Scritta da: Nello Maruca

Invito

Io intuisco, amore, quant'è doglioso
l'affetto aver perduto dei più cari,
quant'attristato s'è il cuor voglioso
per quegl'amori fattisi assai rari.

L'animo nobile tuo avea creduto
ch'avrebbe sempre avuti e mai perduto.
L'illusione è grande, assai penosa
e accresce lo pensare chi in ciel riposa.

Colei che vesti d'Angelo ha indossato
stretta tienti la mano in ogni ora.
Guarda, ti dice: Il capo com'è ornato
dei più bei fiori e come giglio odora.

Di me non t'attristare: Sono beata,
vivo il riposo eterno: Dissetata;
Un posto accanto a me t'ho riservato
di luce luminosa tutt'ornato.

Intanto resta lì, tra le tue perle
alfin che la tua luce ancor le lustri,
in ansia più di tanto non tenerle,
a chi t'ha tolto affetto amor dimostra.

Angoscia tanta e tanta n'hai provata;
ascolta ora me, la tua adorata:
Resta distesa ognor ch'io son felice,
tale sarò ancora se tu stai in pace.
Nello Maruca
Composta sabato 30 novembre 2002
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    Scritta da: Nello Maruca

    Appello

    In rimembranza del passato affanno
    da mente mai trascorsa ricordanza
    ricordoti le pene d'anno in anno
    e che l'amor per te mai m'è abbastanza.

    Perciò restiamo l'uno all'altra accanto,
    non disdegniamo nostr'opinioni,
    stiamo stretti ancora avanti andando
    a tutti d'affetto diamo dimostrazioni.

    Altri trasporta ogni alito di vento
    A giungo somiglianti fluttuante;
    di quercia siamo fusti d'anni cento
    ogni uragano è sol per noi fuggente.

    Loro sen vanno ad altro focolare
    dimentichi chi soffre e chi sospira;
    così è da sempre: È storia secolare;
    ignorano chi l'ama e chi l'ammira.

    Portiamo pure affetto ad ogni caro:
    Figli, nipoti, generi e quant'altri
    mai sia, però, tra noi boccone amaro,
    mai pene a noi per secondare altri.

    Aperti sian agli altri i nostri cuori,
    con slancio diamo senza null'avere
    godino d'affetti e nostri amori
    e procediamo oltre quel ch'è dovere,

    Però, ciò fatto, noi si pensi all'io
    senz'egoismo e pur nell'altruismo,
    dopo profuso bene a macchia d'olio
    doniamo a noi un poco d'egocentrismo.

    Bello mi pare quel che qui è detto:
    Che a tutti si usi bene e male mai
    affetto regni e massimo rispetto
    e il bene sia presente, il mal giammai.
    Nello Maruca
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      Scritta da: Nello Maruca

      Fiore

      Dettami o mio Signore parole alate che superi
      Il lor suono di capinera il canto ond'io imperi
      In versi corta esistenza di sì cotanto splendido
      Gran Fiore. Descrivere vorrei suo volto candido
      Col garbo e maestria del sommo Dante ma in povertade
      Di pensieri m'accingo ad affrontare in umiltade
      Ardua impresa con mente mia che flette e non connette
      Chè al cospetto d'Anima sublime, stanco, non permette
      Ravvicinar divario frapposto in povertade di pensieri
      Miei e magnitude di grandezza Sua.
      Dea, che di Latona figlia e del gran Giove dio degli dei,
      a somma vetta dell'Olimpo assisa che al Dio di luce
      Apollo fosti sorella, di ninfe circondata, in castitade,
      degl'Inferi, del Cielo e della Terra Triforme venerata,
      di caccia assai devota, dei boschi protettrice, peristi!

      Stella che brilla di mattino e all'apparire del sole
      Corre e va via; Viola di prato di delicato odore,
      fragile e bella inebiatrice dei campi tutt'intorno,
      Garofalo rosso di profumo intenso, candido
      E di purezza intriso Giglio; peristi! E vuoto
      Intorno a Te molto lasciasti.

