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Poesie di Marzia Cikada


poesia postata da: upbordello, in Poesie (Poesie personali)

La stanza del Prima

Nella stanza che è stata di me
quando avevo persino meno voglia di parlare di oggi
ritrovo le vecchie stampe colorite d'umido
la vecchia radio rossa che gioca sola il tono del volume
le sciabole in plastica d'una notte di carnevale antico
Non me ne abbiano
i libri che tanto amavo se ora più non sfoglio
l'armadio che tanto esploravo se ora più non l'apro
l'orso che mi divideva il letto se non lo stringo più
Non me ne abbia questo passato che commuove
se quel che sono stata tra le sue mura
l'ho perso incastrata in altre meno accoglienti
Porto come memoria
due peli d'orso cresciuti sotto la lingua
monito perenne di un prima
che resta in ogni dopo.
-- Marzia Cikada (scheda)
Ha partecipato al concorso
Come un granello di Sabbia

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poesia postata da: upbordello, in Poesie (Poesie personali)

Il buono è nell'attesa

Ne rideremo insieme, un giorno,
del nostro tempo, passato ad aspettarci.
Ricorderemo le sensazioni indefinite
che ci parvero avere un senso,
che non potevamo capire.
Ripercorreremo la strada a ritroso
e conteremo gli incontri mancati.
Calcoleremo, con minuzia,
inspiegabili vuoti allo stomaco,
crampi come pegni di un voto segreto,
passi in verso contrario al destino
quando, ancora vestito d'accidente,
camuffava carte, locali, nomi.
Ne rideremo insieme, un giorno,
del nostro tempo, passato ad aspettarci.
E ci scioglieremo in fine nelle lacrime,
del nostro inarrivabile incontro,
dell'impossibilità di trovarci,
se non in quell'attesa.
Ha partecipato al concorso
Come un granello di Sabbia

poesia postata da: upbordello, in Poesie (Poesie personali)

Una parola Amore di troppo

Cammina silenzioso il killer
e mani al riparo nelle tasche
Ha la Memoria dura a morire
non la si può uccider in nessun modo, lei
Rilegge al contrario la storia
per vedere se suona bene lo stesso
c'è sempre una parola Amore di troppo

Cammina in mezzo a segni che lo condannano
indizi che semina sapendolo, evasi da tasche colme
Non uno che badi alla sua camminata lenta
non è l'unica faccia da colpevole in giro
Polvere da sparo sulla mano che uccide
quella mano d'eterno riposo
Nasciamo tutti con una promessa da non mantenere

Cammina. Ogni passo è una linea
e la colpa diventa sfondo
mentre giunge il perdono, coatto di pigrizia
Che non si perda tempo a capire!
Che velocemente si lavi il pavimento imbrattato!
Che si rimedi a tanto sentimento fallato!
Si proceda, attendente, si proceda!

Strade d'ombra inghiottono le ultime vetrine
Al confine, dove termina l'asfalto e regna erba umida
Si ferma. Sapesse pregare, invece bestemmia forte
Sulle sue ferite solletichio di pioggia tiepida, prima
violenza di frustate, dopo
Uno specchio d'acqua riflette la sua immagine
nelle tasche, le mani stringono un'arma stropicciata

Le assomiglia nell'ultimo momento
il solo che è sempre d'innocenza

Cadendo finalmente sorride
Ci si chiede chi pulirà l'erba.
-- Marzia Cikada (scheda)

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