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Scritta da: Nello Maruca
Sentivo dir di te, Padre, che c'eri
a mamma che a Maria ardeva ceri,
sentivo dir che stavi in lontan loco
quando raccolti s'era accanto al fuoco.
Parlar sentivo d'Africa Orientale:
Speriamo, si pregava, ritorni per Natale.
Mamma in ginocchio: a Dio, tua volontà,
fa che torni a questi bimbi il lor papà.

Fa che ritorni a noi il gran tesoro:
Così, faceanci cantare tutti in coro,
fa che ritorni a noi il dolce amore
che qui l'aspetta il pezzo del suo cuore.
Io non sapevo l'Africa che fosse
né capivo papà che dir volesse,
ma un giorno don Arlia* nell'Omelia
disse esser figlio alla Vergine Maria.

Indi la mamma che m'avea per mano
spiegommi che un papà l'ha ogni umano.
Il tuo, mi disse, sta in altra Terra
dove chiamato è a far la guerra.
Ma tosto tornerà: Vedrai che bello!
La casa allieterà come fringuello
e mi descrisse, poi, la sua bellezza
e il cuore mio fu colmo d'allegrezza.

Fu nell'estate del quarantacinque
che nelle braccia forti sue mi cinse,
sul volto dipinto avea l'amore,
forte batteva il piccolo mio cuore.
Seguirono, ricordo, giorni felici,
Non tornarono più: Furon fugaci.
Furono quando la mano sua possente
davami il senso d'essere saliente.

Erano tempi duri, era la fame;
necessitava ricercare il pane.
Lo facesti, Papà, coi bidoni in mano
andando dalla casa ancor lontano.
A cavalcioni stavi ai respingenti
di quei vagoni merce traballanti
ché posto non era su miglior convoglio
per chi non possedeva portafoglio.

Fosti amico duro ma sincero,
ti dimostrasti uomo, un uomo vero,
burbero padre fosti m'affettuoso
e pur nell'austerità giammai odioso.
Sotto finzione della noncuranza
d'amor profondo segno era presenza.
Lo sguardo torvo, l'animo benevolo
piccolo sorriso tradiva finto nuvolo.

Mi torna alla memoria il tuo dispero
allorquando finir potevo in cimitero.
Er'avvilito, confuso e desolato:
Ah! Povero figlio mio, che sfortunato.
Ma tutto è solo nella mia memoria;
l'Anima tua s'è alzata in aria
e il ricordo ch'è nel mio pensiero
è che di Te, Padre, fui e sono fiero.
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    Scritta da: Nello Maruca

    Luce

    Raggio di sole apparso è in firmamento
    ch'illumina ogni ambiente circostante
    mentre calore inietta ogni momento
    in cuore di chi resta suo amante.

    Il raggio ch'è apparso è imponente
    poiché coronamento d'amor grande
    in gesti e in movenza aitante,
    intorno armonia, qual capinera spande.

    Sì, qual persona il nome è grande
    che in Pietro da Gesù fu trasmutato,
    dall'une a benedire fu, all'altre sponde
    canco di guarigione decision fu dato.

    Indi, Simone pescatore è Pietro
    ch'assecondar divino deve disegno
    e della Chiesa è sesquipedale Pietra
    Perciò esser Simone per tutti è sogno.
    Composta martedì 5 giugno 2001
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      Scritta da: Nello Maruca

      Fanciulla

      Par voglia entrare tu pria ancora
      che scocchi l'ora al tempo dell'amore,
      d'esso a scoprire passione e ardore
      lasciando primeggiar l'ingenuo core.

      Alla tua etate, bambola, son sogni
      ch'anno parvenza di sincero affetto
      ma spine, tosto, sono, poi, in petto
      avverso sentimento nobile ch'agogni...

      Fermati pria che tardi ancor poi sia,
      non dare sferza a tempo che già corre,
      sii pulit'acqua che a ruscello scorre
      lenta, cristallina: tale tua puerizia sia.

      Non si può dire a notte: Corri ch'io giorno
      rivoglio che risposta sola essa darebbe:
      Colui che pria mi fece e poi mi crebbe
      lo tempo dell'andar ridona a torno.

      L'acqua che scorre da montagna a mare
      spumeggiando serpeggia infra pietrame
      e sponde e, se corso ha deviato infame,
      dritta prosegue e va, comunque, in mare.

      Fanciulla, indi, da retta via non deviare
      che pur se cammino par più lungo e storto
      è, invece, il più diritto e lo più corto
      e consente al proseguir lo dolce andare.

      Non precorrere il tempo, lascia che passi.
      Parti ch'è fermo ma corre a lunghi passi.
      Verrà lo giorno che aprirai lo core
      per consacrarlo al tuo unico amore.

      Saltando, fanciulla, non si tocca luna
      e nelle lande perisce bionda e bruna...
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        Scritta da: Nello Maruca

        La desolazione

        Pregno di gaiezza ai dì di fanciullezza
        Ti ricordo, ancora gaio nella giovinezza.
        Ti rivedo, da adulto, in contentezza
        Ti ritrovo e io maturo in allegrezza

        Sei. Fece l'ingresso, poi, lo sfollamento
        E la migrazione divenne grand'evento
        Come deflusso in grande scorrimento,
        presto, indi, rimanesti in isolamento.

        Eri un paesino, mia cara Falerna,
        da dolce espressione e sorridente
        ma poiché, ahimè, nulla cosa è eterna
        divenisti, pure tu, debole e perdente.

        Ti sorrideva il mar Tirreno in faccia
        E ancor'oggi, tuttora, ti sorride.
        Allora sul terrazzo era gente all'affaccio
        Ora qualche vecchio che i tuoi fulgori vide.
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          Scritta da: Nello Maruca

          La chiesetta

          Se prima c'era solo una Madonna *
          Uno stipo, un messale e un altare,
          una finestra a mò di campanile
          senza né scala, senza né colonna
          or t'assicuro, Letterato altero **
          molte di cose ha la chiesa, invero.

          Da Eccellenza, il Vescovo in persona
          Fu consacrata il dì otto dicembre
          e affidata al popolo votato
          Rappresentato dall'uomo fidato
          Che sono certo, per innato istinto
          Non abbandona caso, pria ch'estinto.

          Indi gli spettri Catroppa e Pantano
          Dalla chiesetta, ormai, restan lontano
          Che il loco sacrato è ai cristiani
          e nei dintorni mai più saran villani.
          Né il demone potrà fare più presa
          Giacché il devoto con Gesù ha intesa.

          Presto il suono s'udrà della campana
          Che dal colle eco farà al monte e al piano.
          Presto saranno i fari illuminati
          Cosi come volevi Tu e gl'antenati.
          Ancora il vento grida e si lamenta
          Ma in Chiesa troneggia la sua Santa
          Che benedice noi, ogni momento
          e i caduti del Sacro Monumento.
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