Scritta da: Marzia Ornofoli

Sensazioni

Oggi è lunedì ma stranamente sembra domenica,
forse perché sono a casa,
o forse perché il silenzio è attorno a me,
non ho paura del silenzio che rivela voci sommesse.
Apro la porta dell'anima e lascio che le sensazioni
mi entrino dentro le scruto osservando le armonie.
Una rosa ha perso un petalo,
ma è ancora più bella e il suo profumo inebria.
Occhi smarriti si lasciano scivolare una lacrima,
lacrima carica di un significato recondito,
svelato da una nostalgia del passato.
Ricami intagliati nei pizzi di nuvole
imbrigliati nei rami di alberi spogli.
La riva del fiume si sgretola sotto i passi
impetuosi del tempo passato,
la trota dorata guizza e si tuffa nell'acqua,
goccioline sfiorano e accarezzano dolcemente
visi che sono entrati e usciti dal mio sguardo.
Spiagge silenziose riportano orme di pensieri lontani,
s'intrecciano con il mormorio delle onde,
onde narranti di storie d'amore vissute e ancora da vivre,
gabbiani sorvolano il mio mare di sensazioni,
la porta si chiude, ma presto s aprirà
per far entrare nuove sensazioni.
Marzia Ornofoli
Composta lunedì 21 giugno 2010
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    Scritta da: Marzia Ornofoli

    Africa

    Tamburi risuonano incessanti,
    battito cardiaco di un continente,
    dove non ho mai messo piede,
    ma che ho visto e sentito
    attraverso le parole e le immagini altrui.
    Ho attraversato il tempo guardando
    negli occhi il sovrano delle piramidi,
    ho attraversato deserti infuocati in groppa
    ad un cammello e dormito nella tenda di un tuareg.
    Ho sorvolato savane dorate con un aereo chiamato fantasia,
    e sentito il ruggito del tuo re e il barrito del tuo principe,
    ho attraversato fiumi impetuosi,
    dove il coccodrillo è in agguato per catturare la sua preda,
    e dove rocce grigie affiorano qua e la per poi scomparire,
    sotto la superficie cristallina dell'acque,
    mentre i tamburi risuonano incessanti
    battito cardiaco di un continente che grida,
    la miseria di un popolo sfruttato,
    di guerre tribali che portano la distruzione,
    dell'estinzione d'animali.
    I tamburi risuonano incessanti,
    battito cardiaco di un continente
    che ancora vive e vuole vivere.
    Marzia Ornofoli
    Composta domenica 20 giugno 2010
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      Scritta da: Marzia Ornofoli

      Ballerine

      Il tamburo batte il ritmo del tempo,
      il piedi scalzi battano sulla terra rossa,
      il tintinnio dei braccialetti e delle cavigliere,
      risuonano scandendo il ritmo ancestrale della danza,
      perline colorate avvinghiano il tuo corpo e i tuoi capelli,
      il tuo corpo madido di sudore brilla alla luce del sole,
      frenesia di una danza frenetica come il volo del calabrone,
      nella terra riarsa dal sole cocente tu balli per invocare i tuoi dei.

      Esile eterea appari nel tuo tutù rosa,
      le scarpette di raso rosa ti fasciano i piedini,
      i violini accompagnano le tue movenze,
      giunco, cigno, corpo delicato che segue
      il ritmo di una musica fatta di sogni di rara bellezza,
      alla luna è rivolta la tua danza soave,
      un balletto senza tempo incarni con le punte dei piedi,
      volteggiando leggiadra, creatura evanescente
      su un palco di velluto nero.
      Marzia Ornofoli
      Composta venerdì 18 giugno 2010
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        Scritta da: Marzia Ornofoli

        Incontro di culture

        Pomeriggio un po' afoso di giugno,
        sala calda, ma le amiche,
        non sentono caldo,
        indaffarate sono
        bisogna preparare tutto per bene,
        presto le ospiti arriveranno
        e bisogna accoglierle al meglio,
        bisogna che si sentono a loro agio,
        lontano da casa sono.
        Ed ecco che arrivino,
        delle polacche,
        un orientale,
        e una ragazza marocchina,
        con loro hanno portato due
        maestre che insegnano
        loro l'italiano.
        Le prime si sentono sicure,
        le altre hanno sguardi timidi,
        hanno portato i cibi delle loro terra.
        Ci presentiamo,
        io sono Marzia,
        io sono Maria,
        io sono Diva,
        e così via,
        ognuno di noi
        ha la sua storia,
        ma alla fine siamo felici
        di condividerle con le altre,
        anche le nostre ospiti si presento,
        storie diverse fra loro,
        ma unite dalla lontananza
        dalla propria terra.
        In pochi istanti sono
        rilassate e ridono scherzano
        e si mescolano a noi,
        e sembra che sono
        sempre state in mezzo a noi,
        culture diverse è vero,
        ma quando sono le donne
        a unirle diventa più facile.
        Perche?; perché da dovunque
        una donna viene,
        è figlia, sorella, moglie, madre, nonna.
        Marzia Ornofoli
        Composta giovedì 10 giugno 2010
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          Scritta da: Marzia Ornofoli

          L'urlo di Demetra (la madre terra)

          Lacrime di piombo,
          cadano da cielo plumbeo,
          trafiggono come lame spietate
          il ventre ormai arido
          della madre terra,
          incuranti del suo dolore.
          Urla Demetra, madre terra,
          urla e si divincola tremando,
          squarciandosi creando macerie,
          l'uomo urla piange sulle macerie
          ma ancora non ascolta l'urlo di Demetra.
          E ancora lacrime di piombo,
          cadono e trafiggono il ventre,
          e ancora urla Demetra divincolandosi
          rompendo quelle lame d'acciaio
          che le rubano l'anima,
          Piange Nettuno nell'osservar
          il suo regno cambiare colore,
          ora non è più azzurro,
          ora è nero come il carbone
          e piange per i suoi figli
          che muoiano immolati
          per un oro nero.
          Urla e piange Demetra,
          madre terra, supplica,
          uomini che un tempo
          si rivolgevano a lei per
          avere i suoi frutti,
          generosa era la madre terra,
          donava messi d'orate,
          frutti succulenti,
          ma gli uomini scordano in fretta,
          e ora le strappano l'anima,
          senza più onorarla,
          senza più ringraziarla
          per la sua generosità,
          e s'arrabbiano se lei si ribella.
          Urla e piange Demetra,
          la madre terra,
          ma nessuno l'ascolta.
          Marzia Ornofoli
          Composta domenica 6 giugno 2010
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