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Scritta da: Nello Maruca

Il grande

Se vuolsi propalar d'animo eccelso
produrre non convien ch'à scarna mente
ché da tal labirinto sarebbe insulso
lo districar mancando lo previdente.

Qui m'appropinquo a dir di galantuomo
sfrontato qual son'io, senza ritegno,
lungi da foggia di forzuto uomo
così, dell'Insigne che scrivo, non son degno.

Lo cor ch'è d'alto rango, in gentilezza,
spinge la mente reietta a darsi vanto
che bassa non è ma di mezzano razza;
scuotesi, indi, e al cor pretende conto.

Poscia la mente corre al prim'incontro,
rivive i prim'attimi e al ricordo
s'affaccia del viso al sorriso pronto,
alla dolcezza del sincero guardo.

Accline alla bisogna, protettivo,
negazione mai proferisce verbo
ché per altrui l'amor che porta è vivo;
nel dir di sentimento nutre riserbo.

Convive le tre virtù teologali:
la Fede, la Speranza, la Carità.
gli uomini, per lui, siam tutti uguali,
e l'alma ha pregna di magna bontà.

Parmi aver già scritto ch'è galantuomo
Sconvenevole tacer ch'è anco gentiluomo.
Composta giovedì 4 febbraio 2010
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    Scritta da: Nello Maruca

    Tristezza

    Quanta tristezza, o Dio, che sofferenza
    avere tanti fratelli e esserne senza.
    Forse perché l'umanità non tiene essenza
    diniego, perciò, d'affetto e indulgenza.
    Se nell'amor non è la temperanza
    tosto scompare da mente la pazienza,
    si spezza il sottil fil della speranza,
    subentra, indi, rabbia e arroganza.
    Finché della sincerità c'è la presenza
    appare tutto favola e romanza;
    allorquando qualcuno vive d'importanza
    l'altro fa calare nell'impotenza
    perciò a mano che quell'altro avanza
    colui che pria tenea pari uguaglianza
    cade e finisce presto nell'indigenza.
    Quell'altro, lo spergiuro, nell'indecenza.
    Se spiegare si dovesse la causanza
    di tal caparbia e stupida perseveranza
    ciascuno direbbe: In me è tolleranza.
    Altri son privi di buona coscienza
    ignari di cos'è la fratellanza.
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      Scritta da: Nello Maruca

      Nonna e il tugurio

      Vivevi sola con le tue galline
      In un locale buio e fatiscente
      Indegno posto a ospitar la gente
      Ma miglior loco sol per gente fine. *

      Eri scarsa di soldi e d'ogni bene,
      non possedevi il becco d'un quattrino,
      di tanto in tanto due uova nel cestino
      ma non per te, per lenire le tue pene

      ma per meglio nutrire i nipotini
      ch'erano tanti e, tutti piccolini.
      Ti sei involata in Ciel da quarant'anni
      E tristi ripensiamo ai tuoi malanni.

      Ora rivediamo la faccia tua patita
      E la mente ci riporta a quel tugurio.
      Se potessimo, nonna, ridonarti vita
      ti doteremmo d'una reggia qual tugurio.
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        Scritta da: Nello Maruca

        Preghiera

        Quell'essere cattivo, pestilente
        come canna al vento è fluttuante,
        alfine di ferire l'umanità
        passa dall'una all'altra malignità.
        Gode nel vedere dell'altrui le pene
        ché il male in petto tiene, non il bene;
        la dignità per esso è cosa insulsa,
        come l'umanità gli è di ripulsa.

        Ascolta! mio Signore, non far l'ingrato:
        trasportalo dov'è pace e sia "beato".
        Se posto più non è ch'è esaurito
        Fa che in inferno arda all'infinito.
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          Scritta da: Nello Maruca

          Dialogo

          Tu, che rilassato, all'ombra degl'austeri
          pioppi sprofondato sei in sonno tranquillo
          e resti steso al loco dei misteri,
          tornato sei alla terra, suo pupillo.

          Tutto scordato hai dacché sei chiuso,
          tutto scordato hai dacché sei steso;
          se piove resti là, come recluso,
          tra cielo e terra resti là, conteso.

          Manco ti smuovono i caldi raggi
          di cocente sole d'estiva calura,
          né scuotonti li vermi dei paraggi
          e d'aria t'è ripugna ogni fessura.

          Prima che fosti tu, fui così pur'io.
          Prima che mi partissi stetti lassù,
          non sai che stare dolce è in quest'oblio:
          Ah! perché non scendi pure tu quaggiù?

          Non devi mai dormire perché già dormi,
          non devi mai svegliarti, non è risveglio;
          ten stai disteso sotto i grandi olmi,
          posto più quieto non esiste e meglio.

          Beato te se scendi in quest'anfratto:
          Il luogo lo dimori senza sosta,
          nessuno sogna mai di darti sfratto,
          stai pur tranquillo: Non arriva posta.

          Maestri qui non sono né mastri d'ascia,
          avvocati e notai qui non trovi;
          chi quivi approda tutto a terra lascia,
          non sono né alberghi né ritrovi.

          Pioggia mai fu e immenso mare giace;
          tutt'è frastuono ma rumor non senti.
          Se qui ti stendi resti in grande pace;
          l'Alme son tante e tutte son'assenti.

          Fors'io verrei pure in quella valle
          ove mi dici che c'è tutto e nulla,
          lasciando, ahimè, la conosciuta calle
          per coricarmi in quell'oscura culla.

          Ma il dire che tu fai parmi mistero:
          Nel cranio gira forte l'emisfero,
          nel petto dice il cuor: Voglio pulsare:
          Non dire nulla ancor, lasciam'andare

          Scendere in tale luogo non mi lice
          ove ognuno parla e nessun dice,
          ove tutt'è silenzio e nulla tace,
          ove frastuono è ma è grande pace.

          Il racconto, mi pare d'altro mondo
          e partorito da mente malata;
          è come in aria fare il girotondo
          e la matassa è troppo ingarbugliata.

          Tutto il tuo racconto è un enimma
          che in toto pare solo melodramma:
          Indi, eternamente restati laggiù
          ch'io preferisco starmene quassù.
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