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Scritta da: Matteo Salomone

Uomini in marcia

Per capire devi pensare a un deserto,
fatto di sabbia e ghiaia e rocce,
e a un paio di piedi nudi, scuri e lenti,
con tanta polvere e graffi ovunque.
Uomo o donna non importa,
né se sia giovane o vecchio.
Non deve farti pena, non è per questo che è li.
Non gli importa di te e tu nemmeno interessati di lui.
Ma guardalo.
Grida.
È un grido sordo e senza fiato,
la sua bocca è ferma
ma tu puoi sentirlo chiaramente.
È ciò che resta di un mondo di un futuro possibile.
Un mondo pieno di bandiere,
ma senza nessuno che le bruci più,
quel gesto non ha nessuna forza ormai.
Un mondo pieno di pace,
perché la gente ha smesso di combattere,
si, e di parlare e di pregare, di discutere,
di fare la pace.
Un mondo pieno di matrimoni
che durano vite intere, vite lunghissime.
Perché gli uomini hanno smesso di amare:
ora possono stare insieme, per sempre.
Un mondo pieno di verità:
nessuno mente più, ogni cosa ha il suo vero nome,
così la gente ha smesso di cercarglielo il nome,
e di imparare, di crescere.
Lui cammina,
è l'ultimo retaggio di un mondo ormai estinto.
E un grido lo accompagna.
Lui è pieno di nome come il suo mondo lo è di fatto.
Pieno infine crolla a terra e muore.
Come il suo mondo.
Pieno di niente, eppure
più desiderato del presente.
Composta mercoledì 17 agosto 2011
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    Scritta da: Matteo Salomone

    Poesia e Paura

    Lei è donna
    Lei è muta
    Ha donato le parole
    a chi sa raccontare
    la bellezza della vita
    i suoi occhi
    sono le sue labbra
    e le sue labbra
    morbido silenzio
    Lei è Poesia
    Lui è un fuggitivo
    Lui scappa
    Si nasconde nel futuro
    per non tremare
    nel presente
    Lui esiste
    in un passo lento e storto
    su di una strada solitaria
    Dove la nebbia
    divora la sua pelle consumata
    Lui è Paura
    Lui non conosce la vita
    Ma lei la sa raccontare
    senza parole
    Lui è un sognatore
    Lei sa bere dalla luna
    Si incontrarono
    in una vecchia stazione
    Ogni treno in partenza
    era carne della sua anima
    Ogni rumore
    calpestava la supplica
    nel suo silenzio
    Lei era
    meravigliosa astrazione
    Lui orrida concretezza
    Era un amore impossibile
    Ma la notte
    ancora lui trema
    nel suo cammino
    e la Luna
    scivola dietro
    al suo romantico viaggiatore.
    Composta sabato 2 gennaio 2010
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      Scritta da: Matteo Salomone

      Emilè

      Mi chiamo Emilè
      e questa non è la mia storia
      ma forse il primo pensiero lucido
      in una vita così altrimenti oscura.
      Perché vi sembrerà pazzia
      ma sto per donare la mia anima
      alla donna che ho scavato nella roccia.

      Non sono suo amico,
      nemmeno credo che ne avesse.
      Non è mai stato
      che un semplice bottaio,
      un emarginato, forse
      anche un po' matto.
      Per questo ci hanno messo
      tanto a ritrovarlo,
      era completamente solo.

      Avevo così poco nella mia vita
      prima di quel giorno,
      prima di incontrarla.
      La gente ci vedeva solo
      un blocco di pietra ma
      io ci vedevo Lei,
      la donna imprigionata in quella forma.
      Davvero non potete capire?

      Dicono che nel buio
      la sua fosse l'unica luce accesa
      di tutta la vallata.
      Chissà poi cosa combinasse
      per tutta la notte?

      Bottaio di giorno, si,
      ma la notte ero Dio,
      un creatore innamorato
      che scava la roccia
      per dare sangue al niente.
      Perché io la vedevo e io dovevo.

      L'hanno ritrovato
      accanto a una statua.
      C'è chi dice sia il frutto di quelle notti.
      Altri sostengono che un bottaio
      non può essere stato capace di tanto.
      Non lui.

      Polvere eri e
      polvere sarò presto ma,
      in quest attimo solo,
      in questa lucida pazzia,
      posso vederti, come sempre,
      ora come tutti,
      eppure come nessuno potrà mai più.

      Hanno venduto la statua
      per pagare il funerale.
      Ora lei è da qualche parte in Europa,
      più lontano di quanto
      lui sia mai andato.

      E spero che Dio possa
      perdonare questo furto,
      l'anima e la vita che ti ho donato,
      perché non mi pento.
      Per questo soltanto ho vissuto.
      Solo per te ho amato.
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        Scritta da: Matteo Salomone

        Istantanea di un amore perduto

        Scavo nei tuoi occhi
        per conservare sotto le unghie
        piccole tracce delle tue ferite
        Immensi deserti
        colmi della tua voglia di riempirli del mio
        silenzio
        Bottoni blu
        di un cappotto che non so vestire
        e non voglio togliere
        Semaforo incandescente
        di una stella che brucia l anima
        e non mi da che rosso
        e tu scintilla in un mondo di ghiaccio
        cadi tagliando chi ti sta vicino
        e io vittima persa nel tuo gelo
        salgo gridando un nome che non è tuo
        Vivi,
        ma senza più sospiri
        non hai smesso di esistere
        Vivo,
        ma senza più vento
        ho smesso di essere.
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          Scritta da: Matteo Salomone

          L'oblio, il tuo bacio è...

          Due petali infuocati,
          sospesi sul vento,
          bruciano e precipitano
          rapiti dalle scaglie di rame
          di un giovane mare.
          Il tuo bacio è.
          La vibrazione silenziosa in un sussurro
          parole di fuoco in uno sguardo
          l'aroma del sale sulla tua pelle
          Poi l'assordante rumore
          di un cucchiaino in una tazza,
          quel divano solo come un cane
          quelle pareti mute
          e un vecchio scatolone
          al centro della tua anima.
          E nella luce accecante
          di un amore concluso
          quel nuovo sorriso,
          quell'incantevole illusione,
          e un nuovo bacio.
          Il tuo bacio è.
          Composta martedì 26 gennaio 2010
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