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Scritta da: Mariluce

Alle vittime innocenti oggi, nella mia Puglia

Poesia di getto. A tutti voi.

Mi chiedi il Tempo.
E cosa sia il tempo.
Caro, il tempo è un'illusione,
Rimurgina e ripristina silente,
Ma mente, non sente.
Sei lì, avvolto insonne
in pulviscoli ovattati,
Ma l'ombre ed il divino languono,
né mai t'avvisano.
L'urlo umano e il pianto e il tanto,
Sopra consuete distrazioni:
Si vuol fermare il tempo, con leggiadra convinzione.
Ma il tempo eccede e mai resiste,
Non esiste, son goccioline e pulpiti
Accavallati e piccoli,
Tra morti inutili e nuove futili feste...
Domani nulla sarò, tu neppure,
Mentre una madre chiude gli occhi alla sua bimba,
Poi la a cinge stretta a contener tutto il terrore,
Tutto l'amore in un istante,
Sol quello non possiamo spiegare.
Anche la morte perde.
Composta martedì 12 luglio 2016
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    Scritta da: Mariluce

    Resta lì

    Ssssh... non confondermi.
    È rumorosa la mia malinconia.
    Inquieta, fervida la fantasia
    scorre,
    colma e leviga i vuoti miei.

    Nella notte mi dici "ancora", tu...
    mai satolla d'ogni lacrima versata.
    E cerco allora il cielo,
    che trapassi il muro intorno
    e mi rivesta d'immenso.

    Ti sento viva, dentro me.
    Con intenso battito
    mi sconquassi al centro.
    Lasciami, ti prego.
    Ho l'ali spezzate.
    L'ho per ora custodite
    con sigillo non sicuro.

    M'hai rubato tu la chiave,
    meschina, e non sai
    che non l'ho mai voluta usare...
    non son perdente,
    sei solo un silente rifugio.

    Resta lì, non mi toccare:
    sono aria e sangue,
    inchiostro e pioggia,
    profumo e fango...
    tornerò a volare.
    Composta nel luglio 2012
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      Scritta da: Mariluce

      Ode ad un nuovo nato amore

      Lei lo sa.
      Sa che val la pena
      vivere
      in questa civiltà,
      anche quando la sua luce
      s'offusca di malìnconie remote.
      Sente le note,
      ed i canti del cuore
      ritrovan la giusta intonazione.

      Lei la vedo col suo uomo
      danzare attorno al sole,
      e fregare l'amore,
      e correre e gustar la vita.

      La salita è finita,
      e lascia che gli addii
      la facciano amare.
      Albe chiare, infiniti cieli
      da esplorare ancora.

      Racconterà di fate
      e di indiani, lei
      la sera, incantucciata sul divano
      col suo uomo, amore vero,
      che l'osserva piano,
      e con l'amica in velluto nero,
      inventerà novelle,
      e conteranno le stelle insieme.

      Il loro sangue riscalda anche il sole, adesso.
      Niente più parole, mai è concesso
      alle fate, e agli indiani,
      che quando s'amano
      salvano il mondo.
      Composta lunedì 28 luglio 2014
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        Scritta da: Mariluce

        Città ove amore lasciai

        E da un sospiro è un pianto,
        tra gemiti celati da fràudolenti bàttiti
        d'odor di notte in estasi.

        Melànconie segrete,
        sfiorarsi con le dita, al buio e all'inquietudine:
        qual gioia oscura e sordida appaga la mia sete!

        A Taranto mia complice,
        custode culla ignara d'ardori dolci e incauti,
        città dal lembo candido, pervasa d'atmosfere,
        da un mare, cosmo languido, ti lasci accarezzare.

        Città ch'un dì cingesti materna appassionata
        le mie parvenze fragili, dal vento lieve avvolte
        quel sìbilo tuo gelido carpiva i miei tormenti,
        ma di letizia fèrvida premèa quell'aura tua
        sull'ali mie morenti:
        anelito di vita giungèa così vivace
        al mio fluìre indòcile!

        Ribelle or io che sono, m'appello ancora a te,
        mia atlantide segreta,
        mio fùlgido pianeta.
        un dì m'inchinerò,
        silente aliterò i miei sogni al tuo cospetto,
        e grazie porgerò senz'ombra d'amarezza.

        tu grande, tu fortezza,
        tu storia, tu bellezza
        custode amica tenera sei della mia tristezza.
        amor t'ho un dì donato - spietato, incontrollato
        tra te ed il còr mio gelido si cela quel peccato.
        Parole, poi pensieri t'appartengono,
        oggi e ieri.

        Lo spirito indomìto risponde al tuo richiamo
        selvaggio come un bimbo che sazio mai non è.
        Composta nel 2004
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          Scritta da: Mariluce

          spicco il volo

          Intensa e indòmita questa paura d'amare,
          quest'aura candida che i lineamenti sfiora,
          e incauti, impenitenti i desideri
          impongono ai miei tormenti sfogo.

          Testa e fuoco,
          arcano impero in gioco,
          stonate strofe in volo incrocio.

          Chè d'anima io vivo,
          per colei cui or scrivo
          poso il tocco.

          Destino è il mio balocco,
          razione impura la paura cela,
          a divenir donna, qual pomo d'assaggiare,
          come spazio infinito cui confinare
          angeli in volo, e lasciarli cantare.

          E canto d'amore, canto alla luna,
          urla d'un cuore senz'alcuna vergogna,
          svelando d'ardori, talora
          un velo lieve posa ancora.

          Chè d'anima io vivo,
          per colei cui or scrivo,
          ché d'immenso io ne gioivo
          per colei cui già pativo.

          Porgo al cielo i miei sospiri,
          serbo astuta i miei deliri,
          in un secreto mesto pianto
          sciolgo il muro mio d'amianto.

          Urlando amore al silenzio,
          mirando aurore, ora penso
          lo spirito va a fuoco,
          e spicca il volo,
          ancora un poco.
          Composta venerdì 20 novembre 2015
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