Poesie di Maurizio Cortese
Associazione di polvere
L'aria greve di febbraio,
in gola incapsulata,
s'insinua nei miei bronchi
e venefica si offre
ad un sangue quasi esausto.
Sottile è definita
quella polvere fatale;
è lieve invece
la cenere quaresimale
posata sul mio capo;
indistrutta s'alzerà,
giunta la mia ora,
a lambire le corde
dell'Omega.
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Ho visto vincere la vita
Amico del giorno che sempre ritorna
fratello dell'oggi che eterno sarà,
dicevan mai tempo sarebbe bastato
a sondare quel mondo inaudito
che nella tua testa ospitavi;
per altro invece è durato,
per compiere giorno per giorno
quell'io generoso e solare
che mai lascerà i nostri cuori
afflitti d'impresa mancata:
non esser riusciti
a tra noi trattenerti.
Come dopo lavacro battesimale
eri pronto all'estremo momento
ancorato all'abbraccio materno
accordato a tua sposa angosciata;
se timore l'evento poteva recarti
non c'era occasione di averne coscienza.
Un fremito quieto m'assale repente
se oso pensare a tutti quei segni
che solcano gli ultimi giorni
di questa tua vita terrena:
la casa agognata ed ora rifatta,
i pacchi di carta man mano scomparsi,
la fede serbata e più ritemprata,
la prima influenza accanto alla moglie,
i volti dei figli al computer fissati;
e così concluso il finito
librato ti sei in quell'infinito
che scorgere amavi su in alto.
Tu immagino che le parole,
dolci e ritmate là sull'altare,
nel cuore a Valeria hai ispirato,
icona superna di tragica donna,
conforme a Madonna del pianto
ritta nel banco di fronte alla bara
quasi a volerti cullare.
Incline a finire non era l'estate
prima che un segno ti desse
e così ha regalato al tuo funerale
l'unico tempo che avresti gradito:
sorpresa all'uscita di chiesa
i raggi a inondar di tepore
i cuori silenti di tutti
le membra ahimè inerti di te
che fermo quasi mai stavi.
Disegno a me sconosciuto
dal male ti ha preservato,
al fine che tu diventassi
un seme fecondo di bene
e più mi rendo convinto
che un compimento si svela;
se altro fare non posso,
almeno a me si conceda
donar di saggezza le rughe
ai cari ed amati tuoi figli,
nel vivo ricordo che spesso
parevamo stupiti fratelli.
A me oggi non piace saperti
ove il sol ormai più non rallegra,
esitante avvicino il tuo marmo,
ma salda mi afferra certezza
che anche per te veramente,
alla pari di chi ha creduto,
la morte non è una vita lasciata
ma l'attimo atteso in cui Uno
pronuncia "Vieni con me".
Alla ricerca di una traccia
Ancora non so cosa mi spinge
a porre l'orecchio trepidante
negli angoli riposti della casa.
È forse la mancanza inaccettata
del suono dolce di una tua risata
del tono fermo di una tua parola.
Solo il silenzio si offre inusitato
la calma vincitrice tutto ammanta,
ma il regno invisitato dello studio
a me rammenta gesti quotidiani.
Oggi la sera si apre ospitale
a volti nella grazia già cambiati;
sgranando lenta la corona familiare
infine sento nelle voci oranti
un'eco che non si addice loro:
così la tua presenza è manifesta,
certezza di un legame che continua.
Come ferita che si rimargina
Mentre ignara quel germe di vita
trepidante crescevi nel grembo,
una prova ahimè inaudita
il destino ti ha assegnato:
straziata da disperazione trovare
all'interno di una nascita la morte.
La gente avrà pensato
che forse non si dà
maggior contraddizione;
ma io sono sicuro
che il tuo dolore offerto
comunque ha generato
in te e in chi ti è vicino.
Incancellabile l'immagine
di quegli istanti atipici
trafigge il petto quotidiana,
ma impercettibile alla mente,
come labbri di ferita
che lenta va rimarginando,
prepara il cuore ad affrontare
un dolce compito inatteso:
più amare d'essere insegnante,
scoprendo in volti pur diversi
i lineamenti del tuo bimbo.
Dentro una goccia
È greve sai un momento
in ogni mia giornata:
il caldo pizzicare sulla pelle
di acqua venuta a ristorare.
Dimenticare più non posso
che semplice quel gesto
al destino ha accompagnato
il tuo risveglio ignaro.
Osservo incuriosito come mai
sul vetro le gocce a scivolare;
mentre veloce scende la più alta
ingrossando coglie quelle in basso,
deviando dal suo corso naturale
pur di non lasciarle lì a oziare.
Anche gli istanti di una vita
rischiano d'essere dispersi
se Qualcuno infin dall'alto
non si abbassa verso noi
a fonderli per sempre in unità.