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Scritta da: Gaetano Toffali
I primi segni a ben vedere
non erano mancati. È la ricomparsa
che nessuno si poteva attendere. Dato che poi,
sulla poltrona, magari in lacrime, se ne era parlato
della sparizione. Ma in concreto, quanto ne sapevamo?
Ricordati, però, senza cercare colpe, dell'acqua
entrata di notte sotto i vetri in nostra assenza, della crepa
che taglia tutto il soffitto, addirittura del solaio,
sopra la stanza in fondo e che neppure ci siamo curati di visitare,
del lampadario che dondola, degli infissi mezzi marci.

Oggi, poi, come non bastasse, guarda qui! Avvicinati,
guarda un po' qui, ti dico, qui sotto. Mi cresce la muffa,
la muffa sulla suola!

È che mio padre sì
sapeva di lettere, cultura: London
Steinbeck, Coppi e Bartali, Oscar
Carboni e la Gazzetta
dello Sport. L'officina. E quelle camicie d'allora,
larghe, i pantaloni alti in vita, palesò palandrane...

Mi sono domandato il perché
di questo continuo andarsene
di inquilini, qui dell'interno. E di operai
che vanno e vengono e sporcano le scale. (Chissà adesso
come sarebbe tutta consumata la targhetta della porta.)
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    Scritta da: Sonia Rendina

    Sognando Charly Gaul

    I politici hanno la camicia azzurra,
    perché non spara,
    bene avvitata al collo, e alloggiano
    nella scatola a colori che li recita.
    Hanno bei baffi e nasoni posticci
    facce di cartapesta incipriate.
    Fossero almeno un po' più stralunati,
    fossero divi in ghignanti mascheroni:
    di Zorro, Spilinberga o Frankenstein,
    per un pubblico incerto
    tra Buttiglione e Biscardi.
    L'uomo, narcotizzato,
    ha un soprassalto sul divano liso,
    mentre la testa gli cade sulla moglie:
    sogna un'antica scatola più opaca,
    e Charly Gaul che usciva dalla nebbia,
    dalla tormenta del Bondone nel '56,
    batteva i denti, aveva gli occhi fissi,
    e dentro la coperta
    era un eroe della fatica sul traguardo.
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