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Scritta da: Suffro

Come Venere all'occhio pare

Diradatesi le plumbee nubi
e le tristi piogge,
sovvien l'azzurro cielo
a cangiar queste terre,
con i gomiti poggi a sorregger
la testa, il guardo spazia sereno
fin all'ultimo orizzonte,
ove il mar col ciel si fonde
ed uccel mi fingo,
sorvolando questa landa tinta
da mille cromi e scindo
mente da corpo e china
la testa all'immaginazione,
la carezza del vento cessa
quest'idillio, questa contemplazione,
come Venere all'occhio pare,
questo quadro senza tela,
in amor di essa cade
il mio cor che in sue memor si cela.
Composta martedì 1 marzo 2016
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    Scritta da: Suffro

    L'infanzia

    Rimembro ancor memorie
    di quel dolce tempo,
    sereno e scherno,
    con banal pene e vaste gioie,
    ed un pensier m'è giunto,
    che della fanciullezza
    il candor è il miglior punto,
    riparo dalla fredda brezza
    che l'anima t'avvolge nel divenir maturo,
    eremita in questa valle cruda,
    ove vi era un prato puro,
    e l'immaginazion illusa,
    che ragion di gaiezza furon,
    in quell'età ormai perduta.
    Composta mercoledì 2 marzo 2016
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