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Scritta da: mritath

Aidèe ultimo miraggio

Vacillo piano nel gioco
e appare lontano,
fiato sulle radure, inevitabile.
Quello che è stato
è ciò che ho avuto,
rovina di questo tempo finito.

L'impronta sulla sabbia
non ha lasciato calco
alle spalle. Fuggire,
miraggio fra le correnti,
cuore,
batti più forte
del sogno.

In viaggio,
acqua dentro l'orizzonte
giorni e notti consumati nello sforzo,
sotto il sole. Fermo il mare,
più di questa fronte solcata di
sudore e sangue.

Dentro a un guscio vuoto
il tempo si è fermato,
aridi solchi le labbra,
muti scogli nella deriva.
Dissolto il miraggio,
i gabbiani si alzano in volo.

Oscilla piano, lucente rosa del deserto
ora so che la speranza
è un'oasi dissetante e profumata,
dove riposare,
la sera.
Composta sabato 31 agosto 2013
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    Scritta da: mritath

    A Giovanni L.

    La notizia arrivò col riverbero dello sparo,
    tuono nelle nostre vite acerbe,
    e segnò per sempre il cuore di ognuno.

    Compagno di scuola
    inutile fardello di un giorno di Pasqua,
    respiro pesante e solitudine,
    sogni strappati come petali a terra.
    Il dopo, una corsa ad ostacoli,
    rimossa la sedia vuota,
    imparammo a convivere
    col silenzio dell'assenza,
    di una parola fraintesa,
    di un pensiero lontano che non muore,
    soffio leggero che non sa svanire.

    Ancora ti cerco
    fra domande abbandonate,
    ormeggi vuoti di un tempo ormai concluso,
    sussurro fra le mie parole,
    in preghiera, la sera.
    Potessi
    regalarti colori intensi come desideri,
    brillanti al sole,
    ti stringerei figlio mio,
    fino al mattino.
    Ti racconterei
    che ho rincontrato lo sguardo ferito,
    un freddo dicembre,
    disperazione e follia,
    una ragazzina in fuga, fragile.
    Tremava,
    con te l'ho raccolta e riscaldata
    rosa profumata,
    sbocciata fra le mie dita.
    Composta mercoledì 29 febbraio 2012
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      Scritta da: mritath

      Otto maggio

      Risplendi,
      immagine ingiallita
      nel tempo dilatato dalla memoria,
      antico quadro
      a trame profumate e leggere.
      Tu, che non hai mai detto
      perché non sei venuta,
      tu, che spolveri piano
      i ricordi allineati sul comò,
      tu che non hai più
      né risposte né domande da fare.

      Pelle luminosa di rosa
      sciogli le incertezze
      nell’abbraccio caldo del mattino
      dove l’azzurro dei tuoi occhi
      si accende al sole.
      A passo incerto ti aggrappi al braccio,
      ancora di una fragile imbarcazione in affanno,
      e sospiri,
      bambina ribelle di un tempo in cui
      dominavi la strada, da sola.

      Stanotte ti ho sognata
      e la tua voce, dolce,
      ha placato la mia angoscia.
      Composta martedì 31 luglio 2012
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