      Ma nello spiccare lo volo nei luminosi Lochi
      Che agli Angeli di Dio son riservati, seme lascasti
      In terra a germinare che sviluppò e in luce crebbe
      Di luminosa luce e di bellezza a simboleggiar
      La Tua figura eletta. Un Fiore fosti, come tal peristi;
      Fiore altro come tale in terra non è che ognuno
      Al Tuo cospetto affievolisce; nessun paragone degno
      è esserTi posto.
      Nello Maruca
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        Scritta da: Nello Maruca
        Rondinella della prim'aurora
        che ilo hai piantato nel mio cuore
        nel tuo altro n'ho fissato con ardore
        e ancor d'allora, operano ognora.
        Della stagione fredda al perdurare, *
        lasciandomi nel nido, solo solo,
        spiegasti l'ali tue a lungo volo
        nella speme di presto ritornare.

        Volasti sopra burrascosi mari
        col groppo in gola, lacrimando gl'occhi,
        poi, a lungo combattesti con allocchi
        martire innocente di sicari:
        Cadendo, infine, sotto i colpi inflitti
        fosti traslata in nido di rapace
        là dove mai il tuo cuore ha avuto pace
        e i dolci sentimenti furon reietti.

        Rondine rimanesti, però, fida
        giacché natura tua è dolce e buona,
        meriti essere posta in una icona
        ch'amore porti anche a gente infida.
        Diventi reginetta di nidiata
        che pigola, ti chiama e tanto t'ama,
        al contro dell'allocco, lingua di lama,
        possiedi bontà grande, rinomata.

        Di anni ne tocco ora quasi trentotto,
        tu ne registri appena trentatré,
        d'allora ne son trascorsi ventitré:
        Saremmo uniti, senza quel complotto!
        La divisione nostra è solo carnale
        ché dentro t'ho nel petto mio trafitto
        mentr'io mi resto nel tuo petto eretto
        e l'immensa passione resta totale.

        Io t'ho presente il giorno tutt'intero,
        la notte m'addolcisci col tuo sogno,
        ti resti giorno e notte nel mio regno
        come regnante resta nel suo impero.
        Ricordi il finto nido? Era piccino.
        Uno n'ho costruito più grandetto
        onde capienza ha di grande letto
        nella speranza d'averti un dì vicino.

        Al lato n'ho intrecciato uno più bello
        ch'aspetta d'ospitar tuoi rondinelli
        ch'anno, ho saputo, toni dolci e belli
        come il tuo viso delizioso e snello.
        I quattordici d'anni appena avea
        toccato quando spedisti il tristo scritto
        che tutto tengo in mente quell'editto
        che imposto fu da gente vile e rea.

        Ed anelavi del mio certo aita,
        col pensiero di rondine sincera,
        speravi che al giunger della sera
        la trepidazione fosse finita.
        La missiva, ahimè! Tardi pervenne;
        ma s'anco giunta fosse immentinente
        niente potuto avrei, niente e poi niente
        tant'alte superar eran transenne.

        Dopo aver posto copia dentro al cuore
        l'ho bene in uno scrigno conservata
        e tutta in mente, tutta l'ho fissata:
        Ogni parola grida: Amore, amore:
        Con dolor grande e tanta volontà
        m'astengo dal venir fino laggiù
        potrei, la povertà ch'avea or non è più,
        non licemi, però, darti altra ansietà.

        D'amarti, amore, non sarò mai stanco
        e aspetto sempre che mi vieni a fianco
        e nella speme vivo del ritorno
        al fin che cessi questo gran frastorno.
        Nello Maruca
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          Il Fiore

          Mese mariano di bei fior'ornato
          che pei profumi suoi resta invidiato
          e tutto quanto in se è generato
          e dal letargo ogn'essere è svegliato.

          Mese di amore, mese di speranza
          ch'ogn'anno rinnova la vecchia usanza
          di ridonare al sole risplendenza
          a seguito d'inverno di doglianza.

          L'animo mio quest'anno ha spalancato
          ché dolce fior un dì l'ha visitato
          e di tutto l'odore suo ha inebriato
          così lo core mio ver se ha portato.

          Candor, quel fiore, tien di bianco giglio,
          l'odore è di viola e fiore di tiglio,
          riesce, per amore, dare scompiglio
          lungi di cattiveria e di periglio.

          La bianca sua manina ho carezzato,
          un bacio sulla guancia m'ha donato,
          la sua dolcezza il cuore mi ha segnato
          e l'alma tutta quanta m'ha turbato.
          Nello Maruca
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