Scritta da: Silvana Stremiz

L’albero

Sono già mature le mele
sull'albero che Miss Coombes
ci ha lasciato.
L'albero è chino quasi fino a terra.
Non avevo capito fino ad ora
il loro peso freddo, né come
si accalcano a coppie sui rami,
gialle, rotonde come lanterne cinesi
lungo una strada addobbata.

È il crepuscolo, e stai tornando a casa.
Immagino la dinamo della tua bici
tesa come una spoletta tra le strade
che imbrunano, a illuminare
casa nostra mentre ora, nella via,
si accendono le luci – l'oro
delle lampadine nelle piccole serre,
i lingotti
di ingresso, la camera da letto, le scale.

Viviamo qui ora, e sebbene,
altrove, una ragazza si appoggi
al finestrino del treno, un dito
attorcigliato allo zaino zeppo
di tutto ciò che possiede –
questo ci basta. Siamo
le luci, le luci, le luci
che i treni superano nell'oscurità.
Kate Clanchy
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Viaggiare

    (alla maniera di Gösta Ågren)

    Se dovessi andare a Samarcanda
    magari troveresti Sherazade
    in mille riproduzioni,
    vestita di lustrini, come souvenir,
    e le cupole dorate di Al-al-Din
    ricoperte di segnali turistici sovietici
    e ossidate, su un cielo metallico.

    Ma restare è come partire.
    Da qui si stendono i campi
    dell'Oxfordshire
    già del colore di una sovrana d'oro.
    E quando il fieno è raccolto in balle
    che sembrano ruote, e l'occhio corre
    dai solchi scuri dei trattori all'orizzonte
    nudo dell'autunno,
    là brucerà là Samarcanda

    e Samarcanda, e Samarcanda.
    Kate Clanchy
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