Scritta da: Poeta Operaio

La mia musa

Corpo molestato d'arpe e lingue bianche.
Corpo messo in palude nel lodo più obliquo.
Che fine ha fatto il cadavere della mia musa?

Nelle labbra le parole producono veleno.
Corpo infinito. Corpo di piscia. Corpo di capriccio
e trappole a ruminare nel catrame.
Tutti i pomeriggi il tuo corpo insiste
fino a strappare le narici,
ad essere muschio, gloria e tenebre.
Le tue mani stropicciano la crosta, la bocca di pietra.

Sono stufo di vedere camminare animali notturni.
Fra le mie dita un corpo chiuso
come lucchetti e candelabri per la tribù.
Nervi e muscoli di nitrato di potassio
marciscono fra gli abbracci.

Anche le statue hanno problemi.
Ai baci non si risponde con baci.
Tutti i pomeriggi,
nelle parole gonfiate di cicuta, il corpo ride.
Dove cazzo è la mia musa?
Luis Barreto
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    Scritta da: Poeta Operaio

    Bionda

    Uccellino furbo.
    Ave sconnessa dalla saliva.
    Il sorriso esplode focoso.
    Le perle nei denti s’aprono,
    come fossero due occhi blu.

    Ancora ti pulsano le vene.
    La perpetua bocca sorride,
    viola e delta,
    sulla complicazione dei nervi.

    Le spalle navigano con brezza propizia
    oppure disamore.
    Tutte le mani avide si prosciugano in circoli.
    Il tuo busto è una chitarra.

    Con te stessa ti sposi,
    amante della morte cercata.
    Rimasero più perfette, oh bionda, le idee
    e più nitidi i tuoi fianchi
    che non invecchiano.

    L’anima piccola e sobria,
    una casa dove si nascondono il gelsomino
    e margheritine.
    Avvelenata, adesso, per le iene,
    l’anima s’imbosca dentro una bottiglia.

    E,
    all’asta,
    terrai sempre buon prezzo.
    Luis Barreto
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