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Scritta da: fiocchidineve
Giaccio triste, un po' confuso
pioggia fine sul mio corpo nudo,
noto con sguardo soffuso crisantemi giacenti,
in modo che io me ne penta
di scelte fatte in passato.
E adesso cosa vuoi che di te pensi?

Quando passai la sommità della porta,
dal fumo sul volto fui accolto.
Il pavimento cigolò.
Dagli occhi spostai il torbidume
e lo sguardo mio si posò nell'angolo del locale, seduta, il suo viso fatale,
mi avvicinai porgendogli un freddo boccale di birra, sedendomi
impacciata sorrise e
mentre lo afferrava
le nostre dita si toccarono, i nostri occhi si amarono.

Giaccio triste, un po' sorpreso
che il mio cuore non s'è arreso
a batter prova senza sangue
in modo che il ricordo non si estingue

a casa dal lavoro tornavo, col grembiule in dosso attendeva,
la valigia appoggiavo e in un mio bacio lei si perdeva.
A casa senza lavoro tornavo, la cravatta allentavo
e in ginocchio cadevo, cadere era facile
il mio viso tra i tuoi piedi e le calze di lacrime bagnavo
perché alla povertà non trovavo rimedi
sulla mia schiena il macigno del futuro porto
sulla mia schiena il macigno dei litigi nella coscienza porto
sulla mia schiena il macigno della violenza sulle mani porto.

Le mani lavai da cui brutti gesti allontanai
il cigolìo della porta alle mie spalle
pensai, è solo frutto della mia mente
ma nella realtà si apriva lentamente
una "benelli" mia moglie stringeva tra le mani
la libertà sfiorava con l'indice
un colpo sordo, un grido!
L'inferno nascermi dall'interno
giaccio triste, giustiziato perché è giusto,
perché è quel che ho meritato.
Composta domenica 25 ottobre 2015
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