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Le migliori poesie di Maria Rosa Zangari

Nato domenica 31 ottobre 1971 (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi.

Scritta da: Rosetta.Z

Perché tu mi possa sentire

"... quando costretta con un sorriso,
a guardare il suo viso,
per non fargli capire
quanto le sue spine mi fanno soffrire..."

Me ne sto in silenzio
perché tu mi possa sentire,
e saprai ascoltare,
anche quello che non so dire,
e senza che io debba parlare.

Vile può sembrare il mio dolore
che si nasconde per non mostrarsi fuori,
dietro coriandoli di colori.
Ma ha più importanza ora la sua allegria
che la mia tacita vigliaccheria.

Gli occhi innalzati al cielo
mostrano ciò che è il vero
raccogli le mie lacrime e toglimi questo velo,
che copre sul mio viso
la paura di perderla all'improvviso.
Tramuta il mio dolore
in giorni ancora insieme al suo amore
e guarisci cosi il mio triste cuore.
Composta venerdì 22 gennaio 2016
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    Scritta da: Rosetta.Z

    L'albero

    C'era una volta un albero, pieno di tanti frutti,
    erano così buoni, che facevano gola a tutti.
    Tanti gli uccelli, che posarono su di lui per mangiarli,
    contento l'albero di saziarli.

    Ma un giorno, un vento improvviso, su di lui soffiò
    e via con sé, tutti i frutti dell'albero, si portò.
    Da allora l'albero non ebbe più niente, agli uccelli da dare.
    Così essi, volarono via, senza nulla dire,
    per posarsi su nuovi rami, a cantar le pene,
    dell'albero ormai spoglio del suo bene.

    Lunghi inverni, sul grande albero son già passati,
    e mai più quegli uccelli, da lui son tornati.
    Nel suo sconforto, lo hanno lasciato solo,
    e del loro canto, non gli fecero più dono.
    L'albero da quegli uccelli è stato ormai abbandonato,
    pensavano, che mai più frutti, esso avrebbe dato.

    Ma un giorno il sole filtrò tra i suoi rami,
    e vide che accanto a lui, crescevano dei fiori.
    Si abbassò ancora un po' per meglio vedere,
    e si accorse, che i fiori davano all'albero da bere.

    Aspettò ancora un po' nel farsi vedere
    per poter bene quei fiori osservare, e meglio capire,
    ma non tardò che il sole,
    la sua meraviglia, non nascose dal dire,
    parlate o fiori ditemi che fate,
    perché, sotto quest'albero arido, voi ancora sbocciate?
    E il grande freddo, non vi ha toccati?

    Dal gelido prato una voce, rispose:
    caro mio sole, or tu fai presto a parlare
    giacché è tanto tempo, che non passi di qui a salutare
    del lungo inverno, ne portiamo anche noi i dolori.
    E abbiamo tanto sofferto, ma senza, fare rumore.

    Il forte freddo, la nostra bocca ha dovuto tacere.
    Per non dare a quest'albero, ancor più, dispiacere.
    Egli non è sempre stato, come adesso appare.
    Grande e maestoso, era il suo fusto,
    ed è sempre stato, un albero giusto.

    E noi grande sole sempre qui, siamo stati.
    Da che l'abbiamo conosciuto quest'albero,
    non ce ne siamo mai andati.

    Con le sue foglie lui ci ha vestito
    e con i sui semi lui ci ha nutrito.
    E i suoi rami, un tempo forti, ci hanno abbracciato.
    Dalla pioggia e dal vento, ci han riparato.

    Radioso sole tu ora sai
    perché accanto a quest'albero, noi vogliamo stare.
    L'amor, che abbiam per lui è tale,
    che mai potremmo lasciarlo andare.

    Perciò mio sole non esser stupito
    se al grande gelo, non abbiam desistito
    e col sorriso, il suo tronco abbiamo abbellito.

    Or tocca a noi le sue pene curare,
    perché lui possa tornare a sperare.
    Per tutti gli inverni noi ti abbiam cercato

    or che finalmente tu da qui sei passato
    tu non fermarti, il suo aspetto, a guardare.
    La sua corteccia tu ora vedi seccare
    ma se appoggiassi il tuo orecchio, ad ascoltare,
    sentiresti che dentro il suo tronco, inaridito
    ancor gli batte un cuore ambito.

    Se i tuoi raggi lo verrebbero nuovamente a scaldare.
    Vedresti anche tu, quanto ancora quest'albero.
    È capace di dare.

    Allora il sole a sentir quelle parole, tanto si commosse,
    e avvicinandosi all'albero così a lui si rivolse.
    Oh! Vecchio mio!
    Tu sei un albero fortunato!
    Or, che ho sentito di questi fiori le loro ragioni,
    io a te darò un'altra occasione.

