Scritta da: Silvana Stremiz

A spada tratta

Urlo nell'urlo che nasce dentro,
percuote ogni emozione
come il vento le foglie d'inverno,
di bianco vestita la neve si accasa
e giace sull'immoto,
con fare di nulla, come nulla fosse.
Trepida attesa sconvolge equilibri,
piace al tempo colmarmi d'ansia,
rendermi ogni minuto indigesto
e lento più di un fiume,
che placido taglia le valli fino al mare,
per poi confondersi, onda su onda,
nel suo umido abbraccio,
con fatica le braccia annaspano a galla
e l'abisso sembra più vicino quando l'onda ricade
e il cielo è nei miei occhi nel cavalcare l'onda,
al trotto, al galoppo, verso obiettivi mai sazi,
verso traguardi mai domi,
a spada tratta per infilzare al primo colpo il futuro
e urlare al mondo la vittoria del volere
e il gusto del riuscire. . .
Purché ogni cosa sia al suo posto.
Luigi Rosatone
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Odio la vita

    "Tenisse cent'lire? ",
    strascicando le parole da una bocca contorta,
    le palpebre socchiuse e lo sguardo spento,
    perso nel vuoto e nell'olezzo dei suoi stracci,
    nel sozzume del suo corpo,
    cotto dal sole e ferito dal dolore,
    dalle piaghe che la strada
    ogni giorno di più muta in solitaria morte.
    "Amico... tenisse cent'lire? ",
    lo sguardo basso e la mano tesa
    a chieder vendetta di una povertà mai voluta,
    sia d'animo che di monete,
    quando scrisse con l'ago "Odio la vita" su un muro
    e cominciò il non ritorno da dove forse mai partì.
    Luigi Rosatone
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      Quante storie in un Monèt
      Ma che cosa tu farai nelle notti solitarie,
      mille stelle luminarie,mille giochi,pochi guai.
      Quanti giorni alla stazione,
      quanti treni partiti senza te,
      quante storie in un Monèt,
      quanta grande immaginazione.
      Mille occhi indifferenti fissano il vuoto infinito,
      non te che sei sfinito di lacrime cadenti.
      La tua favola infinita si perde tra suoni lontani...
      il capo tra le mani...il segno di una ferita...
      e che cosa penserai nelle notti silenziose,
      solitarie più che mai...
      non più fiori,non più rose...
      Luigi Rosatone
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Servi dello Stato

        Servi dello Stato colati a fondo,
        uno ad uno nella nebbia dimenticati nel nulla,
        lungo corsie di sangue a sirene spiegate,
        occhi di lince e fiuto di volpe,
        ma la morte è regina di notte,
        profuma di spine,
        si diletta trasformista come primattore da palco,
        si acquatta silenziosa, si muove sinuosa,
        come un serpente assume i colori del suolo,
        a redini sciolte cavalca con furia gli strali assassini,
        guida le mani nel bagno di sangue
        e si accende gli occhi nel porre fine alla vita.
        Colati a fondo ma vivi,
        solo nel ricordo di pochi,
        sacrificio inutile di anonimi eroi
        tenuti a morire pur di salvare una vita,
        importante più della loro e di amici e parenti,
        soli nella marcia per difenderne il nome,
        la memoria e il ricordo,
        verso lo Stato che ha comprato il suo perdono
        per l'inerzia e la complicità negli anni di piombo.

        (Nel ventesimo anniversario del rapimento dell'onorevole Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse)
        Luigi Rosatone
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          Scritta da: Silvana Stremiz
          Olocausto

          Come si muore,
          quale preghiera rimane, quale forza nel cuore,
          quali ancora parole se non lamenti.
          Insieme e in fondo soli,
          come si muore,
          senza più ricordi, senza pelle e più ossa,
          ombra della propria ombra di notte e col sole.
          Calda la paura rende di fuoco l'aria
          e di sangue le lacrime, di ghiaccio il sudore.
          Come si muore a pochi passi dalla morte,
          come si muore in piedi e ginocchia a terra,
          con occhi randagi a cercare la fuga
          non dalle anguste mura
          ma dai cento altri sguardi,
          sbarrati nell'orrore dell'addio alla vita
          e spaccati dall'odio dell'odio
          come un sasso nel cuore.
          Mano nella mano col silenzio nelle parole
          e il lamento nel cuore,
          dal profondo si leva l'urlo
          sotto le docce infami e assassine
          che bagnano di morte le schiene e i nudi capi chini.
          Come si muore insieme, spalla a spalla,
          corpo contro corpo vomitante sudore,
          nudi nel freddo e vuoti, ormai vuoti,
          già morti nella vita, già nella vita oltre la morte.
          Tutto rimane,
          le braccia marchiate, le vite segnate,
          le lacrime a spasso coi ricordi,
          a torturare l'anima di chi ce l'ha fatta,
          il ricordo di chi non è tornato e mai più tornerà.
          Come la neve,
          polveri bruciate e ceneri come la neve,
          sputate fuori dalla fiamma carnefice,
          che gli occhi segnò di giorno e di notte,
          che mai tremò nel dare la morte,
          legando il dolore e le fiamme, la vita alla morte.
          Luigi Rosatone
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