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Le migliori poesie di Nazim Hikmet

Poeta, drammaturgo e scrittore, nato mercoledì 20 novembre 1901 a Salonicco (Grecia), morto lunedì 3 giugno 1963 a Mosca (Federazione Russa)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi.

Scritta da: Silvana Stremiz

La sera

Sei appena uscito di prigione
e appena uscito
ecco tua moglie incinta.
La sera la prendi sottobraccio.
Ve ne andate a passeggio per le strade del quartiere.
Ha il ventre quasi fino al naso tua moglie.
E il suo peso sacro lo porta con civetteria.
Tu sei fiero e pieno di rispetto.
Fa fresco,
una freschezza come le mani di un bimbo infreddolito.
I gatti del quartiere aspettano attorno alla macelleria.
Al primo piano, la macellaia ricciuta,
i grossi seni appoggiati sul davanzale,
contempla il tramonto.
In mezzo al cielo compare una stella,
limpida e bella come un bicchier d'acqua.
L'estate è durata a lungo quest'anno
e se i gelsi sono ingialliti, i fichi sono ancora verdi.
Refik, il tipografo,
e la figlia più giovane di Jorghi, il lattaio,
passeggiano su e giù, con le dita intrecciate.
Karabè, il pizzicagnolo, ha già acceso le luci.
Quest'armeno non ha dimenticato il massacro di suo padre
tra le montagne curde.
Ma a te, ti vuol bene.
Anche tu non li puoi perdonare
quelli che hanno messo questo marchio sulla fronte del popolo turco.
I malati, i tisici del quartiere guardano da dietro i vetri.
Il figlio di Nuriye, la lavandaia,
disoccupato, ingobbito dalla tristezza,
s'avvia verso la bettola.
In casa di Rahmi si sente il radio-giornale.
Hanno mandato 4500 ragazzi in un paese dell'Estremo Oriente
per massacrare i loro fratelli, dal viso giallo lunare.
Il tuo viso arrossisce di collera e di vergogna.
Non sei obiettivo, no, al diavolo,
ma triste
di una tristezza tua propria,
una tristezza con le mani e i piedi legati,
come se fossi ancora in prigione,
e giù in guardina sentissi i gendarmi battere i contadini .
La notte è caduta.
Il passeggio serale è terminato.
Una jeep della polizia entra nella strada.
Tua moglie sussurra: "andrà a casa? ".
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    Scritta da: Marianna Mansueto

    Non vivere su questa terra come un inquilino

    Ragazzo mio,
    io non ho paura di morire.
    Tuttavia, ogni tanto
    mentre lavoro
    nella solitudine della notte,
    ho un sussulto nel cuore,
    saziarsi della vita vita, figlio mio,
    è impossibile.
    Non vivere su questa terra come un inquilino,
    o come un villeggiante stagionale.
    Ricorda:
    in questo mondo devi vivere saldo,
    vivere
    come nella casa paterna.
    Credi al grano,
    alla terra,
    al mare
    ma prima di tutto
    all'uomo.
    Ama la nuvola,
    il libro
    la macchina,
    ma prima di tutto
    l'uomo.
    Senti infondo al tuo cuore
    il dolore del ramo che secca,
    della stella che si spegne,
    della bestia ferita,
    ma prima di tutto
    il dolore dell'uomo.
    Godi di tutti i beni terrestri,
    del sole,
    della pioggia
    e della neve,
    dell'inverno e dell'estate,
    del buio e della luce,
    ma prima di tutto
    godi dell'uomo.
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      Scritta da: Marianna Mansueto
      "Addormentarsi adesso
      svegliarsi tra cento anni, amor mio..."

      "No,
      non sono un disertore.
      Del resto, il mio secolo non mi fa paura
      il mio secolo pieno di miserie e di scandali
      il mio secolo coraggioso grande ed eroico.
      Non ho mai rimpianto d'esser venuto al mondo troppo presto
      sono del ventesimo secolo e ne son fiero.
      Mi basta esser là dove sono, tra i nostri,
      e battermi per un mondo nuovo..."
      "Tra cento anni, amor mio..."
      "No,
      prima e malgrado tutto.
      Il mio secolo che muore e rinasce
      il mio secolo
      i cui ultimi giorni saranno belli
      la mia terribile notte lacerata dai gridi dell'alba
      il mio secolo splenderà di sole, amor mio
      come i tuoi occhi..."
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Sotto la pioggia camminava la primavera

        Sotto la pioggia camminava la primavera
        con i suoi piedi esili e lunghi sull'asfalto di Mosca
        chiusa tra gli pneumatici i motori le stoffe le pelli
        il mio cardiogramma era pessimo quel giorno
        quel che si attende verrà in un'ora inattesa
        verrà tutto da solo
        senza condurre con sè
        coloro che già partirono
        suonavano il primo concerto di Ciajkowskj sotto la pioggia
        salirai le scale senza di me
        un garofano sta all'ultimo piano della casa al balcone
        sotto la pioggia camminava la primavera
        con i suoi piedi esili e lunghi sull'asfalto di Mosca
        ti sei seduta di fronte a me non mi vedi
        sorridi a una tristezza che fuma lontano
        la primavera ti porta via da me ti conduce altrove
        e un giorno non tornerai più ti perderai nella pioggia.
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