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Scritta da: Nello Maruca

La donna impudente

Se all'inizial pudore ritornasse,
Se alle virtù perdute risalisse
Se di bellezza minor sfoggio facesse,
se minore uso della lingua avesse,
se insita l'umanità in essa fosse,
se il senso di famiglia più alto tenesse
e se quando altri parla lei tacesse,
se fulcro in tutto essere non volesse,
se non per se ma più per gli altri fosse,
se dei malori suoi poco dicesse
e con l'amore i dissapori superasse,
se il sorriso sulle labbra più tenesse
e se le sue fattezze meno mostrasse
e mente a maggiore riflessione ponesse,
se nel guardare le minuzie trascurasse
e se l'altrui duolo suo lo facesse
e delle sue miserie men conto tenesse
e non i difetti altrui ma i suoi vedesse
e all'umanità più amor mostrasse,
se tutte queste doti racchiudesse
della casa regina ad esser tornasse.
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    Scritta da: Nello Maruca

    La preghiera

    A Te Beata Madre, a Te che Figlia
    e Madre nel contempo sei, a Te o Madre,
    a Te, stasera questa preghiera sia
    onde imminente al nostro Padre

    invii. Degno non sono d'invocarTi,
    o Madre, ma so che carca di carità
    Tu sei e anche se molto più amarti
    Ti dovrei sono certo che la mia viltà

    Sotto l'Azzurro Manto svanirà.
    Ecco, Madre Celeste, la preghiera mia:
    Quando al buon Dio la Morte piacerà
    donarmi non per uno ma per due sia

    Ch'io a ritroso la strada, certo, faria
    se la compagna non fosse su mia via.
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      Scritta da: Nello Maruca

      Il sogno di un sogno

      È una serata cupa, lampi e tuoni;
      due nipotini dormono buoni, buoni.
      Stanno vicino l'uno all'altro stretto
      in quello che lor chiamano grande letto.
      Accanto v'è la nonna, tutt'amore,
      che per lor prega Iddio, nostro Signore.

      Il vento ulula forte, un gran lamento,
      prendere sonno, quella notte, stento
      mentre il rumor dei tuoni di tanto in tanto
      riporta il pensier mio alla stanza accanto,
      a papà mio, a nonna Giovannina
      a mamma, a zia donna Esterina

      al papà di mia moglie, alla mammina,
      alle sorelle lontane e alla vicina.
      Tutti in rassegna passo i miei parenti,
      ne conto tanti, cinque volte venti;
      gli occhi sono stanchi, lacrimanti
      così mi fermo senza andar più avanti.

      Mi ritrovo, di botto, in un salone
      zeppo di sedie, tavoli e poltrone.
      Una ad una riempiono la stanza
      innumerevoli persone, in allegranza.
      Per prima accanto a me siede mia moglie,
      all'altro lato siedono due figlie

      seguono di mia moglie e me le casate
      e a lunghe sopracciglia due antenate.
      Entra, po, a passo lento e cadenzato
      L'Arciprete Battista accompagnato
      da Ciccio maresciallo assai compìto
      nonché il fratello Giuseppe, l' erudito.

      Con cinque germogli dal festante viso
      i miei figli maschi mi stanno a fronte,
      alla lor destra è giovane in sorriso
      e accosto di famiglia altro esponente.
      Sono i nipoti primi, alti e snelli
      c'hanno valor d' inestimabili gioielli,

      segue la femminuccia dai neri capelli,
      occhi castani, luminosi e belli.
      Nella festante, gioiosa ricorrenza
      allieta la serata la presenza
      la discendenza dei tanti parenti.
      con allargata ceppi, lì presenti.

      S'avvera  il desiderio di tant'anni
      vissuti in sofferenza e negl'affanni
      di vedere presenti tutti quanti
      a cerchio radunati, esilaranti.

      Finito il sonno s'azzera l'incanto
      E nello core rilacrima lo pianto.
      Giacché tutto vissuto ho nel sonno
      Che portato m'ha a far questo bel sogno.
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        Scritta da: Nello Maruca

        La Leggiadria

        Dolce immago leggiadra donzelletta
        Da tondeggiante capo da lunghi
        coperto capei castano scuro
        appena cadenti su serena fronte,
        palpebre ondeggianti, cerulei occhi,
        greco nasuccio conferente stile
        a visino liscio, modellato
        da mento ovaleggiante,
        ben formato con su boccuccia
        da carnose labbra sorridenti,
        da prosperoso curvo seno
        a snella vita
        il tutto coronato vedo.
        È natural bellezza in esso
        affissa, al cui cospetto
        umanità resta perplessa
        e nell'opposto sesso
        in vena il sangue trilla.

        In luogo dei capei castano scuro
        teschio deforme è;
        laddove occhio ceruleo
        era favilla trapela buco nero,
        fondo, orrendo al par di sito
        cui pria era di spicco
        bocca da carnose rosseggianti
        labbra.
        Lungo quei ch'erano fianchi
        di crisma infusi penzolano,
        a lato, due ossei arti
        ch'orripilazione hanno
        su corpo tutto.
        Ov'erano due lunghe,
        tondeggianti gambe or sono
        due stinchi, disdegno
        dell'uman vivente.

        Questo d'ossume gli occhi
        della mente vedono allato.
        Ah! Dove finita è leggiadra immago!?
        Come divina natura oprare
        puote mutazione sì tanta?

        Alito è leggiadria che passa e va,
        non spirito che in corpo sta
        per proseguire, poscia,
        l'andar su le celesti vie.
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          Scritta da: Nello Maruca

          Stranezza

          Costantemente in terra l'uomo è vilipeso
          perciò, ahimè, chi vive su questo Pianeta
          tosto, spesso, tiene voglia di giungere alla meta
          giacché più il tempo scorre più la vita è peso.

          Vuole il buon Dio, però, che in alto è altro Loco
          laddove si vive eternamente in piena pace
          dov'è quiete perenne; è luce, e tutto tace.;
          contrario di quanto si ha in questo fuoco. *
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