    Allora il sole illuminò i suoi rami
    e lo cominciò di nuovo a scaldare,
    e come d'incanto ricominciò a germogliare,
    e il prato intorno a lui riprese a fiorire
    abbagliando gli uccelli che da lontano lo stavan a guardare.
    Dei più bei frutti l'ha rivestito
    ripagandolo del gelido freddo a
    cui ha resistito.

    Or degli uccelli l'albero ne aspettava il ritorno.
    Per mostrar loro il suo nuovo risveglio.
    E cantar lui ora, con tanto orgoglio,
    non ero morto ero solo appassito,
    perché nel mio animo ero stato ferito.

    Il grande albero dal sole è stato graziato.
    Per tutto il calore, che i suoi rami,
    nel tempo hanno dato.

    L'albero di tutto ciò
    ne rimase sbalordito, ma ancora un po' turbato,
    chiese al sole, dov'era stato
    in quel lungo inverno, in cui esso sembrava perduto
    sperando ogni giorno che i suoi raggi venissero in suo aiuto.

    Ma il sole rispose
    tu sai che della terra io ne sono il capo
    e faticoso è il mio da fare
    tante sono le creature che devo scaldare
    da un luogo all'altro mi devo spostare
    il tempo che mi addormento
    mi devo presto svegliare
    però caro amico
    sempre lassù, io sono stato
    mi ero, solo un attimo assopito.

    Ma non ero del tutto assonnato
    e tutto il tuo dolore ho sentito
    e tutta l'angoscia dei fiori ho ascoltato.
    Loro la tua sventura mi han poi raccontato.
    Ma da lassù su di te, ho sempre vigilato.
    I miei raggi ti hanno sempre continuato a scaldare
    ma eri così in balia del tuo triste fato
    che il mio calore non potevi sentire.

    Avevi troppo freddo, per poter capire.
    Che mentre la furia della tempesta su di te si abbatteva,
    il mio arcobaleno al tuo fianco nasceva.

    A venire da te, ho un po' tardato, ma non ti ho mai abbandonato.
    A me, quel tempo ormai passato, mi è bastato.
    Per saper di te chi sei, e chi eri stato.

    Ma soprattutto a te stesso, è molto servito
    per capire veramente chi ti era amico.
    Tu hai conosciuto il cuor, che con te era sincero.
    Chi diceva di amarti, e chi invece ti ha amato davvero.
    Come vedi ora io son tornato
    e tutto il bosco saprà che sei rinato
    perché ora so, che grande albero sei stato.
    E che del sole non si debba mai dire:
    che una amicizia abbia mai potuto tradire.

    Or dei tuoi frutti ne terrai cura
    per non sfidare di nuovo la natura,
    lascerai andare, solo quelli, che io sole farò cadere,
    per nutrire la terra, che sta sotto i tuoi piedi

    or dimmi albero ancora una cosa
    chi eran quei fiori che per te mi han cercato
    e che ti hanno, così ben curato
    quando tu eri tanto ammalato?
    E di chi eran, le voci, che con me han parlato, in mezzo a quel prato?

    L'albero, ancor da quel risveglio, un po' intontito
    al sole rispose
    mio caro amico, mi meraviglia che tu già, non l'abbia capito.
    La voce del fiore, che tu hai sentito,
    è di una rosa!
    Ed essa, mio sole è la mia sposa.
    E i fiori che accanto a me, così alti e belli!
    Curavan le mie ferite
    eran due gigli,
    e essi sono i nostri figli.

    Allora il sole, fece un sorriso compiaciuto,
    e disse all'albero, io, l'ho sempre saputo!
    Volevo ancora, per un momento
    vedere se tu, ne eri stato attento.

    Abbine cura di questi tuoi fiori
    affinché nel tempo, mai a causa tua essi debban appassire
    nuovi semi da loro nasceranno.
    Che il tuo tronco per sempre abbelliranno
    e altri uccelli su di te poseranno
    che col loro canto i tuoi giorni allieteranno.

    E della tua rosa
    io di lei ne conosco il nome
    non c'è fiore, che si possa dire,
    più degno di stile
    di come con grazia, ed eleganza, sa portare le sue spine.

    Amico albero anche di te io ne so il nome
    tra gli alberi di pino tu ne porti gli onori
    indossi i tuoi aghi da gran signore.
    Anche quand'essi ti danno dolore.

    Nessun rimpianto avrai, per gli uccelli andati
    essi con te, sono stati ingrati
    ma anche per loro madre natura
    avrà in serbo la loro avventura.

    Da quel giorno che l'albero e il sole si son chiariti
    per sempre son rimasti dei grandi amici.

    Quel sole era Dio
    e quell'albero sono io.
    Composta mercoledì 12 agosto 2015
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