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Scritta da: M. Cortese

Ho visto vincere la vita

Amico del giorno che sempre ritorna
fratello dell'oggi che eterno sarà,
dicevan mai tempo sarebbe bastato
a sondare quel mondo inaudito
che nella tua testa ospitavi;
per altro invece è durato,
per compiere giorno per giorno
quell'io generoso e solare
che mai lascerà i nostri cuori
afflitti d'impresa mancata:
non esser riusciti
a tra noi trattenerti.

Come dopo lavacro battesimale
eri pronto all'estremo momento
ancorato all'abbraccio materno
accordato a tua sposa angosciata;
se timore l'evento poteva recarti
non c'era occasione di averne coscienza.

Un fremito quieto m'assale repente
se oso pensare a tutti quei segni
che solcano gli ultimi giorni
di questa tua vita terrena:
la casa agognata ed ora rifatta,
i pacchi di carta man mano scomparsi,
la fede serbata e più ritemprata,
la prima influenza accanto alla moglie,
i volti dei figli al computer fissati;
e così concluso il finito
librato ti sei in quell'infinito
che scorgere amavi su in alto.

Tu immagino che le parole,
dolci e ritmate là sull'altare,
nel cuore a Valeria hai ispirato,
icona superna di tragica donna,
conforme a Madonna del pianto
ritta nel banco di fronte alla bara
quasi a volerti cullare.

Incline a finire non era l'estate
prima che un segno ti desse
e così ha regalato al tuo funerale
l'unico tempo che avresti gradito:
sorpresa all'uscita di chiesa
i raggi a inondar di tepore
i cuori silenti di tutti
le membra ahimè inerti di te
che fermo quasi mai stavi.

Disegno a me sconosciuto
dal male ti ha preservato,
al fine che tu diventassi
un seme fecondo di bene
e più mi rendo convinto
che un compimento si svela;
se altro fare non posso,
almeno a me si conceda
donar di saggezza le rughe
ai cari ed amati tuoi figli,
nel vivo ricordo che spesso
parevamo stupiti fratelli.

A me oggi non piace saperti
ove il sol ormai più non rallegra,
esitante avvicino il tuo marmo,
ma salda mi afferra certezza
che anche per te veramente,
alla pari di chi ha creduto,
la morte non è una vita lasciata
ma l'attimo atteso in cui Uno
pronuncia "Vieni con me".
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    Scritta da: M. Cortese

    Alla ricerca di una traccia

    Ancora non so cosa mi spinge
    a porre l'orecchio trepidante
    negli angoli riposti della casa.

    È forse la mancanza inaccettata
    del suono dolce di una tua risata
    del tono fermo di una tua parola.

    Solo il silenzio si offre inusitato
    la calma vincitrice tutto ammanta,
    ma il regno invisitato dello studio
    a me rammenta gesti quotidiani.

    Oggi la sera si apre ospitale
    a volti nella grazia già cambiati;
    sgranando lenta la corona familiare
    infine sento nelle voci oranti
    un'eco che non si addice loro:
    così la tua presenza è manifesta,
    certezza di un legame che continua.
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      Scritta da: M. Cortese

      Come ferita che si rimargina

      Mentre ignara quel germe di vita
      trepidante crescevi nel grembo,
      una prova ahimè inaudita
      il destino ti ha assegnato:
      straziata da disperazione trovare
      all'interno di una nascita la morte.

      La gente avrà pensato
      che forse non si dà
      maggior contraddizione;
      ma io sono sicuro
      che il tuo dolore offerto
      comunque ha generato
      in te e in chi ti è vicino.

      Incancellabile l'immagine
      di quegli istanti atipici
      trafigge il petto quotidiana,
      ma impercettibile alla mente,
      come labbri di ferita
      che lenta va rimarginando,
      prepara il cuore ad affrontare
      un dolce compito inatteso:
      più amare d'essere insegnante,
      scoprendo in volti pur diversi
      i lineamenti del tuo bimbo.
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        Scritta da: M. Cortese

        Dentro una goccia

        È greve sai un momento
        in ogni mia giornata:
        il caldo pizzicare sulla pelle
        di acqua venuta a ristorare.

        Dimenticare più non posso
        che semplice quel gesto
        al destino ha accompagnato
        il tuo risveglio ignaro.

        Osservo incuriosito come mai
        sul vetro le gocce a scivolare;
        mentre veloce scende la più alta
        ingrossando coglie quelle in basso,
        deviando dal suo corso naturale
        pur di non lasciarle lì a oziare.

        Anche gli istanti di una vita
        rischiano d'essere dispersi
        se Qualcuno infin dall'alto
        non si abbassa verso noi
        a fonderli per sempre in unità.
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