Il paese senza scarpe

Tante piccole case,
appena si entra,
la testa vien formandosi,
un po' arruffata,
tinteggiata di rosa
nelle guance,
un po' di ombretto verde,
i capelli sono grigi.
Via via il corpo si flette
dirigendo le sue membra
verso la discesa.
L'ampiapiazza gli fa da cintura.
Il suo cuore palpita
attraverso il vecchio campanile.
Le gambe scendono giù,
quasi radici
dell'antico borgo,
stanche, memori
di tanti ricordi.
In fondo... i suoi piedi
sono nudi.
È strtano...
Non ha le scarpe.
Un po' di tenerezza
mi prende
per quei vecchi piedi scalzi.
Le scarpe ormai
consumate dai secoli
sono rotte,
al loro posto macerie,
tegole cascanti,
ostinatamente aggrappate
alle pareti
di case cadute.
Ecco... mi piacerebbe
regalare a qusto vecchio
tenero corpo
un paio di scarpe nuove.
Maria Concetta Arcioni
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