Scritta da: Silvana Stremiz

Se anche

Se anche ci forzassero
le ossa
a stare insieme
troverebbero un varco
tra la terra
magari implorando una radice
a insinuarsi per la separazione
e noi
lavorammo col fiato dei raggiri
a unire due chimiche
solo perché ci chiesero
di divorarci le carni
all'insaputa degli occhi
abbeverati
sotto cieli distanti
eppure insieme
eravamo un temporale
tu le nuvole io i lampi
per la comune pioggia
di amaro pianto
segnato rosso al calendario
tra il nero di lutto e odio
... amore... questo termine
coniato al sublime
sancì l'incontro
di un disastro
nel quale i cuori
lucrarono soddisfatti
... sciacalli...
Michael Santhers
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Ultima cena

    Come saliva
    che scompare
    in bocche assetate
    così il tuo silenzio
    inghiotte il mio cuore
    amore di un tempo
    nell'odio di oggi

    Vedo i tuoi passi
    riflessi
    dileguarsi
    sulla lastra di pioggia
    in quest'autunno
    che sembra
    la sala d'attesa
    di un mattatoio
    e le foglie rosse
    macchie di sangue
    nei disegni del vento

    Distante
    dalle cose
    che ho amato
    coi coltelli degli anni
    alle spalle
    mi sento solo
    mentre disertano
    i più duri pensieri

    Strappo la tua foto
    dagli occhi
    e irriducibile il disprezzo
    lancia uno sputo
    che si perde nell'acqua

    Mi dico
    si è suicidato anche l'odio
    povero me
    sono solo
    sul banchetto degli anni
    addobbato
    coi fiori del male
    nell'ultima cena.
    Michael Santhers
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Viale 17

      Sono belle
      e si vendono per poco
      mi dico meno male
      e lesto la mano corre
      al portafogli
      per dar vita al cuore
      imbalsamato

      Fai piano
      dice la donna
      vestita di coriandoli
      coi profumi che litigano
      e i tacchi che burlano
      l'equilibrio
      anche il risveglio ha bisogno
      di preliminari
      e ci puoi credere se lo dico io
      che coi sogni ci lavoro

      L'amplesso durò
      quanto una bestemmia
      sotto gli aghi delle stelle
      e il cronometro della luna
      che imbrogliò il fantasma
      di figure deformi

      Mi alleggerii della minaccia
      dei duri pensieri
      stampai le labbra
      sulla banconota
      mio lasciapassare
      agli sconfitti
      dell'inferno dei vivi

      Sfrecciavano le macchine
      come le idee
      nel domani
      lungo il delirio del viale 17
      ...i loro rumori
      i loro fumi
      erano tuoni e nebbia
      nelle miserie degli illusi
      ...fuochi d'artificio
      per la festa
      del mio cielo basso
      -dal volume: Soste precarie
      Michael Santhers
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