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Scritta da: Manuela Mori

Ode alla Poesia

Sei tu che mi salvi,
dai numeri,
dai nomi,
dai calendari,
dalla vergogna
della parola degradata
a guscio vuoto,
di cicala scoppiata.

Dilati distanze con morti confini,
schiudi regni sottratti al tempo,
dove non son più Nome.
Ma d'albero scorza rugosa,
e sotto la terra sento
l'acqua che mi nutre,
e sopra lame di sole
attraversarmi i rami.
Sono l'erba delle praterie
e sento l'aria aprirmi in varchi.
Sono il vento infuocato del deserto
raffreddato nelle pietra Sfinge,
a sfidare l'oblio dei secoli
e il brulichio degli umani.
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    Scritta da: Manuela Mori

    Poesia del falò

    Nelle notti insonni
    accendo un falò.

    Invito a ospiti leggeri,
    piume di pensieri
    spolveranti ai ghiacci
    gli azzurri pennacchi.
    Esca da consumata prostituta,
    accovacciata ai bordi
    d'una strada muta,
    sempre pronta all'intesa
    se il pago è moneta
    di rustico amore.
    Falò corrispondenza
    ai lumi freddi dei migranti,
    anime spoglie erranti
    verso una terra promessa,
    mai mantenuta.
    Luce a muti interni d'uomo
    vissuti da fame nuda,
    fame di pane.
    Chiaro a stanze d'anime empìte
    dal sempre stesso senso
    di giornate inadempiute.

    Intorno solo ombre,
    e il mio falò si spenge.
    Composta martedì 12 gennaio 2010
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      Scritta da: Manuela Mori

      Altro non voglio

      Non so che farmene
      del rumore del mondo,
      delle sue parole cave,
      per me pietre di lenta lapidazione.
      Lasciatemi sola!
      Ignorante dei vestiti degli uomini.
      Superba di una sensibilità corrotta.
      Sapiente solo di patetica poesia.
      Una creatura piena di poesia
      bagnata di lacrime salate,
      che rotolano su ferite
      antiche come il Verbo.
      Lasciatemi sola.
      A scrivere scavando le pietre
      coi ginocchi piagati,
      a incidere i cuori più rossi
      traducendo il silenzio.
      Altro non voglio.
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