Poesie di Lorenzo Da Ponte
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Eternità d'Amore
Stanco e vinto dal sonno al manco lato
inerme entro il mio petto Amor giacea,
e il mio cor, che senz'armi il Dio vedea
l'ali gli tolse ond'avea il tergo ornato.
Sé stesso impenna, e lieve spirto alato
fuor dal natio soggiorno il volo ergea,
e per l'usato calle alla mia Dea
giunse e librossi in sul bel crine aurato.
Indi, quasi farfalla, intorno il foco
degli occhi mosse, ma l'intenso ardore
sciolse gli incauti vanni a poco a poco.
Così dentro il bel sen cadde il mio core;
ed ord sperano in van di cangiar loco
il cor senz'ali, e lo spennato Amore.
"Facciam" disser gli dèi, "facciamo un'opra
chi l'uguale laggiù non sia:
in lei la nostra possanza il mondo scopra;
quanto in cielo può darsi, a lei si sia."
L'alma più degna ch'un bel vel ricopra
scelsero allor Bellezza e Leggiadrira:
ecco Natura, ecco i celesti all'opra;
e chi uscì lor man? La donna mia.
Venere la beltà, Mercurio l'arte,
il senno Giove, e dier lor grazie a lei
Febo, Cintia, Giunon, Pallade e Marte.
Deh! perché Amor non fu tra gli altri dèi!
Che s'ei nel gran lavoro avea sua parte,
l'intero paradiso era in costei.