Poesie di Lidia Filippi
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2 novembre
Cala la sera di questo giorno mesto,
percorro sola il viale dalle bianche ghiaie
oggi calpesto.
Ricolmi di lacrime gli occhi
già persi nell'alone
delle luci fioche,
tremolanti fiammelle
di lumini accesi, in preghiera.
E l'aria gravida di ricordi, di pianto,
di mormorii sommessi.
fra gli odore di incenso e di cera
Il profumo dei crisantemi.
Chi giace nella nuda terra
accoglie il saluto
di noi che ancora vivi
a loro ripensando siam vicini.
Cupi i cipressi ai lati del cancello,
rammentando ancora
che senza l'amore
di noi rimane cenere soltanto,
bianca,
fra tumuli di terra scura.
A capo chino prego
e piegate sulla grigia pietra
a me si uniscono
oscillando al vento,
recline,
bagnate di bruma,
le rose di novembre.
Mani innamorate
Le tue mani vellutate
A sfiorare il mio volto
E a giocar delicate
Con i capelli miei
Leggere le sento cercare le mie
E silenziosamente cantare:
"Ti amo".
Guardando il cielo
Osserverò
Ai tramonti forme cangianti
Di dorate nubi
A salutare il giorno già passato
E lì su quei bagliori
Sopra i raggi dell'ultimo sole
Che filtrano i colori
Poserò pensieri
Quelli dei grandi amori
Della poesia e dell'arte
Per quei capolavori
Che solo può
Chi li ha creati
Di magici violini
E dell'arpe di un mondo fatato
Incantevoli suoni potrò udire
Finché il mio cuore ne sarà estasiato
E poi con meraviglia
Seguirò nel cielo
Delle notti serene
Avvolte nel cobalto velo
Sempre nuove
Scie di luccicanti stelle.
Per sempre
Cercami nel tuo cuore
le disse,
non ti lascerò mai
sarò con te per sempre,
e la salutò
con un lieve sorriso sulle labbra
stringendole una mano fra le sue.
Poi oltrepassò
la linea del tempo,
varcò la soglia degli spazi azzurri, infiniti
laddove la sofferenza
in gioia si tramuta
e non v'è più dolore alcuno
Lei ora è sola,
ha spento il suo sorriso
e trascina nei giorni
il vuoto di una grande assenza,
né la di lui promessa può bastare.
Prega e spera nell'approdo
al quieto porto
per ritrovar l'amore.
Per un bacio piccolissimo
Narra un'antica fiaba molto nota
di una principessa dolce dai capelli d'oro,
occhi di cielo, rossa la sua bocca.
Fu in una notte chiara con la luna piena
Mentre in riva allo stagno
intenta a intesser sogni la fanciulla stava
ammirando le stelle
ed ascoltava
gracidar le rane.
Ecco che tutt'a un tratto
un rospo impertinente
le saltò in grembo e spaventar la fece.
Un brutto rospo, viscida la pelle,
le zampe untuose, gli occhi suoi sporgenti
e dalla principessa, sulla bocca bavosa
desiderava un bacio, uno soltanto...
Schifata la ragazza lo voleva scacciare
ma il rospo impertinente
non se ne volle andare.
E allor la principessa
dimostrò il suo coraggio,
sebbene riluttante
quel bacio gli donò.
Si ruppe l'incantesimo
e il rospo più non c'era
accanto a lei seduto apparve
un giovanotto dall'aspetto fiero,
bello, capelli scuri
occhi di color notte
un principe straniero.
Egli ricambiò il bacio...
L'accompagno al castello
poi le divenne sposo,
le regalò l'anello
e da quel giorno insieme vissero felici,
fra uno stuolo di bimbi e tanti, tanti amici.