti
Solo offrire un po' di pane,
Senza pranzi e scarse cene
Come quando per luce c'era
La candela di scarna cera.
Nello Maruca
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    Scritta da: Nello Maruca

    La quercia

    Da frondosi rami inghirlandata
    vive, impettita, al lato di ruscello
    a orecchio gorgogliante serenata,
    seren dimora di spensierato augello

    che ombra generosa nella calura
    estiva al sudato campagnolo
    largisce, nata in ridente verzura
    quercia; gioia canterino rosignolo.

    Tutto, per tutto il giorno è allegria
    ché canori abitanti facile sito
    deliziosi canti e grida in aria
    danno e musicare è dolce invito.

    Ogni suono per l'aria s'azzittisce,
    a man ch'avanza notte ombra scompare
    e bel tripudio del dì tutto finisce
    ché dimoranti vanno a riposare.

    Frondosa quercia sol'assor s'addorme.
    Nello Maruca
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      Scritta da: Nello Maruca

      V

      In croce al posto di essere spergiuro
      Quei ch'affossar pote mondo sotterra,
      umil soggiace a man crudel che sferra
      frusta su corpo gentil, docile e puro.

      E tutt'intorno annerisce: È scuro.
      Assordante boato scote la terra
      qual più mille cannon tonanti in guerra
      e squarcio corre per lo cielo oscuro.

      Ed Ei spirò, e l'Alma da Suo petto
      uscio; trema lo Cielo ed è tremor
      di terra. Centuria tutta è terror.

      Centurione, pur ei, ghiaccio da timor
      destra man porta su gelido petto
      e per malvagità di pria mostra terror.
      Nello Maruca
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        Scritta da: Nello Maruca

        Porcara

        Vuoi per mola, per faccia ed andatura,
        per volgarità d'animo e costumanza,
        per trivialità di far la sua pastura*
        da porcara, dei porci ha stessa usanza.

        Il puzzo che sprigiona è come puzzola,
        più di vipera ha dente avvelenato;
        subdolo insetto al pari di tignola
        cui l'operare il male è gusto innato.

        Di cattiveria pregno il suo giaciglio,
        tutt'intorno l'aria puzza del Maligno
        e manco l'incenso dato a gran sparpaglio
        riesce a profumar quel volto arcigno.

        Spregevole più di Circe per tranelli
        ch'avea, però, un corpo snello e bello
        e tramutava in porci questi e quelli
        onde tenere Ulisse nel suo ostello.

        A differenza ha vita orripilante,
        maestra nel ferire esseri in norma,
        nessun per essa mai fu spasimante
        mancante essa di modi, d'arte e forma.

        Se maggiore uso dello specchio avesse,
        se riuscisse a contemplarsi dentro,
        se sol di coscienza a conoscenza fosse
        vedrebbe la lordura cui sguazza al centro.

        D'umano parmi sì, ch'abbia qualcosa:
        é un grave atteggiamento a lavandaia;
        no! Per la categoria è offesa a iosa
        in quanto oggetto dell'immondezzaio.
        Nello Maruca
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