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Poesie di Leandro Mancino

Studente di Psicologia, nato sabato 23 settembre 1989 a Benevento (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Racconti.

Scritta da: Leandro Mancino

Il coraggio di guardare

Gira e rigira il dito nella ferita,
la piaga aperta che non si vuole far guarire,
si vuole solo dimenticare
per lasciare andare il tempo
che graffia e dà spintoni
ma almeno corre all'impazzata, sempre,
e questo rassicura.

Rassicura che ci sarà un domani, dopo questa notte,
e ci sarà un sorriso dopo questo pianto,
e riderò ancora e ancora fino a morire,
che i dolori e gli acciacchi si faranno sentire sempre un po',
ma qui si vive e si va avanti.

Ma se il sangue sarà perso
ed i miei sensi cadranno come queste foglie date al vento
ed io perderò l'equilibrio,
allora lì quando tutto sarà enorme e pieno di fatica
riuscirò a guardare quello che succede
e a trovare qualcosa con cui sfuggire,
ancora una volta,
dalla sconfitta?
Composta domenica 20 febbraio 2011
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    Scritta da: Leandro Mancino

    Il mio unico vanto

    Leggi le righe sulla mia pelle
    righe in nero come le sbarre di quelle celle
    della prigione più buia del mondo
    in cui c'è solo un cuore moribondo.

    Passa le dita sulla mia bocca
    ascolta la mia filastrocca
    fatti di sogni di bambino
    fatta da chi ti vuole vicino.

    Sospira guardando nei miei occhi
    come la neve scende in fiocchi
    così sarà il tuo amore
    scenderà piano senza timore.

    Non credere a quel che scrivo
    sai bene che non son vivo
    schiavo di questo mio aspettare invano
    servo di quel che è ancora lontano.

    Ma cerco ancora, nonostante tutto
    cerco sempre nonostante il lutto
    amore amore ti voglio qui accanto
    amore amore sarai il mio unico vanto.
    Composta domenica 26 settembre 2010
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      Scritta da: Leandro Mancino

      Il battito di cuore...

      Andarono via tutti e chiusero le luci,
      il dolore di un uomo si conta solo a luci spente, quando non c'è nessuno a guardare.
      Quando ogni lacrima è nascosta ed ogni lamento è muto.

      Suonava quel battito di cuore,
      singhiozzando come un vecchio rottame in salita, dolce come il sassofono che suona il dolore della vita.

      Si stringe le spalle con l mani grandi,
      quasi ingombranti nei gesti dolci.
      Sei un uomo, tu non devi abbracciare.
      Sei un uomo, tu non devi crollare.

      E poi i sogni ed i pensieri sporchi,
      il tremare di un corpo fiero.
      La montagna che lenta si sbriciola, franando parete dopo parete.

      Deve rimanere solo, un uomo, per abbandonarsi alle proprie debolezze.
      Lasciare che entrino le paure come entra dentro il silenzio devastante della notte.
      Composta mercoledì 1 settembre 2010
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